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Bimbi maltrattati in un asilo nido di Monza, direttrice arrestata: eseguita la misura cautelare per i presunti abusi

Nella mattinata dello scorso martedì 27 ottobre, i Carabinieri della Sezione Operativa della
Compagnia di Monza, hanno tratto in “arresto in flagranza differita” una 55enne di Villasanta,
direttrice di un asilo nido monzese, gravemente indiziata del reato di maltrattamenti aggravati verso
fanciulli a lei affidati per ragioni di vigilanza e custodia.


Il provvedimento scaturisce da un’indagine avviata a seguito di alcune denunce presentate nei mesi
scorsi, nelle quali venivano segnalati presunti maltrattamenti nei confronti dei piccoli ospiti della
struttura. I successivi approfondimenti investigativi, condotti con il supporto di attività tecniche di
ripresa audiovisiva autorizzate dalla Procura della Repubblica di Monza, hanno consentito di
documentare reiterati comportamenti aggressivi messi in atto dalla donna: violenti strattonamenti,
sollevamenti repentini ed energici, sino a episodi in cui i minori venivano percossi fino a cadere a
terra.

La misura precautelare è scattata all’esito di un ulteriore e grave episodio accertato attraverso le
telecamere nel tardo pomeriggio del 26 ottobre. Nella circostanza, dopo aver rimproverato due
bimbe per aver fatto fuoriuscire alcune palline dalla vasca dei giochi, l’indagata ha colpito una di
loro al volto con schiaffi facendola cadere all’indietro, ha strattonato l’altra e ha poi scagliato le
stesse palline sul capo delle due bambine.


L’intervento dei Carabinieri è scattato nelle ore successive presso il domicilio della 55enne, al di fuori
dell’ambito scolastico: ricorrendone i presupposti di legge e d’intesa con il Pubblico Ministero, la
donna è stata arrestata e associata alla Casa Circondariale di Milano San Vittore a disposizione
dell’Autorità Giudiziaria. L’attività si è conclusa con l’udienza di convalida, nel corso della quale il
Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto a carico dell’indagata l’obbligo di dimora nel comune
di residenza.


Si precisa che la persona indagata è da ritenersi innocente fino ad eventuale sentenza definitiva di
condanna.

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