Willie Peyote, Maurizio Carucci e Mattia Cominotto hanno raccontato lo spartiacque rappresentato dall’estate nel 2001 per le loro vite e per la collettività, durante l’evento organizzato ieri da AVS
“La partecipazione è l’unica via di uscita per ritrovare il filo che si è perso nel 2001. Bisogna trovare il modo per uscire dalla nostra cerchia di riferimento e parlare coi disillusi, con gli indifferenti, con chi la pensa diversamente da noi. Solo in questo modo potremo riprendere il cammino che si è interrotto bruscamente 25 anni fa”

Dovevano parlare di “Come il G8 ha cambiato il mondo della musica”, ma alla fine è stato un viaggio nelle coscienze, personali e collettive, il dibattito di ieri sera con Willie Peyote (nome d’arte di Guglielmo Bruno), Maurizio Carucci (cantante degli EX-Otago) e Mattia Cominotto (ex chitarrista dei Meganoidi). L’incontro, organizzato da Alleanza Verdi e Sinistra e moderato dal giornalista Matteo Macor, si è svolto in piazza San Giorgio davanti a un centinaio di persone. Dopo l’introduzione del consigliere comunale Lorenzo Garzarelli, è iniziato un confronto serrato e sincero sui fatti del 2001 e sulle sfide del futuro.
“Ne abbiamo suonato e lo abbiamo celebrato con le nostre canzoni, ma per me è sempre stato difficile parlare pubblicamente del G8 di Genova”, ha esordito Cominotto. “Coi Meganoidi abbiamo partecipato alla festa di apertura, il 19 luglio, in piazzale Kennedy. L’atmosfera era festosa e nessuno si sarebbe aspettato cosa sarebbe successo dopo. All’alba del giorno dopo, siamo partiti per Udine dove dovevamo suonare. Appena sono arrivate le notizie degli scontri, sono sceso dal furgone: volevo tornare a Genova e c’è stato anche uno scontro nel gruppo per decidere cosa fare. Sono stato a Genova nell’unica giornata felice di quel mese di luglio e questa circostanza mi ha fatto sviluppare un senso di colpa perché mi è sembrato di non esserci nei momenti difficili”, ha raccontato il fondatore dei Meganoidi.
“Anch’io ho sviluppato un senso di colpa per essere stato distante nei giorni degli scontri. Nel 2001 avevo vent’anni e ho partecipato al primo corteo del 19 luglio. Nei giorni precedenti, a Genova c’era un clima tossico, si parlava di bare prenotate per metterci i corpi dei manifestanti: tutti i genitori, mia madre compresa, erano in paranoia per quello che poteva succedere. Ma il 19 luglio c’era ancora un clima di gioia, col grande concerto di Manu Chao e dei Meganoidi”, ha ricordato Carucci.
“All’epoca avevo15 anni, ci eravamo organizzati per andare con la mia famiglia ma poi non siamo riusciti. Quello era il ‘Movimento dei movimenti’ ed è stato soffocato sul nascere perché altrimenti avrebbe cambiato il mondo. Se i potenti hanno reagito in modo così violento, è perché quella protesta aveva un senso. Uccidendo il movimento, hanno ucciso la voglia di parlare. Oggi parlare di politica nelle canzoni è noioso, mentre 25 anni fa era figo. Oggi sei fuori dal mondo se tratti certi argomenti, le persone ti dicono ‘facci divertire’. All’epoca si diceva ‘cancella il debito’, adesso è diventata una parolaccia parlare di patrimoniale. All’epoca si diceva ‘no logo’, adesso se vuoi cantare devi lavorare per una Major. È cambiato il paradigma”, ha osservato Willie Peyote.
“Adesso c’è la musica da crociera e la musica che nasce dal basso. Nel 2001 c’è stato uno spartiacque, c’è stata una resa. I grandi potentati economici ci stanno dirigendo dove vogliono loro. Ma c’è la possibilità di fare scelte attente che vadano nella direzione opposta”, ha sottolineato Maurizio Carucci.
“Il 2001 non è stata una sconfitta: è stata una tragedia, che ha lasciato molte persone per terra”, hanno detto Cominotto e Willie Peyote, che ha aggiunto: “È stato un omicidio, è stato un furto: ci hanno rubato una cosa col metodo più violento possibile. Le forze in campo erano troppo squilibrate perché la partita potesse essere giocata. Ora siamo circondati da persone che ci sfruttano e neanche ce ne accorgiamo. Il capitalismo ha vinto così tanto che i poveri odiano altri poveri. Pochi ultramiliardari inquinano più di miliardi di persone. Ora la sfida sarà reinventare la lotta di classe adeguandola al presente. Spesso penso che un Movimento come quello nasca una volta ogni secolo, ma sinceramente spero di sbagliarmi”.
Alla fine, per tutti e tre, il quadro è difficile ma non disperato. “Il G8 ha rappresentato la distruzione del Movimento, ma anche la possibilità di un riscatto: pochi anni dopo, a Roma c’erano 3 milioni di persone in piazza contro la guerra in Iraq. Oggi c’è meno consapevolezza e siamo di meno rispetto ad allora. Ma dobbiamo trovare il modo per uscire dai nostri circuiti abituali e parlare con le persone che vivono il disagio della modernità senza trovare risposta”, hanno concluso Willie Peyote, Maurizio Carucci e Mattia Cominotto.


