Al momento stai visualizzando TRIESTE: SBRIGLIA (GARANTE): IMPEGNO COMUNE PER NUOVA STRUTTURA DEL CARCERE IN CITTA’
Enrico Sbriglia, Garante regionale dei diritti della persona

TRIESTE: SBRIGLIA (GARANTE): IMPEGNO COMUNE PER NUOVA STRUTTURA DEL CARCERE IN CITTA’

Pubblicità

“Auspico che il tema della realizzazione di un nuovo istituto penitenziario a Trieste, capace di offrire i servizi pubblici previsti dalle leggi penitenziarie, che non sono finalizzati al solo recupero delle persone detenute, ma anche a fare in modo che esse rispettino sé stesse, sia accolto dalle istituzioni locali, impegnandole in tal senso”.

Pubblicità

 

Lo afferma in una nota il Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia, a margine della partecipazione, presso il carcere Ernesto Mari di Trieste, alle funzioni religiose pasquali celebrate dal vescovo Enrico Trevisi, assieme al

direttore della Caritas, padre Giovanni La Manna e al cappellano del carcere, padre Silvio. “Accolti dalla polizia penitenziaria – commenta Sbriglia – siamo stati accompagnati presso l’Area trattamentale della sezione femminile dove era stato allestito l’altare provvisorio, in attesa che terminino i lavori di adeguamento delle scale della imponente chiesa, al momento non utilizzabile. Il clima era intenso e sereno insieme, nonostante il carcere sia sold out, pieno fino all’inverosimile (circa 240 detenuti, tra uomini e donne), con stanze sovraffollate e condizioni di vita non facili”.

Secondo il Garante, “il merito, probabilmente, è anche dell’approccio umano ed intelligente che il personale tutto, cominciando dalla direttrice e dal comandante della polizia penitenziaria, sanno trasmettere verso le persone ristrette”. Raccolta la preghiera, grande attenzione è stata dedicata alle parole del vescovo, che ha messo a proprio agio tutti i presenti.

Pubblicità

La speranza – aggiunge Sbriglia – non è un concetto teorico, ma

un metodo per migliorare sé stessi. L’idea di un Dio che ci

ascolti, che ci conosca a fondo, che ci aiuti e ci accolga in

ogni circostanza, consente a quanti vogliano giocare la partita

del reale cambiamento di provarci”.

“Molto bene – prosegue – il riferimento a un antico ulivo in

terra d’Istria che racconta di come anche le intemperie e le

condizioni non sempre favorevoli del vivere possano addirittura

rafforzare e rendere ancora più imponente quella pianta che, a

ben guardare, assomiglia alla vita di ogni essere umano, tenuto a

cimentarsi con il bene e con il male, ma che, ove abbia le radici

ben piantate nella fede, può essere forte e rigogliosa”.

Il Garante, al termine delle funzioni, ha raccolto delle

richieste pervenute da alcune persone detenute, assicurando la

sua attenzione al riguardo. “Resta però, al termine della visita,

quel senso di tristezza nel rilevare come tante giovani persone

vedano i loro giorni spendersi in un contesto di prigionia, lì

dove dovrebbero invece essere utilmente impegnate nello studio,

nel lavoro, nello sport, nelle relazioni sociali. Un buon carcere

– evidenzia Sbriglia in conclusione – è anche una buona scuola,

un buon carcere è anche un luogo dove si riceve formazione

professionale autentica e spendibile sul mercato del lavoro, un

buon carcere è anche una palestra per diventare finalmente buoni

cittadini. Altrimenti, ove ciò non accada, è cosa inutile e

costosa”.

Lascia un commento