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Appello al Presidente della Repubblica e al Presidente del CdM per salvare la più antica presenza cristiana nel Sinai

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La Chiesa Ortodossa Italiana si appella alle massime istituzioni della Repubblica affinché intervengano sul governo egiziano onde impedire l’esproprio e la chiusura del più antico monastero cristiano del mondo, il Monastero di Santa Caterina sito nella Penisola del Sinai.

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Questo monastero è sorto intorno a una cappella votiva fatta erigere sulle pendici del Monte Oreb, dove Mosè parlò con Dio (episodio del roveto ardente – vedi Es. 3,2-6) e dove, secondo la tradizione, ricevette il Decalogo (Esodo, capitolo III), da Sant’Elena, mamma dell’imperatore Costantino, nel 328. 

Tra il 527 e il 565 l’imperatore Giustiniano (San Giustiniano I, imperatore per le Chiese Ortodosse) fece realizzare accanto alla cappella un primo nucleo che prese il nome di «Monastero della Trasfigurazione».

In seguito, egli fece fortificare il monastero, dotandolo di una cinta muraria per difenderlo dalle incursioni dei predoni e finanziò la produzione delle prime icone. Chiamato successivamente Monastero di Santa Caterina (greco antico: Moní tís Agías Aikaterínis), perché vi è custodito il corpo di Santa Caterina di Alessandria, nel 2002 è stato dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO per la sua architettura, le sue preziosissime icone (oltre 2.000), i suoi numerosi manoscritti (oltre 4.500 in varie lingue, tra i quali la più antica Bibbia rinvenuta), che ne fanno la più grande raccolta al mondo dopo il Vaticano.

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Il Monastero, dove vivono una ventina di monaci, è anche sede della Chiesa Ortodossa Autonoma del Sinai (sotto il Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme) e il suo abate ha il titolo di Arcivescovo di Choreb, Sinai e Raithu, ed è la guida spirituale degli ultimi cristiani greco-ortodossi del Sinai (poco più di  800 su 620.000 abitanti).

In detto monastero soggiornò anche Maometto e, per detta ragione, i governi musulmani (arabi, mamelucchi, fatimidi… ottomani) lo hanno sempre rispettato. Ma il governo dei Fratelli Musulmani aveva iniziato le procedure legali per l’esproprio e l’espulsione dei monaci ortodossi. 

Nonostante il generale Abdel Fattah Al-Sisi, presidente della Repubblica Araba d’Egitto, abbia messo fuori legge i movimenti fondamentalisti islamici (in primis i Fratelli Musulmani), da un lato per ingraziarsi la maggioranza musulmana della popolazione e dall’altro per trarne profitto, ha deciso di trasformare il monastero in un museo e hub turistico, scacciare i monaci e sopprimere l’unico luogo di culto greco-ortodosso dell’intera penisola del Sinai.

Quanto sta succedendo in Egitto, dove il governo Al-Sisi sta sopprimendo la plurimillenaria presenza cristiana nel Sinai, è un fatto gravissimo che dovrebbe indignare tutti coloro che hanno a cuore la difesa della libertà religiosa.

Chiediamo al Governo Italiano, erede spirituale di quella Res Publica Christiana che ha visto Roma quale capitale dell’Impero e dell’Ecumene Cristiano, di intervenire con le autorità della Repubblica Araba d’Egitto affinché venga salvaguardato il rispetto della comunità greco-ortodossa del Sinai e non si proceda all’espropriazione del più antico monastero cristiano del mondo, dove hanno vissuto San Giovanni Climaco, San Nilo il Sinaita, San Gregorio del Sinai, ecc. e dove ha avuto origine il movimento mistico meditativo conosciuto come Esicasmo.

La profanazione di un luogo sacro, che per secoli ha rappresentato un ponte di pace tra cristiani, musulmani (ha dato ospitalità allo stesso Maometto) ed ebrei, è un fatto gravissimo e lo Stato Italiano, anche in considerazione che ogni anno numerosi italiani contribuiscono al turismo del Sinai (vedi Sharm el-Sheikh), deve intervenire per difendere un patrimonio dell’Umanità, un antichissimo luogo di culto e, al contempo, la libertà religiosa e la pacifica convivenza tra popoli, etnie e religioni.

Chiesa Ortodossa Italiana (www.chiesa-ortodossa.com)

Filippo Ortenzi

Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

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