RIMINI – Nella notte più lunga del Tribunale di Rimini, la Corte d’Assise ha pronunciato le parole che riscrivono la storia di uno dei casi di cronaca più mediatici degli ultimi anni: Louis Dassilva è stato assolto. L’unico imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino, torna a essere un uomo libero dopo quasi due anni di custodia cautelare in carcere.
La sentenza è arrivata alle 2:20 di notte, dopo ben 16 ore di camera di consiglio. Per i giudici e la giuria popolare, il 36enne di origine senegalese non è l’assassino. La formula della Corte d’Assise cancella la richiesta di ergastolo avanzata dalla Procura: assoluzione per non aver commesso il fatto.
Al momento della lettura del dispositivo, l’aula è esplosa in un boato. Dassilva, rimasto impassibile per tutti i dieci mesi del processo-maratona, è scoppiato in un pianto liberatorio, abbracciando i suoi legali, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, e la moglie Valeria Bartolucci, che non ha mai smesso di difenderlo pubblicamente. “Ha vinto la giustizia”, sono state le prime parole dell’uomo all’uscita dal carcere.
La caduta del teorema indiziario
Il caso di via del Ciclamino ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso, alimentato da un intreccio di segreti condominiali, tensioni familiari e una relazione extraconiugale – quella tra Dassilva e la nuora della vittima, Manuela Bianchi – diventata il fulcro del movente secondo l’accusa.
La Procura di Rimini aveva costruito un impianto accusatorio basato principalmente su elementi indiziari:
- I filmati della telecamera di sicurezza (Cam 3): un’ombra ripresa nei pressi del garage poco dopo l’omicidio che, secondo i periti dell’accusa, corrispondeva alla corporatura di Dassilva.
- L’assenza di un alibi solido: la mancanza di riscontri oggettivi sulla sua esatta posizione nei minuti in cui Pierina Paganelli veniva aggredita.
- Il movente passionale: il timore che la vittima scoprisse la relazione segreta, mettendo a rischio la stabilità della sua vita.
Tuttavia, nel corso delle udienze, la difesa è riuscita a dimostrare la fragilità di queste pretese prove. In assenza di tracce di DNA dell’imputato sulla scena del crimine o sull’arma del delitto (mai ritrovata), il dubbio ragionevole ha prevalso, come previsto dai cardini del diritto penale.
“È meglio cento colpevoli fuori che un innocente in carcere”, aveva ricordato lo stesso pubblico ministero Daniele Paci durante la requisitoria, quasi a voler anticipare l’importanza del principio del fatto provato al di là di ogni ragionevole dubbio.
Il significato di questa sentenza
L’assoluzione di Louis Dassilva rappresenta una svolta non solo per la sua vita, ma per la percezione della giustizia nel nostro Paese. Quando la pressione dei media e dell’opinione pubblica è asfissiante, il rischio del “colpevole a tutti i costi” è sempre dietro l’angolo.
I giudici di Rimini hanno dimostrato indipendenza e rigore, ricordando che un processo si celebra nelle aule di tribunale e non nei salotti televisivi. La “rinascita della giustizia” evocata dalla difesa sta proprio in questo: nel coraggio di fermarsi di fronte all’insufficienza di prove certe, restituendo la libertà a un uomo sul quale pendeva lo spettro del carcere a vita.
Resta, indelebile, il dramma di Pierina Paganelli. Un omicidio efferato e violento che, a oggi, non ha ancora un colpevole. Le indagini dovranno ripartire da zero per dare un nome alla mano che quella sera tese l’agguato nel buio del garage di via del Ciclamino.


