Al momento stai visualizzando MILANO: “Capodanno 2023″🎉 “Canto di Natale” per i ragazzi 🎄e “Il Viaggio di Neacò” 🎼🎷MILANO:

MILANO: “Capodanno 2023″🎉 “Canto di Natale” per i ragazzi 🎄e “Il Viaggio di Neacò” 🎼🎷MILANO:

  • Tempo di lettura:3 min di lettura
  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Teatro / Uncategorized
  • Commenti dell'articolo:0 commenti
Pubblicità

CANTO DI NATALE  10 dicembre ore 16,30

repliche

Martedì, 27 dicembre 2022  ore 16,30
Sabato, 7 Gennaio 2023  ore 16,30

Biglietto unico €10 




di Charles Dickens

Regia Serena Renzi

Scrooge vecchio avaro ed egoista, uomo burbero, non vuole cambiare né pensare di più agli altri, ma proprio alla vigilia di Natale gli si presentano inaspettatamente i tre fantasmi del Natale. Questi gli fanno ripercorrere la sua esistenza fino a quel momento, il suo presente e gli mostrano anche ciò che accadrà in futuro. L’essere spettatore della sua vita gli fa capire che il suo egoismo e la sua indifferenza hanno causato solo tristezza e odio e l’unico modo di liberarsi del peso che prendere coscienza di tutto questo gli ha provocato è pentirsi e cercare di rimediare.     

17 e 18 Dicembre
“Il Viaggio di Neacò”

Tornano i Neacò con la loro coinvolgente Musica “Contaminata”


Pubblicità

Giovanni Imparato – percussioni e voce

Luigi Carbone –pianoforte, tastiere, voce e voce narrante

Antonio Carluccio – voce e chitarra classica

Mats Erik Hedberg – TT guitars & Ebow

Davide Grottelli – sax, flauto e clarinetto

Annarita Di Pace – voce e violino

Aldo Perris – basso elettrico e voce

In che modo avviene questa “Neapolitan Contamination”? La scelta del complesso è originale e

coraggiosa: vengono riproposte canzoni, che ripercorrono 5 secoli di storia della musica

napoletana (la canzone più antica, Michelemmà, risale al Seicento, forse prima). Ciascun pezzo

viene ibridato secondo un’influenza diversa, cercando punti di contatto o di contrasto: “si parte

dall’America del Nord (dal più antico genere gospel fino al funky, passando per lo swing, il jazz, il

blues, il 5/4 di Take Five); si scende ai Caraibi, in Germania e a Cuba (con un trio di pezzi calypso,

reggae e salsa) e poi in Argentina con il tango; si attraversa l’Atlantico per arrivare all’ Africa e

infine in Europa, prima in Spagna (con il flamenco) e poi in Italia (con un omaggio allo stile di Fred

Buscaglione). L’accostamento deriva ora dal ritmo, ora dal significato, ma è sempre istruttivo e

orientato all’arricchimento reciproco.

I testi stessi delle canzoni vengono riprodotti ricostruiti e commentati per restituire un’immagine

aperta del futuro, visto come serbatoio di opportunità. Come nella celeberrima “Funiculì funiculà”

(reinterpretata attraverso gli echi del Kilimangiaro), che alla fine dell’Ottocento celebrava la

funicolare del Vesuvio, disinnescando le loro paure: “io ffuoco coce ma si fuje, e nun te corre

appriesso”.

Il risultato è uno straordinario matrimonio di suoni, di ambienti e di atmosfere, dove il contrasto

già implicito nella canzone napoletana – la profondità struggente dell’amore la nostalgia che

attraversa ogni nota, la leggerezza, l’ironia, il peso del male sempre in agguato, la paura e la

spensieratezza – risulta amplificato dagli stili e dalle sonorità che vi vengono innestate. È il nome

stesso del gruppo a fornire un’interpretazione di questo fenomeno, che spinge ogni battuta a

vibrare assieme a chi ascolta: “La parola aréteca (noi abbiamo aggiunto solo l’acca) in napoletano

descrive uno stato di irrequietezza, di movimento continuo… Da qui l’idea di muovere le cose, di

stimolare il cambiamento, sviluppo, civiltà attraverso l’arte, grazie al lievito della contaminazione.

Per un’energia che viene generata dalla curiosità e dalla tolleranza”. Un futuro quello racchiuso, in

queste canzoni del passato mescolate con altri ritmi antichi e recenti nel nome di una modernità

rivendicata, verso il quale bisogna muoversi con la voglia di fare le cose perbene.

Oh, yeah. Anzi, jammo, jammo, ‘ncoppa jammo jà…

Lascia un commento