Partiamo da una evidente constatazione; L’Italia ha un DEBITO PUBBLICO ENORME. Ad Agosto 2020 era di 2.579 miliardi di c. Salito a Luglio 2022 a 2.770 miliardi!
Nel 2019 era il 134,8 % del PIL, in Germania era il 59,8% (meno della metà). Ora siamo al 146%, Ci si chiede: perché gli Italiani sono i più grandi Risparmiatori Privati in Europa, i Decimi al Mondo, mentre lo Stato ha un Debito Enorme; il Sesto al Mondo, in Continua Crescita, mentre Forse in manca altre nazioni, di Buona Vivibilità e Buoni Servizi, il debito è Molto più Contenuto?
lungimiranza progettuale, oppure una visione d’insieme, ognuno pensa al proprio “orticello”, c’è ridondanza o sovrapposizione di leggi, norme, enti e competenze, o altro ancora? Qualcosa di anomalo ci deve pur essere se siamo così MALMESSI! Forse i soldi pubblici vengono mal gestiti? Il dubbio è legittimo? Il debito e’ formato da tante, piccole o grandi, voci-spesa tra le quali: Opere Intelligenti che nel tempo porteranno miglioramenti, sviluppo e benefici o da spese che possono essere considerate Superflue; delle quali se ne puo’ fare a meno, oppure, peggio ancora, da Spese Sperpero, che generano opere “Morte” o Inutili, che creano Più Danni che Benefici. Talune dovranno essere addirittura Smantellate, perché, senza lungimiranza, si sono effettuate Scelte Sbagliate che hanno sviluppato Progetti Sbagliati. Poi, talvolta, ci sono Costi che inspiegabilmente Lievitano. E il debito pubblico… diventa sempre più ENORME, Ma poi i debiti si devono pagare, o porteranno a scomode dipendenze o compromessi. Oltre al debito, le pessime scelte ambientali e urbanistiche graveranno su tutta la collettività e soprattutto sulle generazioni future, generando anche un Pericoloso Dissesto Territoriale!
Per stare a problemi attuali, parliamo della strada che da Asso-Scarenna portava a Caslino d’Erba.
Il 15 gennaio 2010, alcuni massi staccatisi, e caduti, da uno sperone roccioso sovrastante l’arteria l’hanno bloccata. E’ stato considerato come uno dei tanti eventi “naturali” che spesso in Italia accadono. Sta di fatto però, che proprio dietro lo sperone roccioso, verso monte, a circa 55 m. dal punto di stacco, nel 2006, è stato perforato un pozzetto (il n. 3 a quota 464 su “TAV. 6 : del Programma di ricerca” inviato a Regione Lombardia da Holcim (Italia) S.p.A. il 07/08/2006, visto il 9/10/2006 e pubblicato all’Albo Pretorio del Comune di Asso dal 20/10 al 5/11/2006). Nel pozzetto sono state fatte esplodere cariche per ricerche geologiche finalizzate alla successiva richiesta di apertura di una cava in loco. Molti altri pozzetti sono identificabili sempre sulla stessa tavola, in particolare, oltre al sopracitato pozzetto n. 3, altri (n. 13 5 —7 ecc.) sono presenti sulla linea che corre sopra la parete rocciosa della quale il prominente sperone roccioso, in parte franato, fa parte. Le esplosioni non hanno reso coeso il suolo, talune micro-fratture, potrebbero aver creato, nel tempo, problemi, soprattutto a rocce come quella che nel 2010 ha subito un distacco.
Nello studio geologico sulla frana, del 2013, non vi è menzione delle ricerche commissionate dal cementificio, classificando genericamente la parete rocciosa come “area soggetta a crolli”. Si sarebbe dovuto informare il geologo e recuperare i dati dello studio del cementificio. Altresi’ informarlo che tutta quell’area, nel periodo intercorso tra le due guerre mondiali, era adibita ad area-bersaglio per i tiri di artiglieria e in loco sono stati rinvenuti molti residuati di proiettili, esplosi e non, Uno, inesploso, rinvenuto il 14-5-2020 è stato segnalato ai carabinieri di Asso, poi fatto esplodere dagli artificieri, era proprio sulla linea dei due massi giacenti nel prato, in prossimità della curva verso la Cà Bianca e le piante li’ accanto potrebbero certificarne la data della caduta. (c.a. 90 anni fa)
Questa premessa serve per dare un quadro più ampio e completo dei fatti accaduti, e dei presupposti, per cui oggi si discute della riapertura del collegamento tra Asso e Caslino d’Erba tramite una Nuova Strada che costeggia il fiume Lambro, con ulteriori costi per la collettività ed erosione di una ampia fetta di pregevole territorio naturale (in antitesi con L.R.• n. 31 del 28/11/2014 per riduzione consumo del suolo e la L.R. del 15/3/2016 sulla difesa del suolo, messa in sicurezza e attenuazione del rischio idrogeologico, gestione corsi d’acqua…)
Questo tratto, lungo il lato destro del fiume, è da anni apprezzato e utilizzato da molti pedoni e ciclisti e ha visto una sua ulteriore “scoperta” con ampia frequentazione nel recente e drammatico periodo di “lockdown” dovuto alla pandemia da covid19, mentre l’enorme utilità, e importanza, di mantenere aree agricole, viene sempre piu’ evidenziata dalla tragica guerra in Ucraina! Siamo diventati troppo dipendenti dall’estero: per foraggio, alimentazione e fertilizzanti. Sulla sponda sinistra del Lambro, invece, sono stati edificati tutti i terreni, un tempo agricoli, con innumerevoli capannoni, alcuni mai venduti, altri chiusi, molti SOtto-utilizzati. II territorio Italiano, e soprattutto quello lombardo, nel corso degli ultimi decenni, ha subito un forte inurbamento ed una elevata densità abitativa.
