Pordenone si prepara a vestirsi da Capitale. In questi giorni si è tenuto un incontro operativo tra gli uffici cultura del Comune e lo studio Migliore+Servetto, il team creativo incaricato di progettare l’allestimento urbano della città: un sistema integrato di comunicazione visiva che renderà immediatamente percepibile, a residenti e visitatori, il valore culturale riconosciuto a livello nazionale a Pordenone.
L’obiettivo è rendere concreta e visibile l’identità di Pordenone come Capitale italiana della Cultura, ha sottolineato l’Assessore alla Cultura, descrivendo questo intervento come un tassello fondamentale della strategia di promozione del territorio. Chiunque arrivi in città — che scenda dal treno, percorra il centro storico o attraversi uno dei suoi ingressi principali — dovrà sentire di trovarsi in un luogo speciale.
Il percorso è già tracciato. Entro la primavera 2026 sarà presentato il concept di progetto: la visione d’insieme che definirà l’identità visiva della città e l’abaco degli interventi previsti, ovvero il catalogo completo delle installazioni che trasformeranno lo spazio urbano. Nella seconda parte dell’anno il concept verrà sviluppato e messo a terra con la direzione artistica di Migliore+Servetto e cominceranno a essere visibili i primi elementi. L’obiettivo è che entro la fine del 2026 Pordenone abbia già la maggior parte delle installazioni pronte.
Una giornata intera è stata dedicata ai sopralluoghi: il centro storico, i punti di ingresso alla città, la stazione dei treni e quella delle corriere. Un giro necessario per capire dove e come intervenire, perché la vestizione della città non nasce a tavolino ma dalla sua osservazione diretta.
Il progetto lavorerà su due livelli paralleli e complementari: da un lato i contenuti, la narrazione partirà dall’identità profonda di Pordenone, dai suoi valori, dalle sue anime — quella imprenditoriale e quella culturale — per costruire un racconto autentico e riconoscibile. Dall’altro i materiali restituiranno un attento lavoro di ricerca e approfondimento sul territorio in sinergia con le realtà locali. Vestire la città in modo contemporaneo, dunque, ma con radici ben piantate nella sua tradizione produttiva e culturale.
Grande attenzione è stata posta al tema dell’accessibilità, nella convinzione che una comunicazione pubblica debba davvero parlare a tutti: l’inclusività non sarà un’aggiunta, ma un principio fondante dell’intero sistema.
A guidare questo lavoro è Migliore+Servetto, studio di progettazione con sede a Milano che vanta una competenza riconosciuta a livello internazionale nella progettazione di spazi narrativi. e archigrafia urbana, ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui tre Compassi d’Oro, tredici Red Dot Design Award e 2 German Design Award. Portano la loro firma interventi per alcune delle principali destinazioni culturali in Italia e all’estero, tra cui il Museo Egizio di Torino, l’ADI Design Museum, lo Chopin Museum di Varsavia, il Museo di Schengen in Lussemburgo.
Nella visione di Migliore+Servetto, che incrocia ricerca e innovazione sia a livello accademico sia professionale, l’allestimento urbano è strumento di legacy e innovazione sociale. Esempio cardine è Look of the City per i Giochi Olimpici Invernali – Torino 2006 (premio Compasso d’Oro 2008, con Italo Lupi): un sistema di 250 installazioni che ha ridisegnato il volto della città. Lo Studio ha firmato inoltre il progetto del Blue Line Park a Busan, in Corea del Sud, ed è attualmente impegnato nella costruzione della nuova sede della Joshibi University of Art and Design di Tokyo, che si configura come un nuovo hub culturale di incontro tra università e città, aperto al pubblico.


