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L'assessore regionale Fabio Scoccimarro alla cerimonia commemorativa del 109mo dal martirio di Nazario Sauro

TRIESTE: Anniversario Sauro Scoccimarro “riportare statua in natia Capodistria”

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“Tra pochi mesi il busto bronzeo di Nazario Sauro che campeggia sulle Rive di Trieste compirà 60 anni e sarà l’occasione perfetta per far risuonare il suo messaggio oltre i nostri confini cittadini. I tempi oggi sono maturi: le relazioni con i nostri vicini sloveni non sono più segnate dal sospetto, ma da un dialogo costante e costruttivo. È grazie a questo clima che possiamo lanciare un progetto che molti di noi sognano da tempo: riportare la statua di Nazario Sauro a Capodistria, la sua città natale”.

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È la proposta che l’assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente Fabio Scoccimarro ha avanzato partecipando alle celebrazioni commemorative nel 109mo anniversario del martirio di Nazario Sauro organizzato dal Comitato onoranze a lui intitolato nel bacino di San Giusto.

Alla presenza del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e, tra gli altri del sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, autorità civili e militari, rappresentanti delle Associazioni d’arma e delle Associazioni degli esuli, l’assessore ha preso parte alla cerimonia che ha preso avvio con l’arrivo dei natanti del Circolo Marina Mercantile “Nazario Sauro” e del Circolo canottieri “Saturnia” per poi proseguire nei pressi della Stazione Marittima con la lettura del testamento spirituale del patriota, della motivazione della Medaglia d’oro e la deposizione di una corona di alloro presso il monumento.

“Sono passati più di cento anni da quel tragico 10 agosto 1916, ma le sue parole – ‘Prima di tutto, sempre e ovunque, italiani’ – continuano a essere un richiamo alla coesione, al coraggio e all’identità condivisa. Parole che, allora come oggi, riescono ad

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accendere lo stesso sentimento di appartenenza che sorreggeva

Nazario quando affrontava il mare dell’incertezza, quando scelse

di essere italiano. Ridurre Sauro al solo eroismo militare

sarebbe come fargli un torto. Patriota, sì, ma anche figlio

premuroso, fratello solidale, padre affettuoso: un uomo che

conosceva la voce del dovere, ma pure quella della tenerezza

familiare. Lo testimoniano le sue lettere, fitte di consigli ai

fratelli, di nostalgia per la moglie e i figli, di gratitudine

filiale. È questa umanità a 360 gradi che rende il suo sacrificio

ancora più grande, perché sceglie di rinunciare non a un’astratta

vita, bensì alle persone che amava. Lui ha già tutto negli

affetti, ma gli manca quello più grande, l’Italia e per lei si

immola” ha ricordato Scoccimarro.

Nell’occasione è stato ricordato che il monumento realizzato

dallo scultore Attilio Selva e dall’architetto Enrico Del Debbio

fu inaugurato il 9 giugno 1935 alla presenza di Re Vittorio

Emanuele III. Il 22 maggio 1944 le truppe tedesche lo rimossero

per esigenze belliche, trasformando l’area in una postazione

contraerea, e nel maggio 1945, durante l’occupazione titina, le

statue vennero fuse.

“Quella ferita, simbolica e non solo, attende – ha concluso

l’assessore – ancora di rimarginarsi. Speriamo allora, con

spirito di amicizia e nel nome di una memoria condivisa, che

Capodistria possa ritrovare il suo figlio più illustre. Non si

tratta di riaccendere divisioni, bensì di consacrare un percorso

di riconciliazione storica e culturale che ormai accomuna Italia

e Slovenia. È tempo di lasciarci guidare dallo stesso vento di

fraternità che sospingeva Sauro quando, occhi puntati

sull’Istria, sognava un futuro di libertà per la sua gente”.

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