Undici brani, undici “storie universali”. Un sound rinnovato, ma con il marchio di fabbrica riconoscibile dei Fabularasa: la fusione tra jazz e i suoni del mondo Il disco è inoltre arricchito in modo sorprendente dai contributi dei prestigiosi ospiti: Màrio Laginha, Patrizia Laquidara e Roberto Ottaviano
Si intitola ATLANTE (Maremmano/IRD per il formato fisico e AngappMusic per quello digitale) ed è il nuovo album deiFabularasa, che tornano con un nuovo progetto discografico dopo 13 anni da quel fortunato “D’amore e di marea” che nel 2012 li ha portati a un soffio dalla vittoria della Targa Tenco per il miglior album assoluto.
Si tratta del terzo disco per il quartetto barese, che anche in questo lavoro conferma la propensione per la “musica suonata”, la commistione di stili e di influenze, la perizia esecutiva, la cura nei testi e la vocazione internazionale: tratti distintivi di un progetto che questa volta si arricchisce di inedite scelte sonore anche grazie alla collaborazione con una grande firma del jazz europeo, il pianista portoghese Màrio Laginha, considerato in patria il punto di congiunzione tra Chopin e Keith Jarrett e noto anche per la sua lunghissima collaborazione con la cantante Maria João.
Laginha, alla sua prima produzione italiana, suona e partecipa agli arrangiamenti di sette tracce di questo corposo lavoro in studio.
Atlante vanta anche altre preziose partecipazioni, come la voce di Patrizia Laquidara che duetta con Luca Basso nel brano di apertura che dà il titolo all’album.
“Patrizia – dicono i Fabularasa – è un’artista che noi amiamo moltissimo, con cui ci siamo incrociati tante volte in questi anni e ci eravamo ripromessi molte volte di fare qualcosa insieme; l’idea di chiederle di cantare in questo brano ci è venuta in studio, mentre lo stavamo registrando ci siamo accorti che c’erano dei versi che in qualche modo erano come suoi.”
Tra le nuove sfide contenute in questo disco anche quella di confrontarsi con l’interpretazione di un brano originale non proprio. Accade con una canzone inedita, “Itaca”, composta da una grande firma della canzone d’autore, Claudio Sanfilippo.
“Tutte novità – spiegano i Fabularasa – che per noi sono state un po’ come, dopo anni di navigazione nel Mediterraneo, decidere di affrontare l’Oceano. Il Mediterraneo porta con sé un’idea di equilibrio tra terra e mare, di convivenza tra riva e acqua, appartenenza e libertà. L’Oceano, per contro, era per noi la metafora della prova, della sfida all’ignoto. Il viaggio lontano da ogni certezza.
Si trattava per noi di un cambiamento di direzione sostanziale, tanto decisivo da comportare anche una naturale inquietudine, e allora abbiamo chiesto a un capitano di lungo corso abituato alle rotte oceaniche come Màrio Laginha di raccontarci l’Oceano e lui, per tutta risposta, si è seduto al pianoforte.”
L’album conta in tutto undici brani con un sound rinnovato, ma con il marchio di fabbrica riconoscibile dei Fabularasa: la fusione tra jazz e i suoni del mondo.
La parte strumentale e performativa – caratteristica del gruppo nelle esibizioni live – ha grande spazio anche in queste registrazioni, con la musica e gli arrangiamenti sempre essenziali nel definire l’atmosfera di ogni brano e con il contributo di prestigiosi ospiti ad arricchire in modo sorprendente questo nuovo lavoro.
Tra i musicisti ospiti c’è anche Roberto Ottaviano, sassofonista di fama internazionale, per due volte vincitore del premio della critica come miglior musicista jazz italiano dell’anno: “Lo abbiamo voluto in ‘Radio Bari 44’ anche perché è barese e anche lui ha molto a cuore questa vicenda e la sua biografia ha di sicuro risuonato nel suo assolo”.
Anche l’aspetto testuale assume un posto di assoluto rilievo: “Quello che abbiamo fatto in questo disco – spiegano i Fabularasa – è stato lasciare la finestra aperta, salutare i passanti e lasciare entrare il rumore di fondo. Ci sono storie che ci sono sembrate universali, che hanno risuonato con noi e che abbiamo pensato meritassero di diventare canzoni”.
Quindi, una vicenda di immigrazione dolorosa, ma allo stesso tempo carica di speranza, l’incredibile avventura di Radio Bari, la radio partigiana che per pochi mesi, tra il 1943 e il 1944, suonava il jazz e mandava messaggi in codice per chi era impegnato nella Resistenza nell’Italia ancora occupata, una famiglia sconvolta dalla perdita di un figlio vittima innocente di mafia, le peripezie di un giovane straniero alla ricerca di un semaforo dove poter chiedere qualche spicciolo, l’invettiva di Enzo del Re contro la pena di morte sono alcuni dei punti che compongono quella che la band barese definisce “la piccola Commedia Umana contenuta in questo disco”.
