Il caso di Giovanni Iannelli il giovane ventenne morto in una gara ciclistica a Molino dei Torti scuote gli animi e agita le notti di parecchi di noi. Non si capisce e non si comprende perchè il Pm di Alessandria non apre un procedimento processando i responsabili di una tanto evidente tragedia certo non cercata da chi andava in bicicletta e stava sprintando in una stradina di un paesino a 70 km orari dove tra pali della luce, angoli con spuntoni di cemento e altri pericoli di cui si è ampiamente dibatutto anche con un servizio delle Iene, ecco l’intervento di una della massime cariche dello sport dirigenziale. Giovanni Malagò esce allo scoperto con un tweet lungo per rispondere a Carlo Iannelli papà di Giovanni.



Per arrivare a questo post Carlo ha più e più volte sollecitato le Autorità dello sport, ci sono anche delle telefonate tra lui e il Presidente della Federazione ciclistica italiana Cordiano Dagnoni.
Ma veniamo ai fatti di questi giorni. Un tweet di Giovanni Malagò che espone così il suo punto di vista nella questione dell’incidente mortale di Giovanni




In questo tweet Malagò parla dei reiterati appelli di Carlo, aggiunge di aver già discusso con Carlo e la sua stessa posizione sul caso del povero Giovanni.
Malagò si dice comprensivo nel dolore della scomparsa di Giovanni, aggiunge di essere accanto alla famiglia, ma pone dei limiti che la stessa legge impone per la sua posizione istituzionale.
Sempre Malagò aggiunge nel suo post che “non c’è insensibilità ne mancata assunzione di responsabilità dietro a queste parole ma semplicemente una dinamica oggettiva e incontrovertibile.
Malagò aggiunge che Carlo sofrirebbe di frustrazione dovuta alla perdita del figlio. Malago’ ricostriusice poi la vicenda incanalandosi nella sequenza di svolgimento delle pratiche organizzative, ricordando che civile e penale sono e vanno nella stessa direzione.
Malagò closa il suo post dando un ultimo ricordo a Giovanni e la possibilità in futuro di organizzare degli eventi dedicati al suo giovane figlio.

La risposta di Carlo Iannelli non si è fatta attendere, ve la proponiamo qui di seguito:
“Egregio illustrissimo signor Presidente del #CONI Dott. #GiovanniMalago’, in merito al suo tweet dei giorni scorsi, indirizzato al sottoscritto, sottopongo nuovamente alla Sua attenzione le seguenti circostanze, con riserva delle ulteriori, che Le chiedo di voler approfondire per come trattate dalla Federciclismo e dai suoi organi di giustizia sportiva. Resto a Sua disposizione e, in attesa di riscontro, le porgo i miei migliori saluti. Carlo Iannelli
Luca Botta, giudice di gara della federciclismo, presidente del collegio di giuria, con mio Figlio Giovanni morto, steso a terra sull’asfalto, a 144 metri dalla linea di arrivo, emette un comunicato con su scritto nulla da segnalare. Non segnala neppure le evidenti carenze di carattere tecnico organizzativo, poi accertate e sanzionate, nella misura massima, dalla corte sportiva di appello della federciclismo, direttamente correlate alla morte di mio Figlio Giovanni (transennatura non conforme al regolamento tecnico e estrema pericolosità del rettilineo di arrivo)
Giulia Fassina, giudice di gara della federciclismo, dichiara il falso ai Carabinieri di Castelnuovo Scrivia e quindi si ripete, in maniera ancora più orrenda, disumana ed agghiacciante, avanti alla procura federale della federciclismo.
Piero Angelo Cisi, vice presidente del GS Bassa Valle Scrivia, società organizzatrice quella corsa ciclistica mortale, dichiara il falso ai giornali circa la lunghezza della transennatura, affermando che le transenne erano posizionate a 180 metri dalla linea di arrivo, mentre invece la corte sportiva di appello della federciclismo ha accertato che esse misuravano 50 metri scarsi.
La predetta società organizzatrice, tramite l’avvocato Gaia Campus (componente della commissione nazionale elettorale della federciclismo) di Roma, produce documentazione falsa relativa alla sicurezza di quel percorso di gara nel giudizio svoltosi avanti alla corte sportiva di appello della federciclismo. Detta circostanza viene rilevata e recepita dalla corte sportiva di appello della federciclismo che chiede invano alla procura federale della federciclismo di dare ulteriore corso, secondo le proprie competenze, per i gravissimi illeciti sportivi riscontrati e persino dei reati, ma questa non si attiva.
La struttura tecnica del comitato regionale Piemonte della federciclismo approva, dalla sera alla mattina, il programma di gara di quella corsa ciclistica mortale, senza i documenti relativi alla sicurezza, obbligatoriamente previsti dal regolamento tecnico.
La federciclismo ha fornito gratuitamente ai tanti soggetti, tesserati della federciclismo, coinvolti a vario titolo nella morte di mio Figlio Giovanni (anche lui un tesserato della federciclismo che tra l’altro ha vestito la maglia azzurra) due avvocati romani ed un consulente; quest’ultimo, un esponente apicale della federciclismo, dopo aver fatto il consulente per la procura federale della federciclismo, dopo aver tentato di condizionare il giudizio della corte sportiva di appello della federciclismo secondo i desiderata di quest’ultima, diventa addirittura consulente del pubblico ministero di Alessandria che, all’esito di quella perizia fuorviante, ha archiviato il procedimento per l’omicidio colposo di mio Figlio Giovanni.
Orbene, tutti i soggetti suindicati sono tesserati della federciclismo, ma la procura federale della federciclismo, capeggiata dall’ avvocato Nicola Capozzoli di Roma, non ha minimamente sanzionato i soggetti suindicati, ignorando la mia denuncia con la quale chiedevo la radiazione (anche di altri soggetti) ed andando a braccetto con la procura della repubblica di Alessandria verso l’archiviazione dell’omicidio di un ragazzo innocente, di un corridore esemplare di 22 anni.

