VENEZIA: Un’isola all’avanguadia nella Laguna veneta

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Ben ritrovati nella rubrica “In viaggio con Mattia”! Oggi vi porto alla scoperta di un luogo davvero incredibile, ricco di storia e di fascino: l’ Isola del Lazzaretto Nuovo.

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PREMESSA

Nel territorio lagunare di Venezia si contano numerose isole di importanza storica, un tempo sedi di ospedali, conventi o semplicemente comunità di pescatori e mercanti, che erano collegate con il centro veneziano dai canali navigabili della laguna, costituendo così una fitta rete di vie commerciali.

Per una serie di ragioni storiche come, ad esempio, le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi nei primi dell’ Ottocento, le servitù militari e le conseguenti dismissioni, queste isole si trovano oggi in uno stato di completo abbandono. Quella del Lazzaretto Nuovo però, è una delle poche isole minori che ha avuto un destino favorevole.

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Dopo la dismissione nel 1975 da parte del Ministero della Difesa, ha visto inizialmente alcuni anni di abbandono nel corso dei quali sono avvenute importanti azioni vandaliche. L’intervento di un’associazione di volontari, l’Ekos Club, ricevuta in concessione l’isola verso la fine degli anni ‘ 70, ha saputo però interrompere questo processo garantendo la vigilanza dell’imponente patrimonio storico-artistico presente e favorendo un progetto di recupero. A metà degli anni ‘ 80 il progetto no profit ” Per la rinascita di un’isola” ha trovato un sostegno fondamentale nell’intervento del Ministero per i Beni e le Attività culturali tramite la Soprintendenza di Venezia che ha imposto il vincolo sull’area e avviato importanti restauri. L’Ekos Club dal 1988 è affiancata dall’Archeoclub d’Italia (sede di Venezia) che promuove il sito organizzando campi archeologici estivi e workshop, collaborando con università nazionali e internazionali.

ACCENNI STORICI

Situata all’ingresso della laguna, a circa 3 km a Nord-Est di Venezia, l’isola fin dall’antichità ha avuto probabilmente un ruolo di importanza strategica a controllo delle vie acquee che conducevano verso l’entroterra. Evidenze archeologiche hanno permesso di testimoniare la presenza umana già dall’età del Bronzo. Altri reperti suggeriscono l’ipotesi della frequentazione dell’isola anche in epoca romana, quando la Laguna Nord era sostanzialmente formata da terre emerse e costituiva la zona portuale di Altino, città strategica collocata all’incrocio tra la Via Annia (che congiungeva Ravenna ad Aquileia) e la Via Claudia Augusta (diretta verso il Nord Europa).

Il primo documento scritto che cita il sito in questione risale al 1015: un atto notarile in cui l’isola è chiamata “Vigna Murada”, ovvero una proprietà agricola con terreni coltivati e circondata da saline. Nel 1107 diventa proprietà di monaci benedettini di San Giorgio Maggiore che vi costruiscono una chiesa dedicata a San Bartolomeo.

Nel 1468 un decreto del Senato della Serenissima istituisce sull’isola un “lazzaretto” con lo scopo di prevenzione dai contagi, detto “Novo”, per distinguerlo dall’altro già esistente situato vicino al Lido (detto “Vecchio”), dove invece erano ricoverati i casi manifesti di peste. L’isola diventa così luogo di “contumacia”: viene messa a sistema la quarantena per le navi che giungevano dai vari porti del Mediterraneo, sospette di essere portatrici del morbo. La Serenissima non poteva permettersi la diffusione della pandemia nella città perché ciò avrebbe minato la fiorente macchina dei commerci che si svolgevano sia verso l’entroterra che lungo le rotte Adriatiche, a cerniera tra Oriente ed Occidente.

Nel 1576, quando il Lazzaretto Nuovo dopo varie fasi edilizie raggiunge la conformazione definitiva, viene descritto da Francesco Sansovino in un modo davvero curioso: ” è dotato di cento camere et (…) dalla lontana ha sembianza di castello”, aspetto dovuto alla presenza di un centinaio di camini alla veneziana posti in successione a ridosso del muro perimetrale in concomitanza delle camere, ognuna dotata di focolare.

Per rendere efficiente la struttura sanitaria vengono costruiti molti edifici tra cui grandi tettoie (Teze) per la sanificazione delle merci. In isola se ne contano due: il Tezon Grande e il Tezon piccolo in base alle loro dimensioni. Per depurare l’aria si usavano fumi di erbe aromatiche, come il ginepro e il rosmarino; i Veneziani, infatti, adottavano una “teoria” della peste che potremmo definire miasmatica, attribuendo a “particelle volatili” trasmesse attraverso l’aria, l’origine del contagio. Oggi sappiamo invece che ha trasmettere il batterio della peste erano le pulci che svolgevano il ruolo di ospiti e vettori tra i topi e l’uomo.