A chi chiede ai Fabularasa cosa sia successo in questi 13 anni di “assenza”, loro rispondono così: “Sono stati anni intensi per noi quattro: nella vita di ognuno sono accadute cose importanti, cambiamenti, esperienze anche molto crude.
In questi anni abbiamo sempre continuato a suonare dal vivo, ma abbiamo aspettato che le nuove canzoni fossero mature per portarle in studio, che fossero loro a chiederci, a un certo punto, di essere fermate su un disco.
Ne è venuto fuori un disco molto denso e anche per certi versi sofferto, in cui non ci siamo risparmiati e siamo andati a cercare le canzoni nella nostra parte più intima e profonda, cercando le risonanze con il mondo, con i sentimenti, con le ferite e con le idee”.
I FABULARASA sono:
Luca Basso – voce,
Vito Ottolino – chitarra acustica, classica, elettrica e 12 corde,
Leopoldo Sebastiani – basso elettrico e sounds programming,
Giuseppe Berlen – batteria e percussioni.
ATLANTE TRACCIA DOPO TRACCIA (Guida all’ascolto)
- Atlante
Featuring Màrio Laginha & Patrizia Laquidara
(Testo: Luca Basso, Musica: Vito Ottolino e Luca Basso)
Sull’inquietudine della ricerca, sul naturale tormento che inesorabilmente coglie l’uomo che cerca, l’innamorato lontano dall’amata, l’artista che crea.
Questa canzone prova a raccontare questo sentimento: l’impazienza della partenza, l’ansia del mare aperto e nello stesso tempo la tensione a proseguire il viaggio.
Una canzone che è un po’ il manifesto dell’intero disco. Un arrangiamento vario e composito segue il dialogo delle due voci e si conclude in crescendo con un potente assolo di piano.
- Radio Bari 44
Featuring RobertoOttaviano
(Testo: Luca Basso, Musica: Vito Ottolino, Marcello Colaninno e Luca Basso)
Canzone dedicata alla straordinaria vicenda di Radio Bari, la radio partigiana che per pochi mesi, tra la fine del ’43 e l’inizio del ’44, dalla Puglia liberata dal fascismo mandava messaggi in codice per i partigiani impegnati nella Resistenza al Centro e al Nord e per la prima volta trasmetteva in Italia musica jazz. Nel testo è richiamato il resoconto fatto da Alba De Cespedes del Congresso di Bari del gennaio ’44, il primo in cui si ritrovarono i CLN di tutta Italia, il primo in cui fu pronunciata pubblicamente una parola che ha segnato la storia del nostro paese: “Repubblica”.
Dopo un’essenziale introduzione di chitarra l’arrangiamento segue il raccontato del testo con diversi cambi di atmosfera fino a lanciare una coda dai colori mediterranei su cui si innesta il robusto solo di Ottaviano.
- Beniamina
Featuring Màrio Laginha
(Testo: Luca Basso, Musica: Vito Ottolino e Luca Basso)
Vibrazioni africane per un brano dedicato al tema delle migrazioni dall’Africa all’Europa e in particolare dei cosiddetti “figli del deserto”, i bambini nati da donne migranti abusate nei centri di detenzione anti-immigrazione del Nord Africa. Si racconta la storia vera, ma non unica, di una donna africana abusata in un campo di detenzione in Libia che appena giunta in Italia (a Bari) dà alla luce una bambina. Una bambina che, grazie a un’adozione, oggi è cittadina italiana.
- Il mare che noi siamo
Featuring Màrio Laginha
(Testo: Luca Basso, Musica: Leopoldo Sebastiani e Luca Basso)
Una sorta di elegia per i Sud del mondo, ma anche una riflessione politica: l’indifferenza alle guerre in corso a pochi chilometri da noi, le sofferenze dei migranti, la perdita della capacità di indignarsi, di capire il presente, l’incapacità di percepire il baratro che si fa sempre più vicino sono un virus da cui possiamo guarire recuperando un pensiero collettivo, la nostra umanità più profonda.
Il brano, ricco nel testo di riferimenti artistici e politici, è dedicato all’attivista e pacifista Monica “Momo” Dal Maso.
- Apologia di un formidabile cazzeggiatore
Featuring Màrio Laginha
(Testo: Luca Basso, Musica: Vito Ottolino, Leopoldo Sebastiani e Luca Basso)
“Ho pensato fosse arrivato il tempo per un autoritratto”, dice Luca. “L’autobiografia di un cazzeggiatore, tra priorità incomprensibili, appuntamenti, impuntamenti, ma anche la descrizione di un possibile stile alternativo con cui affrontare un mondo sempre più stretto e invasivo: avere come sola ambizione la ricerca della pace con sé stessi e con gli altri, usare la passione come unico nutrimento, costruire spazi di libertà in cui abitare e provare a fare qualcosa per rendere migliore il mondo. Facile a dirsi.
