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CARABINIERI: TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI. NUMEROSI ARRESTI DEI CARABINIERI DEL NOE E DELLA DIA

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Dalle prime ore di questa mattina, nelle province di Napoli, Salerno, Potenza, Catanzaro, i militari della
Direzione Investigativa Antimafia e del Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza
Energetica di Napoli, collaborati nella fase esecutiva dai militari dei Comandi Provinciali territorialmente
competenti, hanno dato esecuzione a nr. 11 provvedimenti cautelari personali, emessi dal G.I.P. del Tribunale
di Potenza, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia dello stesso capoluogo, a carico di altrettanti
imprenditori, titolari di aziende di trattamento/recupero e società di intermediazione, operanti nel settore
della gestione dei rifiuti, gravemente indiziati per i reati di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti
(art. 452 quaterdecies c.p.), riciclaggio e autoriciclaggio (art. 648 bis e ter c.p.), gestione illecita di rifiuti e
realizzazione di discarica abusiva (art. 256 commi 1 e 3), truffa ai danni di Ente Pubblico (art. 640 bis), frode
nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.).

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L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno e dalla DIA di Potenza,
coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia del capoluogo lucano, costituisce lo sviluppo e l’esito di
una complessa manovra investigativa svolta in relazione a talune operazioni di trasferimento estero di rifiuti,
che ha fatto emergere un preoccupante scenario di traffico transfrontaliero di rifiuti, che rappresenta uno
degli strumenti di elusione dei controlli sul ciclo dei rifiuti e la causa di danni all’ambiente e alla salute
dell’uomo. Si tratta di un vero e proprio fenomeno di danno ambientale ad opera di soggetti italiani, che
agiscono spesso con la complicità di intermediari e altri soggetti stranieri e che porta ad eludere le norme,
organizzandone – sia da parte di entità criminali strutturate sia da parte di singoli operatori economici – il
trasferimento all’estero verso soggetti, i quali, ricevuto il rifiuto in Paesi caratterizzati da disciplina più
permissiva e privi di controllo in materia di tutela ambientale, costituiscono la sede dove svolgere attività di
estrazione di utilità residua dal rifiuto mediante trattamenti altamente inquinanti con l’esito finale dello
smaltimento e/o dell’abbandono incontrollato.

La vicenda trae origine da un contratto, della durata di un anno, per la gestione di complessive 120.000
tonnellate di rifiuti con codice nel catalogo europeo dei rifiuti CER (EER) 191212, asseritamente stipulato in
Polla, in data 30 settembre 2019, tra il rappresentante della società tunisina “SOREPLAST S.u.a.r.l.”, in qualità di impianto di ricezione, recupero e smaltimento del rifiuto, sito nella città di Sousse, e il rappresentante legale della società SVILUPPO RISORSE AMBIENTALI S.r.1., in qualità di produttore del rifiuto nell’impianto sito a Polla (SA). In particolare, il contratto disciplinava i dettagli e le condizioni di consegna delle quantità di rifiuti prodotte dall’azienda di Polla all’impianto tunisino di Sousse e l’obbligo di quest’ultimo di ricevere i rifiuti nel proprio impianto, di trattare e7o recuperare e, successivamente, di smaltire la frazione non trattata o recuperata. I rifiuti avrebbero dovuto essere sottoposti alle operazioni di recupero R12 (la cernita, la frammentazione, la compattazione, la pellettizzazione, l’essiccazione, la
triturazione, il condizionamento, il ricondizionamento, la separazione, il raggruppamento dei rifiuti) e,
successivamente, R3 (riciclaggio/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi – comprese
le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche -) sui rifiuti oggettivamente recuperati e,
quindi di smaltimento della parte non recuperabile, a cura della SOREPLAST, nell’impianto sito nella città di
Sousse (Tunisia).

Un particolare ruolo nel complesso delle indagini, è emerso sia stato rivestito dalle società di intermediazione
ECOMANAGEMENT s.p.a. di Soverato (CZ) e GC Service con sede in Tunisia.
E’ proprio la società calabrese ad aver affidato per prima all’azienda tunisina le operazioni di «conferimento,
selezione e avvio al recupero di rifiuti speciali CER 191212» per un quantitativo di 10.000 tonnellate mensili
fino a un tetto massimo di 120.000 tonnellate. La SVILUPPO RISORSE AMBIENTALI (SRA) recupera
quindi un accordo già stipulato, pagando 50 mila euro alla ECOMANAGEMENT s.p.a. per
l’intermediazione più 22 euro a tonnellata per la cessione, e firmerà un secondo contratto con la
SOREPLAST, il 30 settembre 2019. La stessa società ECOMANAGEMENT s.p.a., non si limita a cedere il
contratto alla SRA s.r.l., ma si impegna a fornire alla SOREPLAST di Sousse i macchinari necessari per
giustificare le operazioni di recupero (una vecchia pressa e un nastro di selezione), attualmente abbandonati
presso un secondo capannone ubicato in un centro a pochi chilometri da Sousse.
A svolgere funzioni di tramite tra la parte imprenditoriale italiana e quella tunisina è la società GC Service
s.a.r.l., attiva dal 2019 e iscritta al Registro Nazionale delle Imprese Tunisine, in costante contatto con la
dirigenza della SOREPLAST di Sousse.

