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Fibra ottica in Regione tra promesse e cantieri fantasma

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I gravi ritardi nella rete a banda ultra larga in Emilia-Romagna sono al
centro di un’interrogazione presentata dal consigliere Marco Mastacchi, di Rete Civica. L’atto
evidenzia come il progetto, affidato a Open Fiber, stia riscontrando criticità sistemiche,
specialmente nei comuni di Monterenzio e San Giovanni in Persiceto e viene denunciata una
discrepanza tra i cantieri dichiarati chiusi e l’effettiva impossibilità per i cittadini di attivare i
servizi digitali promessi. La Giunta viene chiamata a fornire un cronoprogramma trasparente e
aggiornato per colmare il divario tecnologico che penalizza questi comuni e le aree più fragili,
informando anche sullo stato aggiornato dei collaudi dell’infrastruttura di rete e sull’attuale
situazione del nostro Appennino rispetto all’obiettivo di garantire la completa copertura a banda
larga su tutto il territorio. In un momento dominato dall’intelligenza artificiale e dalla connettività
ubiqua, migliaia di cittadini emiliano-romagnoli vivono circondati da promesse tecnologiche
mentre restano “scollegati” dalla realtà digitale e si allarga il divario tra la narrazione istituzionale e
la realtà dei cantieri fantasma. Per capire l’entità del fallimento attuale, bisogna riavvolgere il
nastro all’ottobre del 2019. In quel periodo, l’allora vice-presidente della Regione Raffaele Donini
delineava un orizzonte di avanguardia digitale che oggi suona come una nota stonata. Secondo le
sue affermazioni, entro il 2021 la banda larga sarebbe arrivata in tutto l’Appennino, centri
principali e frazioni e saremmo stati la prima regione ad assicurare a tutti i cittadini l’accesso al
web veloce e affidabile. Oggi, nel 2026, quella scadenza è stata superata da cinque anni. La
tecnologia FTTH (Fiber To The Home) — l’unica capace di portare il cavo in fibra ottica fin dentro
le abitazioni — non è un lusso, ma un’infrastruttura vitale per cittadini (si pensi alla telemedicina e
alla formazione a distanza), imprese e pubblica amministrazione. Il mancato rispetto di questa
scadenza ha innescato una vera e propria marginalizzazione digitale. Non stiamo parlando di
semplici ritardi tecnici, ma di un freno allo sviluppo che trasforma l’Appennino e le zone
periferiche in territori di serie B, proprio mentre il mondo accelera verso l’automazione. Uno dei
punti più critici sollevati da Mastacchi riguarda i civici “coperti” ma non attivabili. È il paradosso dei
cantieri formalmente chiusi ma operativamente inutili. Sui portali di Open Fiber, incaricata dallo
Stato, attraverso i piani pubblici per la Banda Ultra Larga, di realizzare la nuova infrastruttura in
fibra ottica, il bollino è verde, ma l’operatore non può vendere il servizio. Open Fiber indica nei
propri portali gli stati dei cantieri (“In progettazione”, “Aperto”, “Lavori completati”) ma non
fornisce tempistiche certe sulla reale attivazione del servizio o sulla sua commercializzazione,
rendendo difficile per i cittadini comprendere quando la linea sarà effettivamente disponibile. Le
analisi tecniche suggeriscono che i colpevoli di questo stallo siano invisibili agli occhi dei cittadini.
Si tratta di mancato collegamento al PCN, il Punto di Consegna Neutro che è il “cervello” della rete
locale. Se la fibra posata in strada non è collegata a questa centrale, i cavi restano vetro inerte
sotto l’asfalto. Oppure di assenza di collaudo finale (la verifica amministrativa e tecnica definitiva):
senza questo “visto”, l’infrastruttura non può entrare ufficialmente in funzione. Le associazioni dei
consumatori denunciano un pattern che esaspera gli utenti: tecnici che non si presentano, ritardi
sistematici e un’assistenza che sembra un muro di gomma. La crisi in Emilia-Romagna rispecchia
un fallimento nazionale: Open Fiber ha già ammesso di non poter coprire circa 700.000 civici
previsti entro giugno 2026, chiedendo una proroga al 2030. Siamo di fronte a un dato allarmante:
un progetto che doveva concludersi in due anni (2019-2021) ne richiederà probabilmente undici.
In questo lasso di tempo, la tecnologia evolve e le necessità delle imprese cambiano. Mastacchi
chiede alla Giunta la dovuta attenzione sulla questione.

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