Al momento stai visualizzando TRIESTE: GARANTE PERSONA CONNESSIONI DIGITALI STOP POVERTA’ EDUCATIVA GIOVANI
Il Garante regionale dei Diritti della Persona, Paolo Pittaro, insieme a Serena Colautti

TRIESTE: GARANTE PERSONA CONNESSIONI DIGITALI STOP POVERTA’ EDUCATIVA GIOVANI

Pubblicità

“L’atto di trasmettere nuove e sempre più sofisticate conoscenze a giovani e giovanissimi, attraverso la loro educazione, deve avvenire in maniera corretta. Non solo tecnicamente efficace in quanto a modalità d’accesso e di utilizzo degli strumenti digitali, ma anche e soprattutto sotto il profilo sociale, perché il web è un mondo e un mezzo di comunicazione che richiede necessariamente una correttezza nell’approccio che vada in due sensi. Verso l’altro, certo, ma esigendo altresì la medesima correttezza nei propri confronti, linguaggio compreso”.

Pubblicità

 

Lo ha sottolineato, nella sala multimediale Tessitori di piazza Oberdan a Trieste, il Garante regionale dei Diritti della

persona, Paolo Pittaro, nell’indirizzo di saluto che ha preceduto

l’incontro “Connessioni digitali – Per una cittadinanza digitale

Pubblicità

attiva e consapevole”, da lui stesso organizzato in

collaborazione con l’Associazione Diritti e Storti.

“È perciò importante – ha aggiunto – che tutti i professionisti e

i soggetti protagonisti di tale, indispensabile, forma di

educazione si muovano tenendo sempre presenti i profili tecnici,

etici e sociali”.

L’evento, al quale era possibile partecipare sia in presenza che

in streaming, era dedicato a docenti ed educatori della scuola

secondaria di primo grado. Nel corso dei lavori è stato anche

presentato il progetto “Connessioni digitali”, proposta di

curriculo digitale operativo triennale (promossa da Save the

Children Italia, Cooperativa sociale Edi e Cremit) sperimentata

in 100 scuole nazionali (la maggior parte al sud e il 26% al

nord), allo scopo di contribuire a ridurre la Povertà educativa

digitale (Ped) di bambini e ragazzi che vivono in contesti

deprivati attraverso l’acquisizione di competenze digitali di

base.

Un primo bilancio annuale, pubblicato nel novembre 2022, parla di

57 città interessate in 17 regioni, più di mille insegnanti e

seimila studenti coinvolti. Il 90% dei docenti ha detto che la

metodologia ha realmente motivato gli alunni, il 95% ha rimarcato

un impatto positivo e l’85% ha evidenziato il raggiungimento di

una maggiore confidenza con gli strumenti digitali.

“Si tratta di un tema a me molto caro, sia a livello personale

che legato alla carica che ricopro. Le nuove generazioni – ha

concluso Pittaro – nascono come nativi digitali e, rispetto a

noi, assorbono presto specifiche conoscenze. Tuttavia, parliamo

di Ped – privazione delle opportunità di apprendere, ma anche di

sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità,

talenti e aspirazioni, attraverso l’utilizzo responsabile, etico

e creativo degli strumenti – e, a causa di motivazioni sociali,

economiche o geografiche, non a tutti viene concesso un accesso

corretto”.

I lavori, moderati e commentati con l’utilizzo di numerose slide

dalla formatrice Serena Colautti, sono stati caratterizzati dagli

interventi on line di Mauro Cristoforetti (presidente della

cooperativa Edi) che ha sottolineato il rilievo dato a una

specifica educazione civica, attraverso la trasformazione delle

aule scolastiche in autentiche redazioni giornalistiche. Il fine?

Creare una cittadinanza attiva, facendo comprendere il valore

dell’esperienza, grazie a un percorso graduale tra svago,

formazione e comunicazione. Nozioni di scrittura sul web, dunque,

per approdare anche a storytelling e marketing sociale, fino a

podcast, recensioni e inchieste.

“Gli ambienti on line cambiano le dinamiche di spazio e tempo –

ha spiegato Colautti – e provocano ripercussioni sulla

quotidianità, dove l’informazione ha valore solo per chi sa cosa

farne e come contrastare le tendenze negative con i giusti

strumenti, facendo esprimere il proprio pensiero e la propria

identità in un ambiente sicuro a un target di età tra i 12 e i 14

anni”.

Cristoforetti, dal canto suo, ha sottolineato la strategicità

della pedagogia dei diritti, mentre la l’educazione civica

digitale diventa una materia ponte per aiutare anche a valutare i

messaggi e, in caso di condivisione o commento successivi, ad

assumersi la responsabilità nei confronti dei referenti.

Ancora Colautti, infine, ha auspicato che “la scuola non si

ritrovi mai sola nel supportare pensatori creativi e

multidisciplinari, davanti a un sovraccarico di informazioni

sempre più precoce. È ormai difficile distinguere il vero dal

falso e la cittadinanza digitale passa proprio di qua: da

consumatori passivi a critici e produttori responsabili di nuovi

contenuti”.

Lascia un commento