Niente di personale, tutto di universale”.
L’episodio più “pop” del disco, suonato con un’ironia quasi funky, si apre nel finale a un tanto inatteso quanto lirico piano solo.
- Io e la mia sedia
(Parole e musica di Enzo Del Re)
Una canzone del cantastorie pugliese (di Mola di Bari) Enzo Del Re che rappresenta una dura invettiva contro la pena di morte.
Come già negli altri due album dei Fabularasa, il brano al centro della track list è legato alla Puglia (nel primo c’era un omaggio a Domenico Modugno, nel secondo un’aria della Cavalleria Rusticana, che Mascagni compose negli anni trascorsi a Cerignola) e viene cantato con l’accompagnamento di un solo strumento: in questo caso la voce è accompagnata da una batteria suonata con mani e dita per citare il modo con cui Del Re suonava la sua sedia. Il contrappunto con la cassa crea un andamento che rimanda ai ritmi nordafricani.
- Scatole chiuse a chiave
Featuring Màrio Laginha
(Testo: Luca Basso, Musica: Leopoldo Sebastiani e Luca Basso)
Una canzone sulle conseguenze dell’amore, sulla difficoltà di giocare una partita in cui spesso non ci siano vincitori. Brano dal sound funky in cui le parti strumentali hanno ampio spazio e che nella parte centrale ospita in sequenza ben tre assoli.
- Cintilir
(Testo: Luca Basso, Musica: Leopoldo Sebastiani e Luca Basso)
Canzone in lingua rumena ispirata alla poesia di Daniel Tomescu, un poeta e mediatore culturale barese di adozione. Il testo racconta le peripezie di un migrante rumeno alla ricerca di un semaforo dove appostarsi per chiedere qualche spicciolo nel traffico caotico della città (richiamato anche dal ritmo e dai suoni scelti), tra guerre tra poveri e fenomeni di intolleranza e prepotenza.
- Canzone per una stanza vuota
(Testo: Luca Basso, Musica: Vito Ottolino e Marcello Colaninno)
Canzone dedicata a Pinuccio e Lella Fazio, genitori di Michele Fazio, ragazzo barese vittima innocente di mafia. Pinuccio e Lella hanno dedicato la loro vita all’impegno per l’antimafia e la legalità. La vicenda di Michele ha segnato profondamente la storia recente della città di Bari.
- Itaca
Featuring Màrio Laginha
(Parole e musica di Claudio Sanfilippo)
Claudio Sanfilippo, autore e cantautore milanese già targa Tenco nel 1996, ha firmato capolavori per Mina, Eugenio Finardi, Cristiano De André e tanti altri.
Questo Salgari della canzone d’autore ha affidato ai Fabularasa un brano inedito che parla di un ritorno a casa. Per il quartetto è stata l’occasione per fare incontrare il sound dei Fabularasa con un brano (e che brano!) originale e composto da un autore d’eccezione.
L’arrangiamento, vario e ricercato, è arricchito da un tappeto di archi e un’originale selezione di suoni acustici e sintetici.
- La sabbia e l’oro
Featuring Màrio Laginha
(Testo: Luca Basso, Musica: Giuseppe Berlen)
Un disco così complesso non poteva che concludersi con un finale eccentrico. Questo brano è un piccolo miracolo nato in studio durante le registrazioni, quando Màrio Laginha, in un momento di pausa, ha suonato una composizione che Giuseppe Berlen gli aveva fatto sentire qualche giorno prima.
Un disco di un quartetto chitarra, basso e batteria che si chiude con una canzone piano e voce: il testo parla della voglia continua di rimettersi in gioco, anche quando si è appena concluso un viaggio, anche quando la fatica non è ancora smaltita e il ricordo delle difficoltà incontrate durante il tragitto è ancora vivo. Anche se “la clessidra fa il suo lavoro, la sabbia che rimane trasformala in oro”.
CREDITI
Luca Basso – voce,
Vito Ottolino – chitarra acustica, classica, elettrica e 12 corde,
Leopoldo Sebastiani – basso elettrico e sounds programming,
Giuseppe Berlen – batteria e percussioni.
Con Màrio Laginha – pianoforte, Patrizia Laquidara – voce, Roberto Ottaviano – sax.
E con Maurizio Lampugnani – percussioni, Rebecca Fornelli – cori, Claudia Lapolla – violino.
Registrato da Massimo Stano al Mast Studio di Bari.
La voce di Patrizia Laquidara è registrata da Edoardo Piccolo al The Basement Studio di Vicenza.
Editing: Leopoldo Sebastiani e Massimo Stano al Mast Studio di Bari.
