Il 19 dicembre 1943, nella casa di Edoardo Pons a Chivasso, un gruppo di antifascisti di varia provenienza – Valle d’Aosta e valli vaudois – e di diversa estrazione politica e religiosa, riunirsi per definire un progetto di autonomia per le comunità alpine, nell’ambito di un’Italia federale e repubblicana, su base regionale e cantonale : Émile Chanoux ed Ernesto Page, rappresentanti della Resistenza valdota, Giorgio Peyronel, Osvaldo Coisson, Gustavo Malan e Mario Alberto Rollier, rappresentanti della Resistenza vaudois. Erano assenti dall’incontro Lino Binel, arrestato dai fascisti, e Federico Chabod, che aveva inviato il suo “testo preliminare” ai partecipanti.
« Ottanta anni dopo – dichiara il Presidente della Regione Renzo Testolini – abbiamo dedicato tre giorni di studio e riflessione alla Carta di Chivasso, non solo per celebrarne la centralità nel pensiero federalista del Novecento, ma soprattutto per riaffermarne la modernità. La Carta, scritta nel momento più buio della storia italiana ed europea, all’indomani dell’armistizio e dell’inizio della resistenza e della lotta per la liberazione del nazifascismo, rivela ancora il suo sguardo prospettico, il senso dell’ identità e la fiducia nel futuro che animavano “i rappresentanti delle popolazioni alpine, allora come oggi’”.
« In un periodo storico ancora una volta complesso per l’Italia e l’Europa – concluso il Presidente Testolin -, il « pensiero ideale » della Carta di Chivasso rivela la sua piena rilevanza e ci invita a riscoprire questi principi e valori sviluppati dai popoli alpini che, come dice Chanoux « portano in sé la verità e il futuro » e chi, chi, leggere da un punto di vista moderno, abbiamo ancora la strada da percorrere per coniugare la tutela dei diritti fondamentali della persona e lo sviluppo economico e sociale dei popoli e delle comunità che compongono l’Europa”.

