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CO2 SOTTO LA TERRA DEL DELTA. TRA INDUSTRIA E PATRIMONIO DOP

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Il 30 gennaio 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza
Energetica (MASE) ha sancito, con il provvedimento DM_2026-0000039, la conclusione positiva
della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le condotte dedicate alla cattura e allo
stoccaggio della CO2 (CCS), un progetto che dovrebbe realizzarsi tra Ferrara e Ravenna. È il via
libera a un’infrastruttura mastodontica concepita per de-carbonizzare i distretti industriali, ma che
solleva interrogativi pesanti sulla sicurezza geologica e sulla tenuta di un ecosistema agricolo unico
al mondo. La preoccupazione per i rischi geologici e sismici derivanti dall’iniezione di anidride
carbonica nei giacimenti sottomarini esauriti dell’Adriatico e per l’impatto delle nuove condotte
sotterranee su terreni agricoli tutelati da marchi DOP e DOC e riconosciuti dall’UNESCO ha spinto
Marco Mastacchi, consigliere regionale di Rete Civica, a indirizzare un’interrogazione alla Giunta
per chiedere maggiore trasparenza pubblica sui dati tecnici e l’istituzione di un tavolo
permanente che coinvolga comuni, consorzi agricoli e cittadini per chiarire i vincoli reali e le
misure di salvaguardia previste.

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Si sta parlando del progetto “Ravenna CCS”, coordinato da Eni e Snam Rete Gas. Se la fase pilota a
Porto Corsini Mare Ovest prevedeva lo stoccaggio di appena 25.000 tonnellate annue di anidride
carbonica, l’obiettivo per il 2030 punta all’impressionante cifra di 16 milioni di tonnellate annue.
Per sostenere questo volume, il piano prevede la realizzazione di circa 75 km di nuove pipeline,
complete di stazioni di lancio e ricevimento PIG, allacciamenti e impianti di linea. Nonostante il
parere favorevole espresso da ARPAE, l’entità del salto volumetrico trasforma l’Emilia-Romagna
nel principale hub europeo per il sequestro geologico della CO2, con un impatto infrastrutturale
che impone una riflessione profonda sulla trasformazione del territorio. Il tracciato del gasdotto
non attraversa terre marginali, ma il cuore pulsante dell’economia rurale ferrarese. I comuni
coinvolti — Ferrara, Voghiera, Portomaggiore e Argenta — ospitano produzioni che sono il vessillo
del “Made in Italy”. A Ferrara, l’infrastruttura lambisce le aree agricole a est del Parco Urbano,
spingendosi verso Baura, per poi insistere direttamente sulle zone dell’Aglio di Voghiera DOP e sui
vigneti del Bosco Eliceo DOC. Le preoccupazioni riguardano i vincoli di servitù e le limitazioni che
una pipeline di CO2 potrebbe imporre in un territorio già fragile. Come evidenziato da Mastacchi
nel suo atto ispettivo: “Le aziende agricole dei territori coinvolti necessitano di conoscere nel
dettaglio i vincoli e le limitazioni imposti dal gasdotto… anche in relazione alle ricadute sul
comparto turistico ed enogastronomico, in un territorio riconosciuto come Patrimonio UNESCO e
legato alla ‘Cucina Italiana’.” Le incertezze riguardano anche il sottosuolo. Lo stoccaggio offshore
nell’area di Ravenna avviene in un contesto tettonico complesso, caratterizzato da fondali bassi e
dinamiche geostrutturali che la comunità scientifica sta ancora analizzando. Un punto critico
riguarda la cosiddetta “area trappola” individuata nei pressi di Ferrara, un termine che nel gergo
tecnico-scientifico richiama la necessità di garanzie assolute sulla tenuta dei giacimenti.
Nonostante il via libera ministeriale, ampie porzioni del progetto restano avvolte in un “cono
d’ombra” documentale. Ad oggi, manca un quadro chiaro del bilancio complessivo delle emissioni
dei soggetti coinvolti. Se il termovalorizzatore Hera di via Diana dovrebbe immettere circa 64.000
tonnellate annue, non sono ancora pubblici i dettagli progettuali relativi ad altri attori industriali
chiave come Yara e il Polo Chimico di Ferrara, e rimane una variabile difficile da prevedere su
scale temporali estese anche il costo complessivo di cattura e stoccaggio. Carente anche la
documentazione sul collegamento con il gasdotto Venezia-Ferrara e l’analisi degli impatti nel Piano
Urbanistico Generale (PUG) di Ferrara. Su tutto ciò chiede di far luce l’atto ispettivo.

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