Nel corso del ‘ 700 avviene il progressivo abbandono dell’uso sanitario. Nell’ ottocento, con il dominio napoleonico e austriaco è utilizzata per scopi militari ed entra a far parte del sistema difensivo lagunare. Gli edifici esistenti vengono così demoliti o modificati, la cinta muraria rafforzata con feritoie e corpi di guardia; bastioni in pietra d’istria e terrapieni all’esterno. Diventa così testa di ponte con la vicina Isola di Sant’ Erasmo e la Torre Massimiliana.

PRINCIPALI EDIFICI PRESENTI

L’edificio protagonista dell’isola, il cinquecentesco Tezon Grando, conserva ancora lungo le sue pareti molte scritte e disegni originali, che ricordano la presenza dei mercanti, dei bastazi (facchini) e dei guardiani del Magistrato della Sanità. Per sapere dove immagazzinare le merci e dove riporle dopo le varie operazioni, i bastazzi usavano ricopiare, sui pilastri degli archi e sulle pareti, le iniziali segnate sui sigilli in piombo degli imballaggi, che indicavano la proprietà e la provenienza delle merci. Le testimonianze pittoriche conservate in questo edificio costituiscono un corpus storico-etnografico originale, meritevole di grande interesse. Sotto il profilo storico si tratta di documenti compresi tra gli ultimi decenni del XVI e il XVII secolo. Lungo più di 100 metri, è il più grande edificio di Venezia dopo le Corderie dell’Arsenale.

Nel corso del XVI secolo la diffusione delle armi da fuoco e il conseguente aumento del fabbisogno di polvere da sparo, portano Venezia alla necessità di disporre adeguate scorte di “polvere nera”. In molte città della terraferma veneta, del dominio marittimo e in Laguna, vengono costruiti entro complessi fortificati, molti “caselli” o “torresini” da polvere ossia magazzini utilizzati per il deposito e la conservazione della polvere da sparo o delle materie prime utilizzate per la sua fabbricazione. Si tratta di costruzioni dalla forma curiosa, ma semplice e geometrica in risposta alle esigenze militari. Un parallelepipedo di base sormontato da una piramide. Nelle isole in Laguna furono costruiti almeno 20 di questi edifici, ma solo 4 sono tuttora esistenti di cui due si trovano proprio sull’isola del Lazzaretto Nuovo. I restanti si trovano alla Certosa e al forte San Felice a Chioggia.

NON SOLO STORIA, MA ANCHE NATURA ED ECOLOGIA

Il Lazzaretto Nuovo è un museo immerso nella natura, un avamposto nel mezzo della Laguna dove è ancora possibile ammirare l’ecosistema tipico del paesaggio. All’interno della cinta muraria si trova un vasto giardino costellato da gelsi bicentenari di impianto austriaco e aree alberate che testimoniano l’aspetto boscoso delle isole lagunari prima dell’intervento dell’uomo (frassino,pioppo,pruno selvatico). All’esterno il perimetro dell’isola digrada spontaneamente nella Laguna originaria, cioè le barene. Il percorso naturalistico, allestito in collaborazione con il Museo di storia naturale di Venezia, è costituito da una passeggiata che si sviluppa per circa 1 km attorno alle mura dell’isola, seguendo l’antico giro di ronda dei soldati austriaci. Lungo il sentiero trovano collocazione 12 pannelli divulgativi sull’ecosistema lagunare. La visita dell’isola è anche un occasione per conoscere gli aspetti naturalistici di un territorio che sta via via scomparendo, infatti circa il 70% delle barene è scomparso nell’ultimo secolo ed è triplicata la profondità media delle acque, causando così forti ripercussioni ecologiche ed economiche per gli abitanti della Laguna. In isola è presente inoltre uno dei primi impianti di fitodepurazione italiani, progetto pilota all’ Expo 2000 di Hannover.

Il Lazzaretto Nuovo è stato per secoli la soglia di Venezia, un’ isola all’avanguardia e luogo di incontro tra culture che ha avuto un ruolo determinante nella storia della città e non solo. Poteva diventare un luogo dimenticato, invece grazie all’impegno di molti volontari volenterosi (scusate il gioco di parole) e delle istituzioni, continua tutt’oggi ad essere un centro di grande importanza, proprio come lo era un tempo. Non a caso ogni anno è visitato da migliaia di persone provenienti da tutto il mondo!

INFORMAZIONI GENERALI

L’isola è visitabile generalmente da Aprile ad Ottobre durante i weekend, solo con visita guidata alle 16 previa prenotazione. Si raggiunge con il vaporetto del servizio pubblico ACTV, Linea 13, in partenza da Venezia “Fondamente Nuove” o da Treporti. La visita comprende il percorso storico-archeologico interno alle mura e la passeggiata naturalistica “Il sentiero delle Barene”.

Per maggiori informazioni visitare il sito internet www.lazzarettiveneziani.it o seguire le pagine social Facebook e Instagram “lazzarettiveneziani”.

Autore: Mattia Tron

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