Gennaio 1987, Corso Magenta. Un uomo con la parrucca argentea e la Polaroid al collo sfida il sacro. Oggi, il Refettorio delle Stelline riapre per raccontare dodici anni di un Warhol “italiano” e inedito.
Milano, gennaio 1987. Immaginate la scena: il Refettorio delle Stelline è avvolto nel fumo gelido dell’inverno milanese. All’interno, tra le pareti austere che profumano di storia, si muove una figura quasi aliena. Ha gli occhiali scuri calati sul naso, la pelle diafana e una macchina fotografica che non smette di scattare. Andy Warhol sta sfogliando il catalogo della sua ultima fatica, circondato dai frati domenicani che osservano, tra lo stupito e il riverente, quel re della Pop Art che ha osato sfidare Leonardo da Vinci.
Quella sera, al civico 59 di Corso Magenta, inaugurava Warhol. Il Cenacolo: 22 varianti dell’Ultima Cena. Nessuno lo sapeva ancora, nemmeno lui, ma quella sarebbe stata la sua ultima apparizione pubblica, l’ultimo atto di una vita vissuta come un’opera d’arte.
Il ritorno alle Stelline: un viaggio lungo dodici anni
Oggi, quegli stessi spazi tornano a vibrare. Fino al 20 giugno 2026, la Galleria Crédit Agricole ospita una mostra straordinaria che ricostruisce il legame profondo, viscerale e spesso inedito tra Warhol e l’Italia nel periodo compreso tra il 1975 e il 1987.
Non è la solita antologica su Marylin. È il racconto di un Andy “nostrano”, mediato dalla visione di tre galleristi visionari: Alexander Iolas, Luciano Anselmino e Lucio Amelio. Sono loro a spingerlo oltre l’estetica del consumo, portandolo a contatto con l’anima dolente e politica del Bel Paese.
Dalle trans di Pasolini alle fiamme del Vesuvio
Il percorso espositivo regala chicche che lasciano il segno:
- Vesuvius: La serie esplosiva nata dopo il terremoto in Irpinia, dove il vulcano diventa metafora di una terra bellissima e tragica.
- Ladies and Gentlemen: I ritratti queer nati dalle Polaroid di New York ma “battezzati” in Italia. Prima a Ferrara e poi a Milano, queste serigrafie ebbero una presentazione d’eccezione firmata da Pier Paolo Pasolini.
- Fede e Politica: Il martello e la falce (Hammer and Sickle) che dialogano con la sacralità dell’Ultima Cena, rivelando l’ossessione di Warhol per i simboli del potere e dello spirito.
Archivio segreto e Pop Culture
Oltre alle tele, la mostra scava nel privato e nel pop “quotidiano”. Per la prima volta, il pubblico può osservare fotografie d’archivio inedite e documenti mai esposti. Ma c’è spazio anche per la musica: in mostra le iconiche copertine dei dischi realizzate da Warhol per icone come Loredana Bertè e Miguel Bosé, testimonianza di come il suo tocco rendesse immortale chiunque sfiorasse.
Come visitarla
Questa non è solo una mostra, è un’apertura eccezionale. La galleria privata è visitabile ogni venerdì e sabato, offrendo ai milanesi e ai turisti un momento di riflessione intima nel cuore della città.
- Dove: Galleria Crédit Agricole, Corso Magenta 59, Milano.
- Quando: Fino al 20 giugno 2026 (solo venerdì e sabato).
- Ingresso: Libero.
Un’occasione per riscoprire quel filo invisibile che lega la New York della Factory ai chiostri di Milano, nel segno di un artista che ha saputo vedere il futuro prima di chiunque altro.




