Al momento stai visualizzando Trieste. Denunciata una cittadina cinese per sfruttamento della prostituzione

Trieste. Denunciata una cittadina cinese per sfruttamento della prostituzione

  • Tempo di lettura:3 min di lettura
  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Cronaca
  • Commenti dell'articolo:0 commenti
Pubblicità

Trieste. Denunciata una cittadina cinese per sfruttamento della prostituzione con sequestro preventivo dell’immobile adibito a “centro massaggi”

Pubblicità

 

Nel rispetto dei diritti della persona indagata e della presunzione di innocenza, per quanto
risulta allo stato, salvo ulteriori approfondimenti e in attesa del giudizio, si comunica quanto
segue.


Durante la primavera, dopo un’attenta attività di monitoraggio su vari “centri massaggi”
gestiti da cittadini cinesi, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Trieste
Via Hermet hanno acquisito dei sospetti su un’attività, ubicata nel centro cittadino, in cui la
titolare, una 47enne di nazionalità cinese, sfruttava la propria dipendente connazionale,
inducendola ad esercitare attività di prostituzione. Le indagini, dirette dal P.M. dr. Federico
Frezza anche grazie al ricorso ad attività tecnica, permettevano di accertare la responsabilità
della donna.

Veniva, infatti, monitorato un flusso giornaliero di una ventina di clienti che, per ogni
prestazione sessuale, corrispondevano una somma variabile tra 80 e 120 euro.
La maîtresse, al fine di sviare eventuali indagini, aveva dato disposizione alla meretrice di
nascondere il denaro sotto un tappeto per prelevarlo in un momento differente, in modo tale
da non essere entrambe presenti nello stesso momento.

Pubblicità


Onde evitare il degenerare della situazione ed interrompere l’attività illecita, nei giorni
scorsi si procedeva a controllare e perquisire l’immobile utilizzato per il meretricio,
all’interno del quale veniva rinvenuta varia documentazione probatoria nonché parte del
denaro in contanti provento dell’attività illecita. L’esercente veniva quindi deferita in stato
di libertà per favoreggiamento della prostituzione mentre l’appartamento veniva sottoposto
a sequestro preventivo, poi convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari.
Occorre evidenziare la particolarità del fenomeno dello sfruttamento della
prostituzione, specie quello riguardante donne straniere. Infatti, sebbene pressoché quasi mai si registrino episodi di violenza brutale ed eclatante che possano portare alla luce il fenomeno, né vi siano mai casi di ribellione da parte delle donne soggiogate, in realtà la gestione dei centri massaggi cela fenomeni di grave sfruttamento delle donne che vi “lavorano”, alle quali vengono imposti turni pesantissimi (in genere dalle 9 alle 23, senza mai o quasi mai uscire, nemmeno pe consumare i pasti) e con corresponsione di compensi irrisori, che raramente superano il 20% dell’incasso.

Si tratta evidentemente di uno sfruttamento intollerabile in una società civile, caratterizzato
da vittime silenziose e invisibili; ovvero da soggetti fragili in quanto del tutto incapaci
(soprattutto per la scarsa conoscenza della lingua italiana, ma anche per paura degli
sfruttatori e per timore di ritorsioni verso i parenti) di far valere i propri diritti fondamentali.
Per tale motivo, per fare emergere tutto ciò è assolutamente indispensabile avviare indagini
di iniziativa, cosa che la Procura della Repubblica di Trieste sta facendo.


Solo così, adottando cioè un atteggiamento proattivo, possono emergere i delitti di
sfruttamento continuativo e professionale della prostituzione altrui e si può dare alle donne
soggiogate una possibilità di uscire dalla clandestinità. In caso contrario, se si adottasse,
cioè, un atteggiamento meramente passivo e “ricettivo” delle denunce delle donne sfruttate,
che non segnalano perché non hanno il coraggio e la forza di ribellarsi, delitti di questa
portata rimarrebbero nascosti ed impuniti (occorre ricordare che nei casi più gravi, non in
quello odierno, arrivano fino alla schiavitù).

Si puntualizza che il procedimento penale nei confronti dell’indagato è ancora in nella fase
delle indagini preliminari, che la sua responsabilità effettiva sarà vagliata nel corso del
successivo processo e che non sono fornite le generalità dell’indagato né elementi per la sua
identificazione.

Lascia un commento