Il critico d’arte, attualmente curatore alla Biennale di Venezia con il Grenada, si pronuncia in merito all’affaire che vede la conduttrice al centro delle polemiche per aver portato a casa uno specchio autografato dal celebre artista dell’Arte Povera (in diretta Rai)
Il caso
Il Fatto quotidiano pone all’attenzione la puntata del 14 marzo del 2023 del programma Rai Uno «Oggi è un altro giorno…» in cui Pistoletto, Maestro dell’Arte povera – le cui opere sono quotate anche milioni di euro- fu ospite della conduttrice e al fine di spiegare in diretta il significato del «terzo Paradiso» ne delineò la sagoma sul vetro di uno specchio. A quanto pare questo specchio era di proprietà della Bortone che, in quella occasione, commentò: «Tutto può diventare opera d’arte. Io questo poi me lo porto a casa: è mio lo specchio». L’artista, parve stare allo scherzo tanto che a fronte della richiesta di siglarlo appose la sua firma dichiarando: «Il prezzo poi lo vediamo». Sentiti i collaboratori della conduttrice lo specchio fu utilizzato poiché quelli messi a disposizione dalla produzione non erano adeguati. Tuttavia, a distanza di tempo, Repubblica fa un servizio fotografico sulla casa della Bortone, dove lo specchio appare nel salotto della giornalista con tanto di cornice. Può questo comportamento configurare una violazione del codice etico, in cui, alla voce «professionalità» si richiede che «ciascun esponente aziendale e collaboratore non può sfruttare nella vita sociale la posizione che ricopre per ottenere vantaggi economici o di qualsivoglia genere ovvero utilità che non gli spettino»?
Il parere del critico d’arte Daniele Radini Tedeschi
«Credo che la questione in esame sia di natura estetica e non etica. Cioè indipendentemente dal codice etico a cui sono tenuti i dipendenti della tv di stato si tratta qui di stabilire se quello specchio, tracciato e vergato dal grande maestro dell’Arte Povera, sia arte o meno. È quindi un discorso che attiene principalmente al linguaggio dell’arte contemporanea. Dal secondo Novecento in poi l’arte si è emancipata dai tradizionali criteri a cui prima era vincolata, che portavano la Bellezza su un piano di giudizio oggettivo. Tuttavia ciò non significa aver privato di un certo rigore la pratica artistica; chi vuole comprendere lo spirito di ogni opera deve entrare in un processo costitutivo complesso e porsi delle domande. Maria Lai quando creò quella monumentale opera vivente legando con del nastro le case di Ulassai e poi tutti i nastri alla montagna che sovrastava il paese compiva uno dei più importanti atti relazionali consegnati alla storia dell’arte, finalizzati a significare il legame tra le persone e poi tra queste ultime e la natura. Era un “ricucire” i loro rapporti. In tal senso ogni fatto artistico deve essere “ben fatto”, quello che Vasari chiamava “diligenza”. Nel caso specifico Pistoletto andava solo a spiegare, in modo del tutto estemporaneo, la sua ricerca utilizzando quello specchio come fosse una lavagna, non certo confrontabile ai famosi quadri specchianti dell’artista esposti nei principali musei del mondo. Mi viene in mente in passato la leggenda che vedeva Picasso pagare le osterie con dei tovaglioli su cui apponeva un veloce disegno e una firma, certamente non equiparabili al suo capolavoro della Guernica. In queste circostanze non siamo nel regno dell’arte ma in quello del “feticcio”. Assegnare quindi un prezzo a quello specchio e poi, da tale valore, considerare eventuali provvedimenti disciplinari contro la conduttrice per aver violato un codice etico significa riconoscere alla modernità il disorientamento che ha portato nell’arte, lo slittamento dal senso al non senso. Se accettassimo l’idea che non c’è certezza tra cosa sia arte e ciò che non lo sia non riusciremmo più a distinguere un capolavoro da una crosta».
Le dichiarazioni di Pistoletto sullo specchio
A riportare la dichiarazione di Pistoletto sullo specchio è ancora Il Fatto Quotidiano: «Non avevo idea che lo specchio che ho firmato fosse tornato a casa con lei», aggiungendo: «Il mio era un semplice atto di cortesia verso la persona che mi aveva invitato in trasmissione». E ancora: «Non credo ci fosse premeditazione, non voglio pensare ci fosse stato un ragionamento economico, è stato tutto naturale». Interrogato poi sul valore economico dello specchio: «Io non sono in grado di stabilire il valore economico del disegno, non ci ho proprio pensato. Bisogna considerare che il Terzo Paradiso è un concetto, un simbolo che è stato ripreso e replicato centinaia di volte e da tantissime persone diverse. È come la formula di un teorema, quello di Pitagora lo usano tutti, no? Non si tratta di un di segno originale unico. Certo, tutto poi può essere valorizzato da chi se lo ritrova in mano. Se ci fosse un acquirente interessato a pagare quello specchio, io non potrei mica corrergli dietro» e ancora ironicamente: «Si potrebbe trovare una soluzione salomonica: dividere lo specchio in due metà, una per Bortone e una per la Rai».
Interrogazione Fdi in Vigilanza Rai
I componenti di Fratelli d’Italia dichiarano di presentare alla Commissione Vigilanza Rai un’interrogazione per far chiarezza sulla veridicità di quanto riportato da Il Fatto Quotidiano al fine di valutare – nel caso fosse tutto vero- se tale comportamento sia compatibile con il Codice etico a cui i dipendenti Rai devono attenersi e quali potrebbero essere i provvedimenti da intraprendere nei confronti della giornalista.



