Il caso del povero Giovanni Iannelli prende una piega non facile da spiegare per chi la segue da tempo. La Giustizia richiamata da Carlo Iannelli sugli accadimenti dell’incidente in corso e malgrado molteplici evidenti documenti, non hanno portato a nulla. Non ci sarà un processo penale e nemmeno la Federciclismo ha optato di proseguire con ulteriori accertamenti, indagini, quindi tutto in prescrizione.
Carlo Iannelli mostra tutta la sua rabbia per una Giustizia che dal 2019 non ascolta, non indaga, non verifica a suo dire e proprio attraverso quel video tremendo dove si percepisce la caduta del giovane morto poco dopo, dove il Giudice di gara dichiara di essere molto vicino ai corridori, dove i Carabinieri arrivati scrivono sul verbale “nulla da dichiarare”.
La Giustizia a cui spesso ci affidiamo non sempre rende onore agli uomini di Stato che dovrebbero tutelare il Diritto a sapere la verita. Carlo Iannelli, ha sempre presentato documenti e testimonianza veritiere, ma malgrado tutto, oggi la Federciclismo archivia, chiude. Ecco cosa scrive Carlo Iannelli, dopo l’ennesimo schiaffo dalle Istituzioni:
“La prima sezione del tribunale federale della federciclismo, presieduta dall’avvocato piemontese Patrich Rabaini, dopo la riapertura delle indagini furbescamente disposta dalla procura federale della federciclismo per evitare il rinvio a giudizio, da parte della procura della repubblica di Roma, del suo procuratore capo avvocato Nicola Capozzoli, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di Ferrari Ennio, del Gruppo Sportivo Bassa Valle Scrivia A.S.D. e di Tuninetti Gianni per essere gli illeciti disciplinari loro contestati tutti estinti per intervenuta prescrizione dell’azione disciplinare. E così la federciclismo, presieduta da Cordiano Dagnoni, dopo avere ammazzato mio Figlio Giovanni, dopo averlo calpestato, umiliato ed offeso, dopo aver imbrogliato le carte tramite i suoi scagnozzi, ha messo la pietra tombale sulla vicenda relativa alla morte di mio Figlio Giovanni. Ed inoltre il pubblico ministero Andrea Trucano della procura della repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, nonostante i molteplici ed inequivocabili elementi, travisando la realtà, ricorrendo ad aberrazioni giuridiche fondate su menzogne, avvalendosi della consulenza di un esponente apicale della federciclismo incompatibile e depistante, omettendo attività d’indagine ed altro, si ostina ad archiviare la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto Processo per accertare la Verità ed assicurare davvero la Giustizia.”


