In un territorio dove il biodistretto Parma Bio Valley rappresenta già oggi un’esperienza concreta di integrazione tra agricoltura, comunità e sviluppo locale, il tema del biologico non è una prospettiva astratta, ma una direttrice già in atto.

È in questo contesto che si è inserito il confronto ospitato al Caseificio sociale Il Battistero, che ha visto la partecipazione del sottosegretario al Masaf on. Luigi D’Eramo e del presidente di ISMEA Livio Proietti, insieme a istituzioni, associazioni di categoria e operatori del settore, per oltre due ore e mezzo di approfondimento su ricambio generazionale, filiere e competitività. Sala gremita e pubblico anche in piedi, a conferma dell’attenzione del territorio su un comparto strategico.

“Il biologico italiano rappresenta oggi un asset strategico per il nostro sistema agroalimentare e un elemento distintivo della nostra competitività – ha sottolineato Luigi D’Eramo, sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste –. L’Italia è tra i Paesi leader in Europa, con una superficie agricola biologica superiore alla media comunitaria e con una crescita costante sia nei consumi sia nell’export. Questo risultato è il frutto del lavoro delle imprese agricole, ma anche della qualità dei nostri sistemi di certificazione e tracciabilità”.
“Per rafforzare questo percorso – ha proseguito D’Eramo – abbiamo messo in campo strumenti concreti: dal piano di azione nazionale per il biologico ai finanziamenti per le filiere e per i distretti, fino all’introduzione ormai imminente del marchio biologico italiano, che consentirà di rendere ancora più riconoscibili le produzioni interamente realizzate nel nostro Paese. Accanto alla produzione, è fondamentale investire nella promozione e nella capacità di raccontare il valore dei nostri prodotti e dei nostri territori”.
“Le sfide restano rilevanti – ha aggiunto – a partire dalla competitività, dalle infrastrutture e dagli effetti dei cambiamenti climatici, e richiedono un confronto continuo con il mondo produttivo e con i territori”.
La deputata Laura Cavandoli, capogruppo della Lega in Commissione Agricoltura alla Camera, ha quindi sottolineato il ruolo dell’azione parlamentare: “La tutela delle filiere e delle produzioni italiane richiede strumenti normativi efficaci e un impegno costante. È necessario contrastare la concorrenza sleale e continuare a investire su innovazione, competitività e semplificazione, per dare risposte concrete al comparto agricolo”.
Nel corso del confronto, Livio Proietti, presidente di ISMEA, ha poi richiamato l’attenzione sulle condizioni di accesso al settore: “Gli strumenti per favorire l’ingresso in agricoltura esistono, ma devono essere accompagnati da percorsi solidi. Non basta dire che si può partire: servono progettualità concrete, verifiche puntuali e un supporto adeguato. Il tema dell’accesso resta centrale e va affrontato con una visione di lungo periodo”.
Un confronto utile e concreto che ha preso avvio dai nodi strutturali emersi nel primo panel, dedicato alla valorizzazione dei territori attraverso l’agroalimentare.
“Il nostro sistema è in grado di sviluppare le eccellenze e competere sui mercati – ha spiegato Filippo Arfini, professore di Economia agraria all’Università di Parma – ma presenta rigidità che rendono complesso l’ingresso dei giovani. Le barriere sono elevate e il livello di incertezza rappresenta uno dei principali ostacoli. Senza regole chiare e una visione definita, il rischio è quello di restringere progressivamente l’accesso al settore”.
Sul fronte della tutela delle produzioni, Luca Cotti, presidente di Coldiretti regionale e di Parma, ha evidenziato la necessità di condizioni eque: “Non si tratta di chiudere i mercati, ma di garantire reciprocità. Non possiamo continuare a importare prodotti che non rispettano le nostre regole e ritrovarli poi commercializzati come italiani. La revisione del codice doganale è fondamentale per tutelare il Made in Italy e garantire trasparenza”.
Il presidente di Confagricoltura Parma, Roberto Gelfi, ha posto l’accento sulle trasformazioni in corso: “Innovazione, specializzazione e ingresso di capitali stanno cambiando il settore. Sono dinamiche che possono rafforzarlo, ma che devono essere governate per mantenere il legame con il territorio e garantire equilibrio tra imprese strutturate e realtà più piccole”.
Nicola Gessati, presidente di CIA Parma, ha richiamato il tema della sostenibilità economica: “La qualità delle produzioni è sempre più riconosciuta, ma resta il nodo del potere d’acquisto dei consumatori. Il rischio è avere prodotti eccellenti con un costo di produzione che li rende non accessibili. In questo quadro, export e turismo rappresentano leve fondamentali per sostenere il sistema”.
Le conclusioni sono state affidate al senatore Giorgio Maria Bergesio, responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura della Lega: “Il ricambio generazionale rappresenta una priorità strategica. Occorre creare condizioni favorevoli all’ingresso dei giovani, riducendo gli ostacoli burocratici e rafforzando gli strumenti di sostegno. Allo stesso tempo è fondamentale difendere le nostre filiere e valorizzare il lavoro degli agricoltori, riconoscendo all’agricoltura un ruolo centrale nello sviluppo del Paese”.
Il convegno, promosso dalla Lega, ha visto la partecipazione di diversi esponenti del Carroccio – tra cui Patrizia Caselli, segretario provinciale della Lega di Parma, Matteo Rancan, segretario regionale della Lega Emilia, Emiliano Occhi, commissario della Lega per le Valli Taro e Ceno, e Tommaso Fiazza, consigliere regionale dell’Emilia-Romagna, e la presenza di numerosi sindaci e amministratori del territorio.



