“Accendiamo la pace, spegniamo ogni guerra” è una protesta silenziosa contro la guerra. Una protesta ed una richiesta che nasce dal clamore delle persone comuni per la situazione sempre più catastrofica dei conflitti in corso. Europa per la pace aveva da poco concluso la campagna “prendiamo la pace nelle nostre mani”, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone in diverse città italiane ed europee.




Nell’ultimo periodo stiamo assistendo ad una vera e propria epidemia di guerra e violenza che non sembra rallentare e che sta devastando la vita di milioni di persone.
Al di la delle interpretazioni geopolitiche che si possono e che si devono fare per comprendere meglio i conflitti, le persone comuni rimangono con una sensazione di impotenza verso una situazione su cui sembra sia impossibile agire.
Allora ci fermiamo ad un dibattito ideologico o politico (che spesso si riduce sola ad una sorta di litigio sui sociali network) oppure finiamo per accettare la situazione come “naturale”, pensando che non possiamo farci nulla. In tutti i casi ci sentiamo inermi e senza risposte di fronte all’orrore della situazione attuale.
La campagna “Accendiamo la pace, spegniamo ogni guerra” è un tentativo di far coincidere il proprio impegno sociale con il proprio bisogno individuale di dare una risposta a questa situazione sconcertante che ci tocca vivere. Non si tratta solo di un’azione esterna ma di un momento di meditazione e di presa di contatto con se stessi. Un breve momento di raccoglimento per fare in modo di non farsi vincere dallo scoraggiamento o dalla rabbia.
E magari questa azione di accendere simbolicamente una candela per la pace, possa diventare anche un momento di condivisione con i propri familiari, gli amici ed i vicini di casa. Perché la pace non è solo assenza di guerre, ma uno stato che si costruisce principalmente con se stessi e nella relazione con i nostri vicini.
Chiaramente questa campagna non si oppone in nessun modo a tutte le altre forme di protesta, che riteniamo assolutamente necessarie, come le manifestazioni in piazza o tutte le altre azioni di protesta o disobbedienza civile.
Vuole essere una spinta per mettere in contatto la propria dimensione personale con quella sociale.
Anche la proposta di postare la propria “luce per la pace” sui social è un modo di unire queste due dimensioni e di aiutare a costruire una comunicazione meno aggressiva e propositiva su questi temi.
Il dibattito che si crea attorno a questi temi, sembra a volte favorire più l’atteggiamento di divisione e conflitto piuttosto che quello di vera comunicazione e condivisione.
Dobbiamo fare lo sforzo cosciente di nutrire la speranza sul fatto che riusciremo a superare questa situazione complessa e che l’essere umano riuscirà a completare questo passo evolutivo senza finire per autodistruggersi.
