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Title: ICE Arrests at New York Court Credit: © Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald Caption: ​​“Please understand we are coming here for a better opportunity, not just for ourselves, but for our children,” said Cocha, after her husband, Luis, was detained by ICE agents following an immigration court hearing at the Jacob K. Javits Federal Building. Luis, an Ecuadorian migrant whom his family says has no criminal record, served as the household’s sole provider. This photograph, taken inside one of the few US federal buildings where photographers were granted access, captures a harrowing moment: a family separated by the state. What Carol Guzy has documented is not an isolated instance, but a policy indiscriminately applied to people who arrive for hearings in good faith. Cocha and their three children – ages seven, 13, and 15 – were left inconsolable, facing immediate financial hardship and profound emotional trauma. In a democracy, the camera’s presence in that hallway is an essential witness to a policy that has turned courthouses into sites of shattered lives. Story: In 2025, shifts in US immigration policy transformed courthouses into focal points for mass deportation efforts by US Immigration and Customs Enforcement (ICE). Masked ICE agents detained undocumented migrants immediately following their hearings, often leading to deeply traumatic family separations. These aggressive tactics, coupled with severely overcrowded and unsanitary conditions at the 10th-floor holding facility in the Jacob K. Javits Federal Building in New York, prompted fierce public protests, class-action lawsuits, and the arrest of local elected officials demanding accountability.

Palazzo Ducale ospita la World Press Photo Exhibition 2026: a Genova i migliori scatti del fotogiornalismo mondiale

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Torna a Genova la World Press Photo Exhibition, prestigiosa manifestazione internazionale
che premia ogni anno i migliori scatti del fotogiornalismo e della fotografia documentaria realizzati
nell’anno precedente. La mostra, destinata a oltre 60 città nel mondo, a Genova è visitabile nella
Loggia degli Abati di Palazzo Ducale dal 25 settembre (apertura al pubblico dalle ore 16) all’8
dicembre 2026. È organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation
di Amsterdam, in collaborazione con Fondazione Palazzo Ducale Genova. Comprende circa 140
immagini che rappresentano le migliori proposte tra le 57.376 fotografie presentate da 3.747
fotografi provenienti da 141 Paesi.

«Dopo il grande successo dello scorso anno – dichiara il direttore di CIME Vito Cramarossa –
siamo particolarmente felici di tornare a Genova con la World Press Photo Exhibition e di
rinnovare la collaborazione con Palazzo Ducale, un partner prezioso con cui condividiamo
l’impegno nel promuovere la cultura fotografica e il fotogiornalismo. Questa nuova edizione sarà
ospitata ancora una volta nella Loggia degli Abati, ma per un periodo più lungo, durante la
stagione autunnale. Una scelta che ci consentirà di raggiungere un pubblico ancora più ampio e
di coinvolgere le scuole, avvicinando gli studenti ai grandi temi del nostro tempo attraverso la
forza delle immagini e del fotogiornalismo».


«È con grande piacere – dichiara la presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura,
Sara Armella – che apriamo le porte a una delle più importanti manifestazioni internazionali
dedicate al fotogiornalismo. Palazzo Ducale vuole essere un luogo in cui Genova incontra il
mondo e questa mostra interpreta pienamente questa vocazione. Le circa 140 fotografie esposte,
selezionate tra scatti provenienti da 141 Paesi, raccontano guerre, emergenze umanitarie e
questioni sociali, ma anche dignità, resilienza e cambiamento. È proprio questa la forza del World
Press Photo: la capacità delle immagini di avvicinarci a realtà spesso lontane, aiutandoci a
comprenderle e a guardare oltre ciò che già conosciamo. È anche questo, a nostro avviso, il ruolo
della cultura, che a Palazzo Ducale consideriamo una priorità. Ringrazio CIME, la World Press
Photo Foundation e tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa straordinaria
mostra».


Le fotografie selezionate sono state pubblicate dalle principali testate internazionali, tra cui
Miami Herald, The New York Times, Le Monde, National Geographic Society, El País, Die Zeit,
le agenzie France Presse, Associated Presse, Reuters. Sono le migliori fotografie candidate alla
69a edizione del Concorso, valutate da una giuria indipendente, presieduta da Kira Pollack,
ricercatrice presso lo Shorenstein Center di Harvard, dove si occupa di innovazione negli archivi
attraverso le tecnologie emergenti, dopo avere lavorato per Time, Vanity Fair e The New York
Times Magazine. Nell’insieme, le immagini premiate offrono uno sguardo potente sul nostro
tempo, raccontano la complessità del mondo contemporaneo, segnato da fratture e urgenze, ma
anche da una resilienza profonda. «Il fotogiornalismo – ha dichiarato Kira Pollack – non è mai
stato un lavoro facile. Non è mai stato redditizio, né sicuro, né garantito. Eppure i fotografi partono.
Vanno nei tribunali e nelle zone di conflitto, negli angoli più silenziosi del mondo, dove la storia si
sta scrivendo senza testimoni. Lo fanno perché credono che vedere sia importante. Che le prove
contino».

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Il World Press Photo sostiene la libertà di stampa, supporta i fotografi e diffonde
l’alfabetizzazione visiva, incoraggiando tutti gli spettatori a guardare più a fondo, superare gli
stereotipi e trovare nuovi punti di vista.

