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GENOVA: LA SINDACA SALIS AD ANSALDO «CHI METTE IN DISCUSSIONE L’ANTIFASCISMO METTE IN DISCUSSIONE LA NOSTRA IDENTITA’»

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«Parlare qui, tra queste mura che profumano di ferro, di ingegno e di fatica, non è come farlo in una piazza qualsiasi. Perché la nostra Liberazione non è passata solo per le battaglie tra i monti o per i caruggi del centro, la Liberazione di Genova è passata da qui. È passata attraverso i cancelli di queste fabbriche, dove il rumore delle macchine diventava, quando necessario, il silenzio assordante dello sciopero e della sfida al nazifascismo. La Resistenza è passata attraverso la disobbedienza quotidiana di chi rischiava il lavoro, la libertà, la vita e ha messo a dura prova i piani orribili e schifosi dei nazifascisti».

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Lo ha detto la sindaca di Genova, Silvia Salis, intervenendo nello stabilimento di Ansaldo Energia alla cerimonia per l’81º anniversario della Liberazione.

«Non c’è un eccidio dove non ci sia stato un tributo di sangue di lavoratrici e lavoratori – ha proseguito Salis – in Ansaldo, ogni categoria ha pagato con la vita, dall’allievo operaio all’alto dirigente: 82 morti. Senza contare gli oltre 1.500 operai genovesi che vennero strappati alle loro famiglie e deportati a Mauthausen. Uomini e donne che indossavano ogni giorno i fieri abiti degli operai che indossate ancora oggi ed entravano in fabbrica per produrre. I partigiani in montagna e gli operai ai torni sono stati due braccia dello stesso corpo. Uomini e donne che hanno salvato il pane di chi sarebbe venuto dopo, hanno salvato il futuro di Genova: hanno avuto un ruolo fondamentale per resistere in quel momento e per costruire un’Italia libera dopo il fascismo».

La sindaca si è poi rivolta alle studentesse e agli studenti presenti alla cerimonia: «È qui che la storia si fa presente, non è qualcosa da leggere solo sui libri o sulle lapidi, oggi la Resistenza è difendere il salario, il lavoro. Questa è la Resistenza che possiamo fare oggi e questa è la Resistenza che possono fare lavoratrici e lavoratori sostenuti da aziende lungimiranti e da amministrazioni che sanno quanto sia fondamentale avere una classe lavoratrice ben pagata e sicura del proprio posto di lavoro».

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«Difendere queste fabbriche oggi è un atto di patriottismo civile, come lo fu nascondere le armi tra i torni ottant’anni fa – ha concluso la sindaca – sono battaglie che hanno una radice comune: la dignità umana non è negoziabile in nessun modo. E credo, per questo, che il 25 Aprile sia un momento nel quale si capisce come l’umanità abbia potuto scegliere da che parte stare. Anche oggi, tra noi possiamo avere visioni diverse sul futuro della città o sulle strategie industriali. È la democrazia. Ma c’è un terreno comune, un ‘credo’ laico che non può essere messo in discussione: le radici della nostra convivenza affondano in quei valori di giustizia sociale e libertà che sono nati proprio qui, tra la polvere e le scintille delle fabbriche. Chi mette in discussione l’antifascismo, chi pensa che sia divisivo, mette in discussione l’identità stessa di Genova e della Repubblica. La libertà non è un regalo della storia, ma si difende e si conquista ogni giorno. Grazie per quello che fate, grazie per come custodite la memoria, e grazie perché, con il vostro lavoro, continuate a rendere Genova una città libera, orgogliosa e fiera delle sue radici e della sua storia operaia. Viva l’Ansaldo, viva il lavoro, viva Genova, viva la Resistenza».

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