La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha emanato una nuova nota ufficiale indirizzata al Comune di Como con cui integra e rettifica il suo precedente parere, modificando in modo sostanziale gli interventi previsti sui ciliegi ornamentali di via XX Settembre.
Non si toccano. La Soprintendenza ha riconosciuto il valore storico, paesaggistico, identitario e relazionale dei ciliegi della via, piantati per la prima volta nel 1947 come simbolo di rinascita dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale. Di fatto, non potranno essere sostituiti con dei peri, ma solo con altri alberi della stessa specie.
Ci tocca ricordare un’altra volta al sindaco che avevamo presentato una mozione in Consiglio comunale, sottoscritta da tutti i gruppi di minoranza, che chiedeva proprio ciò che è stato deciso dalla Soprintendenza: il taglio dei soli ciliegi malati e la sostituzione con altri ciliegi dello stesso tipo. Mozione che, ovviamente, è stata bocciata. Come al solito, tutto questo si sarebbe potuto evitare con un pizzico di buon senso e propensione all’ascolto.
Teniamo a sottolinea l’importanza del lavoro fatto dal comitato, dalla sua presidente, dai cittadini e da tutti gli attori coinvolti, a più livelli. Tutte le parti politiche hanno collaborato, andando nella stessa direzione. Si è tentato di dialogare anche con tutti coloro che in qualche modo erano chiamati ad assumere decisioni. Purtroppo mentre il coinvolgimento della Regione Lombardia e dei diversi esperti – agronomi è stato molto positivo ed ha arricchito il confronto, il Sindaco e l’amministrazione comunale, invece, non solo si sono sottratti ad ogni momento di discussione, ma si sono arroccati su posizioni rigide, senza ascolto e sensibilità, con la cieca volontà di mostrare i muscoli, volendo far credere che chi è più arrogante ha ragione e vince.
Oggi hanno vinto i cittadini? Sì, ma non solo. Hanno vinto le istituzioni e la partecipazione. Ha vinto il dialogo. Perché quando le istituzioni si parlano allora i cittadini sono davvero più sicuri e la città torna ad essere comunità.
Daniele Valsecchi e Silvana Campisano



