Nell’odierna mattinata, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale
emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Parma, su richiesta della Procura
della Repubblica, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Parma hanno
tratto in arresto FUMAGALLI Brenda Alesandrina (cl. 2005, originaria di Cuba), gravemente
indiziata dell’omicidio del compagno convivente GASTON OGANDO Cristopher (28 enne, di
origini dominicane), deceduto nel nosocomio cittadino nella giornata del 5 marzo u.s. a seguito di
una profonda ferita procurata da un’arma da punta e da taglio.
Secondo quanto ricostruito, il 4 marzo 2026, alle ore 18:00 circa, i Carabinieri di Parma sono
intervenuti presso un’abitazione situata in Borgo Riccio n. 31 a seguito di una segnalazione del 118
per un presunto accoltellamento. Sul posto, i sanitari stavano prestando le prime cure a GASTON
OGANDO Cristopher, trovato in gravissime condizioni, mentre la compagna convivente,
FUMAGALLI Brenda Alesandrina, si trovava nei pressi dell’ambulanza.
Il personale del 118 intervenuto forniva una descrizione precisa delle condizioni critiche in cui
avevano rinvenuto la vittima, raccogliendo le parole sia dell’uomo (“Aiuto, respiro male, muoio,
portatemi in ospedale, aiutatemi!)” che della donna (“stavo cucinando, stavamo scherzando, mi
sono girata” con ciò facendo come il gesto di impugnare il coltello roteando il busto all’indietro); in
sostanza, la donna spiegava al sanitario che era stata lei a dare la coltellata all’uomo. I soccorritori
quindi notavano la ferita da punta nella porzione sotto ascellare del torace laterale sinistro.
Nonostante il trasporto d’urgenza in codice rosso e un delicato intervento chirurgico, la vittima
decedeva la mattina seguente a causa di uno shock emorragico conseguente alla profonda ferita da
arma bianca.
Sin dalle prime battute dell’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta prima
dalla Sezione Operativa della Compagnia e poi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri,
FUMAGALLI Brenda Alesandrina ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente domestico.
Secondo le dichiarazioni e la ricostruzione dell’indagata, mentre si trovava in cucina intenta a lavare
le stoviglie con un grosso coltello in mano, il compagno le si sarebbe avvicinato alle spalle per
“sculacciarla” per gioco; nel voltarsi di scatto per intimargli di smettere, la donna lo avrebbe
inavvertitamente colpito, sostenendo che l’uomo si fosse di fatto “auto-trafitto” nell’intento di
abbracciarla.
La donna ha raccontato ai Carabinieri in maniera ripetitiva una medesima versione dei fatti, senza
mai variare alcun particolare, e dunque senza mai discostarsi da quanto sino ad allora dichiarato,
evidentemente persuasa della assoluta credibilità della versione stessa.
L’articolato quadro indiziario è il frutto di un tempestivo e incessante sforzo investigativo profuso
dai Carabinieri. Immediatamente dopo la richiesta di soccorso, il rapido intervento delle pattuglie
della Compagnia di Parma ha permesso di cinturare l’area e così cristallizzare la scena del crimine.
Nelle ore e nei giorni immediatamente successivi, il personale specializzato della Sezione Operativa
prima e del Nucleo Investigativo poi, ha condotto dettagliati sopralluoghi e accertamenti tecnici urgenti all’interno dell’abitazione, procedendo al sequestro dell’arma del delitto e di altri reperti
fondamentali. Questa rigorosa attività di indagine tradizionale e di repertamento è stata affiancata
e supportata dall’escussione a tappeto di vicini di casa, sanitari e familiari, nonché da una complessa
attività tecnica rivelatasi determinante per verificare la fondatezza della versione fornita dalla
interessata.
Le indagini, corroborate anche dai preliminari esiti dell’esame autoptico, hanno consentito di
smentire le dichiarazioni dell’indagata in ordine alla natura accidentale dell’evento e di far
propendere, viceversa, per la volontarietà della condotta dell’indagata.
Nello specifico, come osservato dal G.I.P. in relazione alla ricostruzione dei dati oggettivi e medico-
legali, la piena volontarietà dell’azione omicidiaria è stata dedotta da almeno 2 elementi dirimenti:
− la postura della vittima e la direzione del colpo, nel senso che la lama è penetrata dall’alto verso
il basso e da sinistra verso destra. Questa traiettoria indica in maniera (allo stato)
incontrovertibile che la vittima si trovasse di fronte all’indagata, con almeno il braccio sinistro
sollevato. Tale dato permette di smentire la versione della donna, la quale sosteneva di essersi
girata di scatto mentre l’uomo cercava di abbracciarla da dietro;
− la ferita a forma di “S” sulla mano dell’indagata: trattasi di un dettaglio cruciale, consistente nella
tipologia della lesione riscontrata sul palmo della mano destra della donna. L’indagata aveva
giustificato il taglio sostenendo di essersi ferita raccogliendo il coltello dopo che la vittima se lo
era estratto dal corpo. Il GIP ha ritenuto questa ricostruzione illogica: la ferita longitudinale è in
realtà la classica lesione da “scivolamento”. L’indagata -secondo il GIP- avrebbe impugnato
l’arma con una “presa a martello” e, vibrando il colpo con estrema potenza, la mano sarebbe
scivolata lungo il manico bagnato, superando il ricasso metallico e tagliandosi sull’apice del filo
tagliente.
Le attività tecniche, e le sommarie informazioni rese dai familiari e dai conoscenti della vittima,
hanno delineato un quadro relazionale critico. L’indagata è stata descritta come una persona dotata
di un temperamento forte, irascibile, possessiva e incline a scatti d’ira, durante i quali era solita
aggredire verbalmente e fisicamente il compagno.
Sulla base di tali elementi, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto sussistenti i gravi indizi
di colpevolezza per omicidio volontario, aggravato dalla convivenza. Il delitto è stato inquadrato
come un atto scaturito da una repentina reazione violenta dell’indagata.
Il GIP ha ampiamente motivato l’esigenza cautelare basata sul concreto rischio di reiterazione del
reato. Tale rischio, secondo il Giudice, si evince dai dati oggettivi dell’indagine: la personalità
aggressiva e pericolosa della donna si riflette in una manifesta incapacità di contenere i propri
impulsi violenti. Questa totale assenza di freni inibitori sarebbe dimostrata in primo luogo
dall’efferata gravità intrinseca del gesto omicidiario, ma troverebbe solide radici anche
nell’aggressività pregressa verso il compagno, confermata sia dai familiari della vittima che da
soggetti terzi. Ne emerge il ritratto di una personalità capace di alternare momenti di compostezza
a repentine e totali perdite di controllo.
Di conseguenza il GIP ha ritenuto sussistente il rischio che l’indagata, emotivamente molto provata
per l’accaduto, possa lasciarsi andare a nuovi episodi lesivi per l’incolumità altrui o propria
disponendo la misura degli arresti domiciliari congiuntamente all’applicazione del dispositivo di
controllo elettronico c.d. “braccialetto”.
Nella mattinata del 28 marzo, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di
Parma hanno rintracciato in provincia di Milano l’indagata che è stata arrestata. La donna, a cui è stata notificata l’ordinanza di misura cautelare, è stata sottoposta pertanto al regime degli arresti
domiciliari, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che sarà fissato dal Giudice, interrogatorio nel
corso del quale potrà esplicitare la sua versione dei fatti.