Contributo all’editing: Giovanni Chiapparino e Luca Basso.
1, 2, 3, 5: missati da Enrico Capalbo nello Studio A dei Fonoprint Studios di Bologna.
4, 6, 7, 8, 9, 10, 11: missati da Leopoldo Sebastiani e Massimo Stano al Mast Studio di Bari.
Masterizzato da Enrico Capalbo ai Fonoprint Studios di Bologna.
L’immagine di copertina è un’opera di Roberto Rizzo
Le fotografie sono di Giuseppe Ottolino
I Fabularasa nascono a Bari nel febbraio del 2004 dall’incontro tra un cantautore, Luca Basso, un chitarrista classico con frequentazioni nel pop e nel rock, Vito Ottolino, un bassista jazz-fusion, Leopoldo Sebastiani, e un batterista jazz con esperienze nella word music, Giuseppe Berlen.
Come dice Wikipedia, la musica dei Fabularasa “è difficilmente etichettabile” poiché contiene influenze sonore molto diverse; in un’intervista Gabriele Mirabassi l’ha definita “un caleidoscopio senza paura”.
I tratti caratteristici del gruppo sono stati chiari sin dalle prime esibizioni: una grande capacità performativa, grande perizia nell’esecuzione musicale, ampio spazio all’improvvisazione jazzistica, grande cura nei testi, una spiccata verve scenica e un dialogo costante con il pubblico. Il sound, di chiara matrice jazz e fusion, è arricchito da inserti ispirati alla musica etnica, in particolare mediterranea.
Un marchio di fabbrica, uno stile che si è affinato nel tempo nelle centinaia di esibizioni live che hanno visto il gruppo esibirsi in festival jazz e word music e in importanti rassegne di Canzone d’autore (“Club Tenco” Sanremo – IM, “Veneto jazz” – Venezia, “Jazz & Wine” Cormons – GO, “Galasbe Sveta” Nova Gorica – SLO, “Festival Adriatico – Mediterraneo” – Ancona, AGIMUS Festival – Mola di Bari BA), tenere concerti in alcune delle principali città italiane (Roma, Milano, Firenze, Genova, Perugia) e all’estero, calcando palchi prestigiosi (Teatro La fenice di Venezia, Sferisterio di Macerata, Auditorium Santa Cecilia di Perugia, Teatro Piccinni di Bari, Teatro Paisiello di Lecce, ecc.).
Il loro impegno civile li ha inoltre portati a esibirsi in manifestazioni come “Voci per la libertà” a Rovigo, “Festa finale della Carovana Antimafia di Libera” a Corleone (PA), “Musicisti per Gaza” a Fasano (BR), “Premio maggio” e in diverse edizioni della festa dei popoli a Bari.
Altro capitolo particolarmente importante nella musica dei Fabularasa riguarda le numerose, prestigiose collaborazioni con grandi musicisti del panorama jazz e world internazionale.
Se “Atlante” vede la partecipazione (in ben sette degli undici brani della track list) del pianista portoghese Màrio Laginha – per la prima volta impegnato in una produzione italiana – della cantatrice e scrittrice Patrizia Laquidara e del sassofonista Roberto Ottaviano, già nelle produzioni discografiche precedenti comparivano firme di assoluto prestigio.
Nel disco d’esordio “En plein air” infatti avevano collaborato con il quartetto il flautista Nicola Stilo, il cantante e percussionista algerino Abbes Boufaria, l’indimenticato armonicista Bruno De Filippi in una delle sue ultime incisioni, e il grande fiatista americano Paul McCandless, fondatore degli Oregon, vincitore di tre Grammy e side-man di autentiche leggende del jazz mondiale.
Con McCandless è nato un vero e proprio sodalizio, proseguito anche in numerose esibizioni live e nel secondo album, il fortunato “D’amore e di marea”, in cui compaiono anche il clarinettista Gabriele Mirabassi (anche lui sul palco con i Fabularasa in diverse occasioni) e la cantautrice Giua.
Lunga anche la lista dei premi e delle segnalazioni: oltre al Musicultura vinto nel 2005, i Fabularasa si sono aggiudicati tra gli altri anche il premio “Scrivendo canzoni” nel 2004 e la targa per la Miglior Musica al “Premio Bindi” 2011.
La discografia, oltre ai tre album “En plein air” (2007), “D’amore e di marea” (2012) e “Atlante” (2026) comprende anche diverse compilation.
Nel 2011 sono stati ospiti della 36ª edizione del Club Tenco.
Nel 2012 l’album “D’amore e di marea” ha raggiunto il secondo posto nella categoria Miglior Disco nella classifica delle Targhe Tenco, a soli due voti dal primo posto (conquistato dagli Afterhours) e davanti a nomi prestigiosi della canzone d’autore italiana.