Il caso di Giovanni Iannelli scuote ancora le anime inquiete per un argomento legato alla sicurezza dei ciclisti e sopratutto di chi fa agonismo. Nel 2019 la tragica fine del ciclista pratese, un impatto mortale su due colonne di cemento a Molino dei Torti, indagini frettolose e mal gestite forse volutamente, forse no. Un padre Carlo Iannelli avvocato ed ex Direttore di gare, che si imbatte in una giustizia sorda e a volte meschina. La Federazione che di suo secondo Carlo Iannelli nasconde la verità con non si vuole far emergere.
Giovanni a 144 metri dal termine della gara di Molino dei Torti, esce dalla sede stradale, li dove secondo regolameto UCI avrebbero dovuto esserci delle transenne, invece a 70 km/h il giovane ciclista impatta su collonne di cemento.
Molti si sono occupati della vicenda e oggi più che allora si grida alla verità. C’è però l’aspetto della memoria da tenere viva, come la verità. Giovanni viene ricordato dai suoi cittadini con una pedalata tra appassionati e anche il papà Carlo ha pedalato con loro.

“OGGI ABBIAMO PEDALATO CON GIOVANNI E, COME OGNI ANNO, NON È STATA SOLO UNA PEDALATA: È STATO UN MESSAGGIO.
PAGINA SOCIAL “GIUSTIZIA PER GIOVANNI”
LA SICUREZZA IN GARA NON È UN FAVORE, È UN DIRITTO PERCHÈ NESSUN ATLETA DOVREBBE PERDERE LA VITA MENTRE PRATICA LA PROPRIA PASSIONE.
NON CI SIAMO ACCONTENTATI FINORA E MAI CI ACCONTENTEREMO DEL SILENZIO.
NON SMETTEREMO DI CHIEDERE VERITÀ E GIUSTIZIA.
PERCHÉ RICORDARE SIGNIFICA ANCHE PRETENDERE RESPONSABILITÀ E PERCHÉ SOLO DALLA VERITÀ PUÒ NASCERE IL CAMBIAMENTO.
FINCHÉ NON CI SARANNO RISPOSTE, CONTINUEREMO A FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE, FIANCO A FIANCO”