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Tutti i rifiuti sono stati fermati e respinti dalle locali Autorità a causa di accertate difformità sia con
riferimento alla tipologia degli stessi, che in relazione alla falsità dei documenti di accompagnamento .
Da evidenziare che il clamore mediatico, generato dal reportage di una emittente televisiva tunisina, aveva
indotto il Ministero degli Affari Locali e dell’Ambiente tunisino a disporre l’apertura di una inchiesta in cui
vennero coinvolti, come riportato dalle testate giornalistiche dell’epoca, politici e alti funzionari di Stato,
taluni dei quali tratti in arresto, nonché il coinvolgimento del Console tunisino a Napoli e il sequestro
dell’azienda tunisina di smaltimento del prodotto.
Le indagini hanno consentito di disvelare un complesso sistema con cui è stato organizzato un ingente
traffico illecito di rifiuti, reso possibile, tra l’altro, mediante la concessione di nr. 2 autorizzazioni rilasciate
dall’UOD di Salerno della Regione Campania, in esito di una carente istruttoria documentale formata da
documenti e autorizzazioni falsi.

Sono state quattro le spedizioni effettuate nell’arco temporale dal 14 maggio al 16 luglio 2020, circa 282
containers sotto la lente di ingrandimento degli investigatori (tra maggio e luglio 2020), con partenza dal
porto commerciale di Salerno e in seguito rispediti in Italia, per un totale di circa 7.891 tonnellate di rifiuti,
nr. 70 dei quali giunti presso l’impianto tunisino della SOREPLAST S.u.a.r.l., poi interessato da un incendio
doloso che ha mandato in fumo i rifiuti in esso stipati, e i rimanenti bloccati al porto tunisino di Sousse.

In una prima fase, a seguito di tale respingimento, i Carabinieri del NOE di Salerno e i militari della DIA di
Potenza avviavano due distinte attività investigative, l’una coordinata da questa Procura della Repubblica,
l’altra dalla Procura della Repubblica di Salerno. Solo in data 15 marzo 2022 la Procura Generale presso la
Corte di Cassazione si esprimeva in merito alla titolarità dell’indagine, individuando la competenza
territoriale laddove aveva sede la società SRA s.r.l., dove era stato posto in essere l’allestimento dei mezzi e
delle attività propedeutiche alla gestione illecita dei rifiuti, e di conseguenza la Procura della Repubblica di
Potenza – DDA -, quale Ufficio competente a dirigere le indagini.
I primi atti di indagine portavano gli investigatori ad acquisire una copiosa documentazione, presso gli uffici
regionali interessati al rilascio delle autorizzazioni ambientali alla spedizione transfrontaliera e presso le
aziende interessate alla vicenda giudiziaria, rivelatasi utile alla ricostruzione dei fatti, escutendo tra l’altro le
persone informate e avviando attività tecniche nei confronti dei soggetti ritenuti – a vario titolo – coinvolti
nell’illecito traffico di rifiuti.

L’attività investigativa, nel complesso, ha consentito di individuare, un sodalizio criminale, composto dagli
attuali indagati, resisi responsabili dei reati di :

  • traffico illecito transfrontaliero di rifiuti in Tunisia, attuato mediante l’utilizzo consapevole di falsi
    documentali, con il concorso attivo di soggetti e imprese tunisine;
  • truffa e frode in pubbliche forniture, da parte degli amministratori della società S.R.A. s.r.l., in danno
    di Comuni campani e lucani, in quanto, titolare di specifici contratti, gestiva i relativi rifiuti urbani,
    conferendo la parte non recuperabile di essi, dopo il loro previsto trattamento, presso un impianto non
    autorizzato, sito proprio in Tunisia;
  • sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, avendo, la stessa S.R.A. s.r.l., trasferito i beni
    strumentali, i contratti con enti pubblici, gli automezzi e il personale necessario all’attività primaria
    alla GF Scavi S.r.l. di Sicignano degli Alburni (SA);
  • trasferimento fraudolento di valori, avendo attribuito fittiziamente a terzi la titolarità e la disponibilità
    di denaro, beni e altre utilità;
  • illecita attività di intermediazione nel settore dei rifiuti, posta in essere dagli amministratori delle
    società ECOMANAGEMENT S.p.a. di Soverato e GC Service con sede in Tunisia.

arresti domiciliari, a carico del quale sono state disvelate numerose omissioni nei controlli, sia con
riferimento ai titoli autorizzativi alla spedizione transfrontaliera in possesso del produttore dei rifiuti (la

S.R.A. s.r.l.), sia con riguardo alle Autorità tunisine investite e competenti al rilascio del nulla osta alla
spedizione. Omissioni consapevoli che hanno facilitato l’illecito traffico di rifiuti.

Nel complesso, le società coinvolte nella delittuosa attività hanno ottenuto ingenti vantaggi economici, pari a
circa 1,5 milioni di euro complessivi (derivanti dalla differenza tra gli oltre 205 €/ton. – costo di un regolare
smaltimento in impianti autorizzati -, e 48 €/ton, quale costo sostenuto per l’illecito smaltimento in Tunisia).

Nel contesto della stessa indagine, i militari dei reparti interessati, oltre ai provvedimenti cautelari personali,
hanno eseguito il sequestro dei beni delle società coinvolte sino ad un ammontare pari all’illecito profitto
derivante loro dalle illecite attività contestate.

In applicazione dell’”Accordo di Cooperazione Istituzionale”, siglato tra la Repubblica Tunisina e la Regione
Campania, nel febbraio 2022 i containers stipati di rifiuti, compresi quelli combusti, rientrati dalla Tunisia
sono quindi stati sequestrati dalla P.G. e trasferiti nel Comprensorio Militare E.I. di Serre (SA), ove sono
tutt’ora in corso le operazioni di campionamento degli stessi, finalizzate alla corretta qualificazione degli
stessi e al loro smaltimento.

Il Procuratore della Repubblica
(dott. Francesco Curcio)

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