I prossimi cinque anni di legislatura saranno
ancora più difficili dei cinque che stanno per terminare poiché
richiederanno una ricostruzione immateriale, che non riguarderà,
come nel 1976, le case crollate, ma le persone oggi “piegate”
nelle loro abitazioni: la società postpandemica è completamente
diversa e i segnali di questa profonda mutazione già si leggevano
in passato; non sono stati colti, col risultato, oggi, del grave
peso e delle complesse conseguenze di scelte non fatte a livello
Paese e in tutto il mondo Occidentale.
Questi i concetti espressi dal vicegovernatore con delega alla
Salute del Friuli Venezia Giulia che stamani ha preso parte
all’evento formativo-convegno organizzato a Udine dalla Cisl Fvg
dal titolo “Dipartimento sociosanitario Cisl Fvg. Sanità
territoriale, luoghi e spazi per assistere al meglio la non
autosufficienza”.
Il vicegovernatore ha ringraziato la Cisl per la stretta
collaborazione con la Regione che ha caratterizzato questi ultimi
difficili cinque anni di una legislatura segnata da emergenze
continue e incertezze, durante i quali ciascuno ha preso le
decisioni che in quel momento ha ritenuto fossero le più corrette
per il bene della comunità. L’esponente della Giunta regionale ha
sottolineato l’importanza del confronto con il sindacato,
auspicando l’unità tra le varie sigle, per affrontare le
criticità in maniera sinergica, senza fare bilanci a breve ma
agendo con lungimiranza, per garantire sul lungo periodo diritti
e tranquillità alle persone.
Da parte del vicegovernatore è stati poi ricordato che oggi
operiamo con un modello di salute che si basa sull’impianto di
una società che non c’è più e che quindi va necessariamente
cambiato con la completa, e urgente, rifondazione del sistema
sanitario nazionale; diversamente non sarà possibile garantire a
tutti quanto è sancito dalla Costituzione, ovvero il diritto alla
salute.
Il vicegovernatore ha sottolineato come sia giusto che lo Stato
detti il modello di salute ma come sia altrettanto corretto che
lo Stato dia alle Regioni a statuto speciale le autonomie
gestionali di cui necessita, anche in ambito salute, in funzione
delle loro singole peculiarità: dati epidemiologici diversi,
condizioni sociali diverse, strutture di anzianità diverse e
storie diverse.
Il Friuli Venezia Giulia, in tal senso, è fortemente
caratterizzato: è la 18a in Italia per bassa natalità e la 2a per
anzianità: il fenomeno da affrontare quindi non è solo
propriamente sanitario – questo il concetto espresso – ma di
salute a tutto campo e parla di percorsi di sostenibilità e
appropriatezza, senza scaricare le responsabilità sul cittadino.
Infine il vicegovernatore ha posto l’accento su come il nodo
della cronicità in senso più ampio sia stato affrontato con
decisione dall’Amministrazione regionale uscente che ha varato
tre leggi, su Invecchiamento attivo, Disabilità e Cargiver, e
investito come mai prima in sanità territoriale e strutture per
anziani.