La media italiana è di c.a. 207 abitanti per km. quadrato, la media europea è a c.a. 107 abitanti, quella della Lombardia è 418! Il vicino Piemonte è a 168, la Liguria a 280, il Veneto a 265, la Toscana a 161, la Valle d’Aosta a 38.
Questi dati danno Immediatamente la reale e drammatica situazione: urbanistica, sociale, sanitaria, con relativo inquinamento del territorio lombardo. Se poi entriamo nel dettaglio delle aree di Milano, l’hinterland e il suo nord, i dati dovrebbero far riflettere maggiormente. Ci si chiede: fin dove vogliono ancora spingersi Amministratori Locali e Politici? Anche le opere che possono sembrare “piccole”, assieme ad altre, contribuiscono al raggiungimento di quel pericoloso punto di non ritorno ambientale di cui, ora, molti si riempiono la bocca sui media e negli incontri pubblici, ma poi, imperterriti, continuano a perpetuare gli errori del passato! Non operando con lungimiranza e visione d’insieme, anche a livello economico, emergono quei costosi paradossi per cui: una frana non del tutto “naturale” ha interrotto già da 12 anni una strada e ora tutti noi dovremmo pagare per realizzarne un’altra che andrebbe a erodere ulteriore e prezioso territorio verde. La nuova strada verrebbe collocata vicino al fiume che proprio in quel tratto, che nel 1993, è stato cementato, con l’intento di metterlo in sicurezza ma poi, il Progetto Strategico di Sottobacino di ERSAF, approvato con DGR n. del 23/12/2019 ed elaborato per le parti di competenza con il contributo della CMTL propone, tra l’altro, una sua “RINATURALIZZAZIONE” togliendo quella cementificazione che si è constatato non permette all’acqua di penetrare in falda e alimentare i bacini imbriferi a cui i numerosi acquedotti comunali attingono, la fa scorrere velocemente verso la piana urbanizzata, dove spesso esonda e allaga, senza possibilità di laminazione naturale e, visti i cambiamenti climatici, ciò avverrà sempre più spesso. La nuova strada, di fatto, diventerebbe una tangenziale che, secondo il sindaco di Canzo, dovrebbe alleggerire il traffico su Canzo deviandolo su Scarenna!
Ciò creerebbe, su questa direttrice, un aumento dei flussi di traffico e smog con maggior rischio di incidenti nel tratto di Scarenna che, nella parte sud, non dispone di marciapiede in quanto sostituito con la pista ciclabile, preclusa ai pedoni!
Soprattutto i forti flussi di traffico dei fine settimana aumenterebbero pericolosi intasamenti sul “ponte dell’Oltolina”, con aumento del rischio incidenti e aggravio dei tempi di uscita, soprattutto per gli abitanti di Scarenna. La vecchia strada, quella con la frana, anche se non messa in sicurezza, verrebbe comunque utilizzata dai pedoni, pur di non camminare, respirando smog, lungo la nuova pista ciclo-pedonale affiancata alla nuova arteria. A seguito della chiusura della strada verso Caslino, a detta anche dei Carabinieri, si sono pressoché azzerati i furti nelle abitazioni di Scarenna in quanto il luogo non presenta plurime vie di fuga.
Anche l’attuale “pista ciclabile” tra Asso e Caslino d’Erba è ulteriore esempio di opera costata, mal realizzata e non funzionale! Ma, per ora, ci fermiamo qui affinché si possa riflettere su alternative più funzionali, utili alla collettività, all’ambiente e meno fagocitanti di quel forte debito pubblico che grava su tutti noi e le generazioni future. ln caso contrario Vorremmo Sapere chi è a favore di questà illogica soluzione-strada che distruggerebbe quel suolo che, in primis, Regione Lombardia vorrebbe tutelare.
Franco Bramani


