Francesco Forciniti ex Parlamentare di Alternativa, oggi fuori dalla politica nazionale, prosegue la sua marcia di divulgare di notizie e informazioni che possono aiutare i cittadini a capire meglio come su muove il mondo. Qualche giorno fa lo spettacolo di Roberto Benigni sulla Tv di Stato, ha destato dubbi e non poche polemiche. Ance Forciniti è intervenuto proponendo una lettera aperta allo stesso Benigni, che vi proponiamo qui di seguito.
“Caro Roberto, una premessa, affinché tu sappia che non ce l’ho con te: io ti sono riconoscente per le risate che mi hai fatto fare in “Non ci resta che piangere”, “Johnny Stecchino”, “Il mostro”, e così via. Mi sono emozionato come tanti davanti a “La vita è bella”. Lo considero un capolavoro assoluto, così bello che certamente avresti vinto l’Oscar anche se avessi fatto a meno di riscrivere la storia facendo liberare Aushwitz ai carri armati americani. Ma ora non voglio parlarti di questo.
Ti dirò di più: io sono profondamente convinto del fatto che nei momenti cruciali gli intellettuali, gli artisti, i personaggi pubblici debbano esporsi e metterci la faccia. E sono anche d’accordo con il tipo di approccio che caratterizza il tuo modo di raccontare le cose, tutto incentrato sulla storia, che è maestra di vita e dovrebbe aiutarci a evitare di ripetere gli errori del passato.
Però credo che la storia vada raccontata tutta, compresa quella degli ultimi trent’anni. Perché va bene evocare emozioni parlando di Ventotene, ma si da il caso che l’Unione Europea si fondi non su quel Manifesto del quale tutti parlate da tre giorni, ma su altri documenti, due in particolare: il trattato di Maastricht e il patto di stabilità.
E in nome di tali trattati, branditi come una clava verso i popoli europei, negli ultimi tre decenni il sud Europa è stato condannato a subire una vera e propria colonizzazione economica da parte dei Paesi del Nord. Quel mercato comune e quella moneta unica che l’altro giorno hai descritto come il frutto del più grande esperimento politico degli ultimi cinquemila miliardi di anni non hanno fatto altro che giustificare la cancellazione di diritti sociali ed economici di milioni di cittadini, mentre le elites finanziare si ingrassavano sempre di più. Hanno legittimato la privatizzazione di servizi essenziali, i tagli agli ospedali, alla scuola, al comparto della cultura che tu rappresenti. Hanno “sgonfiato” e depotenziato il sogno visionario contenuto in quella Costituzione che tu esaltavi una quindicina di anni fa. Anche se poi nove anni fa invece hai preso a dirci che avevamo bisogno di cambiarne mezza, ora che mi ricordo.
Vedi, Roberto, i trattati che fondano l’Unione Europea sono un inno alla competizione interna e alla concorrenza fra popoli e fra Stati. E in questi anni sono stati usati per dividere, acuire le differenze e le disuguaglianze. Mentre alcuni Paesi accumulavano surplus economici spaventosi, altri si impoverivano e venivano letteralmente macellati, come è accaduto alla Grecia.
Insomma, l’Unione Europea non ha unito un fico secco, non ha scommesso su ciò che avrebbe potuto unire e affratellare, ma ha fatto l’esatto contrario. Però, dici tu, almeno siamo stati in pace per ottant’anni. E anche su questo avrei da ridire, perché nei Balcani abbiamo avuto una delle guerre più sanguinose della storia recente. E a proposito, quando in Jugoslavia è scoppiata la guerra erano un unico stato federale, mentre adesso che non lo sono più sono in pace. Quindi forse non è sempre vero che stare uniti “a ogni costo” preservi la pace. Se la guerra è nell’animo delle persone, non c’è costruzione politica che la possa evitare. Viceversa, se semini con il tuo agire i presupposti per una convivenza reciprocamente rispettosa, puoi stare in pace anche in mezzo a centomila popoli con altrettanti governi nazionali.
E non basta: oggi quella Unione Europea che tu esalti vuole indebitare i suoi cittadini e togliergli anche quel po’ di welfare sopravvissuto a Maastricht per armarsi fino ai denti, e mette nero su bianco di voler “ottenere la pace attraverso la forza”. Davvero non hai nulla da ridire su questo? Davvero ti ci riconosci ancora in maniera così appiattita e acritica?
Ecco caro Roberto, nei momenti complicati gli intellettuali hanno il dovere di dire parole di verità, affrontare il nodo delle questioni, prendere posizione. Non farti mandare in televisione a fare l’improbabile difesa d’ufficio di qualcosa che non funziona, e tu lo sai bene. Le questioni che abbiamo sul tavolo sono gravi, delicate, decisive, e non possono essere affrontate con la banalità del sensazionalismo che pure sei bravissimo a provocare. Sei troppo intelligente per non capire che la gente si aspetta qualcosa di migliore e di diverso da uno come te.
“Con la mia faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo” (cit.), tuo Francesco.”


