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Nuovo Polo Sanitario di Ravenna: 14 milioni di euro e cantiere a metà

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Il nuovo Polo Sanitario di Ravenna, finanziato con 14 milioni di euro di cui
11,2 garantiti dal PNNR, doveva essere consegnato alla comunità alla fine di dicembre 2025. A
fine maggio 2026 viene comunicato uno slittamento della consegna a fine agosto 2026 e alle
preoccupazioni e ai dubbi sollevate da una simile comunicazione dà voce il question time alla
Regione del consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica. Mastacchi esprime forte preoccupazione
per la sostenibilità economica dell’opera, specialmente qualora i finanziamenti europei
del PNRR venissero meno e chiede chiarimenti urgenti alla Giunta regionale sulle strategie
finanziarie previste. In particolare, in che modo l’Ausl intenda far fronte all’eventuale necessità di
reperire risorse aggiuntive, specificando se sia previsto il ricorso a forme di indebitamento, quali
strumenti finanziari si intendano utilizzare e quale impatto tale scelta potrebbe avere sui bilanci
dell’azienda sanitaria e, conseguentemente, sui servizi erogati.

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In sanità, il tempo non è mai una variabile neutra. Ogni mese di ritardo in un cantiere si traduce in
mesi di disservizi per i cittadini. Se il cronoprogramma originale fissava il traguardo a dicembre
2025, l’aggiornamento comunicato a fine maggio 2026 sposta l’orizzonte a non prima di fine
agosto 2026. Un ritardo che congela l’attivazione di servizi essenziali e prolunga un’attesa che i
ravennati non possono più permettersi. Inoltre, nonostante uno stanziamento imponente di 14
milioni di euro, il progetto è stato messo in difficoltà dall’impennata dei prezzi dei materiali edili.
La soluzione adottata dall’Ausl per non fermare i lavori è drastica e solleva interrogativi sulla
qualità della pianificazione: una parte consistente della struttura non verrà rifinita. Su tre piani,
per complessivi 5.500 mq, 1200 mq (il 22%) nasce già inutilizzabile. Un “buco nero” di cui non si
conosce il destino, uno scheletro di cemento pagato con soldi pubblici che non offrirà alcun
servizio immediato. Inoltre, il ritardo nella consegna dei 1.500 mq destinati all’Ospedale di
Comunità (per 20 posti letto) costringe l’amministrazione a continuare a esternalizzare la cura dei
pazienti. I 20 posti letto che dovrebbero essere pubblici sono infatti ancora oggi “parcheggiati”
presso la clinica privata San Francesco. Senza una Casa della Comunità pienamente funzionale, la
pressione sui Pronto Soccorso non diminuirà. I cittadini, privi di un’alternativa territoriale
efficiente, continueranno a riversarsi negli ospedali per bisogni che potrebbero essere gestiti
altrove. È un circolo vizioso: ritardi e spazi lasciati al grezzo alimentano il sovraffollamento,
rendendo la “sanità di prossimità” solo un costoso slogan elettorale.

“É oggettivo il fatto che c’è stata una difficoltà e un ritardo, comunque arriveremo entro l’anno alla
realizzazione. Teniamo presente che questo ritardo non è imputabile né alla Regione né
all’Azienda Sanitaria Locale della Romagna.” Così l’Assessore Fabi nel rispondere in Aula a
Mastacchi. “Per quanto riguarda il completamento del secondo stralcio del progetto originario,
ovvero i 1200 mq attualmente al grezzo, l’azienda USL della Romagna e la Regione stanno
valutando possibili linee di finanziamento. Lei faceva riferimento appunto all’indebitamento. È una
delle ipotesi sulla base delle quali l’ambito tecnico della direzione generale dell’assessorato sta
facendo i suoi approfondimenti in coerenza con la possibilità di indebitamento in capo all’intera
Regione.”

“Mi ritengo parzialmente soddisfatto per l’illustrazione sulle motivazioni sul quadro complessivo, 
mentre rispetto alla domanda puntuale che io ho fatto, cioè quale sarà l’impatto sugli ulteriori
servizi, alla luce dei maggiori investimenti che saranno necessari, non mi ha risposto.” commenta
Mastacchi. “Mi riservo di tornarci sopra, magari a fine anno, quando la struttura prenderà l’avvio
operativo e sapremo anche quali sono stati i mezzi di finanziamento utilizzati.”

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