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Davide Viscardi e Cristina Cary in mostra: la bipersonale della Fondazione Sormani Prota-Giurleo

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Mostra: bipersonale di Cristina Cary e di Davide Viscardi
Luogo: Casa dei Quadri, Piazza Santa Maria Sormano (Como)
Titolo: LUNA PARK1. PLAYGROUND 1989/90 (C.C.) – PALCOSCENICO INTERIORE: ANFRATTI (D.V.)
Inaugurazione: sabato 25 luglio 2026 alle ore 16,30
Durata: sino a domenica 23 agosto 2026
Orari: venerdì, sabato e domenica dalle ore 16 alle 18,30
Informazioni: +39 3470312744 contatti@fondazionesormaniprota-giurleo.it

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La Fondazione Sormani Prota-Giurleo ETS propone una bipersonale di due artisti che vivono nell’area milanese: Davide
Viscardi
e Cristina Cary.

La partecipazione è gradita e gratuita.


Davide Viscardi presenta opere che, dietro un aspetto surreale, talvolta inquietante, talaltra palesemente ironico,
esplicitano la posizione critica dell’autore nei confronti della società attuale, della subcultura proposta e
dell’impoverimento della lingua. Nipote del fotografo Enrico Cattaneo, Davide ha vissuto in un ambiente culturalmente
molto stimolante dal punto visivo.

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Rimango sempre incantata di fronte alle opere di questo artista. La competenza tecnica nell’esecuzione dei collages si
accompagna a un senso del lavoro che, sottilmente, esprime saperi e idealità. E che fa del rapporto tra etica ed estetica
un sentire profondo, assolutamente privo di ridondanza. Non è immediata la comprensione. Inizialmente sorpresa e
piacere di fronte alla bellezza si accompagnano al disorientamento per l’accostamento tra immagini e parole.
Un’indagine più accurata porta poi a cogliere alcuni particolari che compaiono in diverse opere, come se le varie
immagini costituissero parte di un unico racconto. Un racconto che ci porta a pensare, riflettere e che ci induce al
pensiero critico così necessario in questo nostro tempo.

PALCOSCENICO INTERIORE: ANFRATTI. primo atto Attrazione – secondo atto Collisione – terzo atto Repulsione:
questo il titolo scelto dall’artista per la sua rappresentazione che racconta con queste parole:
Nulla da fare. Nella stanza ristagnava l’afrore acidulo del tempo, a terra i resti avariati di una teatralità scomposta
riflettevano l’inettitudine dell’essere… i soliti rigagnoli infetti senza sosta solcavano le escoriazioni di quella comica vacuità
mai domita. Là, sul fondo della paura, blocchi di incubi incandescenti disordinatamente vagano… tutto si cancella… ascolto
il primo gemito… nulla è cambiato. “Che magnifica giornata di danza!” … la scheletrica solitudine interiore
inesorabilmente ha trionfato, ancora una volta… così mi sono detto, sullo sbiadito sorriso dell’IO.

Cristina Cary espone disegni, acquarelli, pastelli realizzati per fermare su carta le suggestioni originate dal suo amore
per il circo, le giostre, il nomadismo. Opere, mai esposte in precedenza, che definiscono il punto di partenza per
l’elaborazione di un percorso di scultura realizzato nel 1990 in corso Vittorio Emanuele a Milano. È motivo di orgoglio,
per la Fondazione Sormani Prota Giurleo ETS, presentare il lavoro di Cristina Cary. Tra le opere della fondazione
un’altra artista, Veronika Van Eyck, è stata invitata a presentare le sue sculture in corso Vittorio Emanuele. Un percorso
cui Cristina Cary ha voluto dare titolo LUNA PARK1. PLAYGROUND 1989/90. Visionando le carte di Cristina è stato
immediato il riferimento al movimento, al metallo, alla luce e alla gioiosità che le giostre producono nel sentire umano,
e non solo. Cristina viaggia verso l’Emilia Romagna, per trovare, nelle fabbriche abbandonate lungo il Po, macchine da
luna park, macchine che svettano verso il cielo e i cui scarti, rottami, appassionano l’artista. Una sensibilità da
archeologa permette di riconoscere i “reperti” utili a diventare parti e corpo di sculture che rimandano allo spazio, al
movimento, all’acqua.

“I movimenti e circuiti, rotatori, parabolici, ellittici, vibrazionali, sussultori viaggiavano dentro di me nelle forme
dell’attrazione, nelle forme del precipizio da superare, nelle forme corporee che si manifestano nell’emotività”.

Le sculture e i disegni dell’artista rimandano al mondo dei giostrai nomadi che costituivano una miniera di
informazioni, di contatti, di conoscenza, di novità. Guardando i disegni di Cristina e ascoltandola riferire l’esperienza ho
ripensato a Melquiades, lo tzigano che permise al bimbo che sarebbe diventato il colonnello Aureliano Buendia di
conoscere il ghiaccio. Cristina, come Garcia Marquez, ci conduce in una favola, in un teatro dove le macchine ci
riportano alle Ballerine celesti, ad Anelli, al Circo della neve, delle stelle e delle peonie; una favola che permette a
elementi considerati ormai inutili di rivivere, di tornare al mondo. E Cristina è la fata che, con mani, mente e cuore,
ricrea la magia.

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