A vincere il titolo di World Press Photo dell’anno 2026 è la statunitense Carol Guzy con
“Separati dall’ICE”, pubblicata dal Miami Herald, premiato nella categoria Storie per la regione
Nord e Centro America. L’immagine è stata scattata all’interno di uno dei pochi edifici federali
statunitensi dove è stato consentito l’accesso ai fotografi e cattura un momento straziante. La
disperazione delle figlie di fronte all’arresto del padre Luis da parte dell’ICE – Immigration and
Customs Enforcement, dopo un’udienza del tribunale per l’immigrazione presso il Jacob K. Javits
Federal Building, a New York, il 26 agosto 2025. È un migrante ecuadoriano che, secondo la sua
famiglia, non ha precedenti penali ed è l’unico sostentamento della famiglia, composta da sua
moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni). «Questo premio – ha dichiarato
Carol Guzy – mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo. Siamo testimoni della
sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza che trascende
l’avversità, mi ha toccato profondamente. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine
fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E questo premio appartiene certamente
a loro, non a me».


«Questa immagine – ha commentato la direttrice esecutiva del World Press Photo Joumana El
Zein Khoury – mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito
per la giustizia. È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito
alle politiche di riforma degli Stati Uniti. In una democrazia, la presenza della macchina fotografica
in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i
tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo
indipendente».


Accanto alla vincitrice, sono stati selezionati due finalisti, che introducono altri due temi centrali
del nostro tempo: Gaza e la violenza sulle donne. Il palestinese Saber Nuraldin per EPA Images
il 27 luglio 2025 ha scattato la foto “Emergenza umanitaria a Gaza”: i palestinesi si arrampicano
su un camion di aiuti umanitari che entra nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, nel
tentativo di procurarsi farina, durante quella che l’esercito israeliano ha definito una “sospensione
tattica” delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti umanitari. Victor J. Blue ha vinto
con “I processi delle donne Achi”, pubblicata da The New York Times Magazine. Ritrae Doña
Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti, detenuta e aggredita per 25 giorni nel 1983. È
insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala il 30 maggio 2025. Quel
pomeriggio, tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di
carcere per stupro e crimini contro l’umanità.

Il World Press Photo nasce nel 1955 per iniziativa di un gruppo di fotografi olandesi che
organizza il primo Concorso per presentare il loro lavoro a un pubblico mondiale. Nel 1972
l’esibizione annuale che coinvolge i vincitori del World Press Photo inizia il suo tour fuori
dall’Olanda. La World Press Photo Exhibition non è solo un concorso fotografico, ma una celebrazione delle storie che queste immagini riescono a raccontare, superando confini culturali e linguistici.

La World Press Photo Foundation è un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro,
con sede ad Amsterdam, che si dedica a sostenere il fotogiornalismo e la fotografia
documentaristica di alta qualità. L’obiettivo della fondazione è promuovere un’informazione visiva
libera e accessibile, capace di offrire una comprensione più profonda del mondo contemporaneo
attraverso lo sguardo dei migliori fotografi al mondo.
La foto simbolo della World Press Photo Exhibition 2026 mostra una ragazza intenta a domare
un cavallo imbizzarrito. È Ghita Jhiata, ritratta dalla fotografa da Chantal Pinzi, per testimoniare
come le farīsāt (Amazzoni marocchine) stiano rompendo la tradizione che per secoli ha vietato
alle donne questa attività, riscrivendola dall’interno. In Marocco la “Tbourida” è la spettacolare
tradizione equestre riconosciuta dall’UNESCO, che si svolge da oltre cinque secoli con spari di
fucili al galoppo. Grazie alla riforma del codice della famiglia nel 2004 quel che è nato secondo
un codice maschile oggi vive una metamorfosi significativa. Cavalli berberi e arabi galoppano
insieme, fianco a fianco, per duecento metri in perfetta sincronia. Nei loro abiti tradizionali i
cavalieri li guidano fino all’ultimo istante, quando i moschetti si alzano e sparano all’unisono un
colpo verso il cielo. Questa è la Tbourida, una cavalcata spettacolare della tradizione marocchina,
una cerimonia secolare riservata quasi esclusivamente agli uomini, fino a oggi.

ORARI
Da domenica a venerdì ore 10 – 19
Sabato ore 10 – 20
La biglietteria chiude 30 minuti prima
BIGLIETTI

  • Intero 12 euro.
  • Ridotto 10 euro. La riduzione è valida per: gruppi da 10 a 20 persone, docenti scolastici di
    ruolo o con contratto a termine, giornalisti e pubblicisti iscritti all’albo in visita personale,
    guide turistiche abilitate in visita personale, dipendenti Iren con accompagnatore, Amici di
    Palazzo Ducale e dei Musei Liguri, over 65
  • Ridotto Palazzo Ducale Card 8 euro
  • Ridotto under 27 (dai 19 ai 26 anni compiuti) 8 euro
  • Ridotto under 18 (fino a 17 anni compiuti) 4 euro
  • Gruppi scuole primarie e secondarie 4 euro
  • Hanno diritto all’omaggio: bambini fino a 5 anni compiuti, accompagnatore di persona con
    disabilità (in caso di disabilità superiore al 67% o per minori con disabilità), accompagnatore
    scolastico (1 ogni 10 studenti) e alunni che presentino necessità in visita scolastica, guide
    turistiche accompagnatrici in gruppo (minimo 6 persone), giornalisti accreditati*
  • Catalogo 32 euro

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