Monte San Primo. Rosati (AVS): “Il progetto di riqualificazione va profondamente rivisto alla luce degli effetti della crisi climatica. Non ha senso oggi proporre nuove piste da sci a bassa quota. Condivido le ragioni del Coordinamento e le proposte emerse in Commissione. Presenterò una mozione che impegni la giunta regionale a modificare il progetto. Le risorse economiche già previste devono rimanere nel territorio lariano e del Monte San Primo».
Si è conclusa da poco la riunione congiunta delle Commissioni V^ e VI^ del Consiglio regionale impegnate ad ascoltare il “Coordinamento Salviamo il Monte San Primo”, che si batte per modificare radicalmente i contenuti del progetto di riqualificazione sostenuto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal comune di Bellagio, che prevede la creazione di impianti sciistici al di sotto dei 1.500 metri di altezza.
I componenti del coordinamento, che raggruppa 39 tra associazioni e organizzazioni, hanno contestato, dati alla mano, i contenuti del progetto a partire dalla volontà di creare nuove piste da sci a bassa quota, nuovi bacini idrici di accumulo per la creazione della neve artificiale, 150 nuovi posti auto, il taglio di un bosco per far posto al parcheggio delle autovetture.
Nel sostenere le proprie ragioni il Coordinamento fa leva in particolare sugli effetti della crisi climatica in atto, effetti che il progetto, che gode di finanziamenti pubblici pari a 5 milioni di euro, non considera affatto.
Nel dibattito è emersa, da parte dei consiglieri di maggioranza e di opposizione, la volontà di rivedere radicalmente il progetto originario a partire dallo stralcio della proposta di creazione di nuove piste da sci e di tutto ciò che ne deriverebbe, ma di puntare su una rivitalizzazione del territorio in chiave di turismo ecologico, mantenendo comunque i finanziamenti esistenti.
«Le ragioni del Coordinamento sono tutte da sottoscrivere – ha dichiarato nel suo intervento Onorio Rosati, consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra -, compreso il tema del rischio idrogeologico esistente nella zona del Triangolo Lariano, che andrebbe affrontato per primo. L’idea di modificare il progetto su nuove basi, compatibili con l’ambiente montano, e per un turismo ecologico sono sicuramente i punti da cui partire, compresa l’eliminazione, come prevede la proposta progettuale, di alcune infrastrutture sciistiche obsolete. Ma ciò che serve ribadire con forza riguarda le risorse: i fondi stanziati da Regione e ministero dell’Interno devano rimanere sul territorio lariano, proprio per far rivivere e rendere attrattiva la montagna alle prese con cambiamenti epocali dovuti alla crisi climatica in atto».
Infine, per trasformare le parole in azioni concrete, Rosati propone un’iniziativa a livello consiliare.
«Con altri consiglieri presenterò una mozione che tenga conto delle ragioni emerse nella riunione odierna e che impegni la giunta a modificare, in accordo con il comune di Bellagio e la Comunità Montana, il progetto originario».



