A Villa Monastero un nuovo percorso espositivo dedicato al 90° anniversario della scomparsa di Marco De Marchi.
In occasione del quinto Weekend della Rete dell’800 lombardo (sabato 26 e domenica 27 settembre), la Provincia di Lecco ha proposto a Villa Monastero a Varenna un approfondimento sulle figure di Marco (1872-1936) e Rosa De Marchi (1865-1951), cui si deve il lascito della storica dimora lariana per il pubblico utilizzo.







L’iniziativa nasce in relazione al 90° anniversario della scomparsa di Marco De Marchi e si protrarrà fino al 31 gennaio 2027; propone una cospicua selezione di opere appartenute alla famiglia e donate al museo dai discendenti negli ultimi anni, tra cui alcuni abiti, libri e oggetti di arrido e di uso quotidiano.
“La valorizzazione della storia e delle collezioni museali di Villa Monasteroè sempre al centro della programmazione culturale della Provincia – sottolinea la Presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hofmann – L’occasione del 90° anniversario della scomparsa di Marco De Marchi offre lo spunto per questa nuova interessante iniziativa che permette di rinnovare concrete e proficue sinergie nate dalla collaborazione fra gli enti e gli istituti scolastici del territorio. Con questa mostra la Villa si apre nuovamente alla cooperazione con altre importanti realtà lombarde, come il Museo del Risorgimento di Milano attraverso la Rete dell’800, con cui condividiamo temi e obiettivi e, in questo specifico caso, un momento significativo del nostro recente passato”.
“Crediamo fortemente nel valore di esperienze come questa, capaci di rendere gli studenti parte attiva del territorio, facendo comprendere loro che le competenze acquisite a scuola possono essere utilizzate per raccontare, valorizzare e restituire qualcosa alla comunità” dichiarano i responsabili dell’Istituto Superiore Grafica Moda Design e di Laorca Lab.
Descrizione mostra
La mostra, curata da Anna Ranzi, nasce dalla collaborazione con il Museo del Risorgimento di Milano, la cui sede, Palazzo Moriggia, appartenne ai coniugi De Marchi. Grazie a questo nuovo percorso sarà possibile rivivere l’atmosfera di quando Villa Monastero era abitata da questi generosi benefattori, che hanno dedicato la loro vita ad attività filantropiche di vario tipo.
Lettere autografe, fotografie d’epoca, alcune riproposte a grandezza naturale e in forma di silhouette, oggetti a loro appartenuti si susseguono nelle sale della dimora, rendendola nuovamente viva.
La mostra è arricchita da due abiti femminili mai esposti prima, uno nero con gonna, sottogonna, corpino e mantellina in pizzo, uno blu con corpino in velluto e pizzo risalenti al primo decenni del ‘900 e appartenuti a Rosa Curioni De Marchi, ricomposti grazie alla rinnovata collaborazione della Provincia di Lecco con l’Istituto Superiore Grafica Moda Design e Laorca Lab, nata col progetto “Giappone sul Lario” che ha visto nella scorsa estate la realizzazione della mostra dedicata ai Kimono nel museo e la rappresentazione dell’opera MadamaButterfly di Giacomo Puccini nel giardino di Villa Monastero.
Si tratta di un progetto particolarmente significativo, pensato per mettere in relazione moda, design, storia, territorio, sostenibilità e inclusione sociale, che offre agli studenti dell’Istituto la possibilità di lavorare su una committenza concreta e di vedere successivamente valorizzati ed esposti i loro elaborati.
Il tema individuato prende spunto dalla storia diVilla Monastero e dei suoi proprietari, dalle loro passioni, dalle collezioni e dal forte legame della Villa con il territorio. Gli studenti progetteranno e realizzeranno accessori e complementi di abbigliamento, pensati come una sorta di omaggio contemporaneo ai proprietari e alla memoria del luogo.
I manufatti verranno esposti nello spazio espositivo di Villa Monastero dal 5 novembre, in relazione all’esposizione dedicata agli abiti storici appartenuti ai proprietari della Villa, creando così un dialogo tra patrimonio storico e interpretazione contemporanea degli studenti.
Nello specifico si propone un percorso dedicato alla storia della cravatta, attraverso la progettazione di una vera e propria sezione espositiva; gli studenti approfondiranno l’evoluzione di questo accessorio e realizzeranno pattern e stampe originali, ispirandosi anche agli elementi naturali, culturali e paesaggistici del territorio lariano.
Le grafiche progettate diventeranno parte di elaborati e composizioni espositive appositamente realizzate per la mostra.
Il lavoro proseguirà attraverso la reinterpretazione creativa di gioielli, accessori e decorazioni, utilizzando anche cravatte di riciclo offerte da LaorcaLab, realtà del territorio con la quale la scuola collabora da diversi anni.
La collaborazione con LaorcaLab nasce all’interno di un percorso di comunità iniziato circa sette anni fa, con l’obiettivo di creare legami tra scuola, territorio e realtà sociali locali.
LaorcaLab rappresenta per i ragazzi anche un’importante occasione di conoscenza e confronto con un’esperienza particolarmente attenta all’inclusione e alle persone con fragilità cognitive, permettendo agli studenti di comprendere come creatività e progettazione possano assumere anche un valore sociale.
Al termine del progetto, parte dei manufatti realizzati attraverso il recupero e la trasformazione delle cravatte verrà donata a LaorcaLab.
Gli oggetti potranno essere utilizzati per iniziative finalizzate alla raccolta di donazioni, che contribuiranno a sostenere le attività della Casa di Quartiere.
Questo progetto rappresenta una significativa opportunità formativa perché permette di affrontare contemporaneamente diversi temi centrali nel percorso degli studenti: progettazione, ricerca, cultura della moda, upcycling, sostenibilità, valorizzazione del territorio, storia locale, inclusione e responsabilità sociale.
L’obiettivo complessivo non sarà quindi solamente quello di realizzare un prodotto, ma di accompagnare i ragazzi in un percorso completo: conoscere la storia di un luogo, comprenderne l’identità, fare ricerca, progettare, sperimentare materiali e tecniche, confrontarsi con realtà esterne alla scuola e infine vedere il proprio lavoro diventare parte di un progetto rivolto al pubblico.
Infine, dal 3 dicembre in occasione delle festività natalizie sarà possibile ammirare nella sala da pranzo della villa una tavola apparecchiata con un antico servizio in porcellana color crema con decori e profili dorati risalente al 1897 frutto della manifattura Società Ceramica Richard (divenuta in seguito Richard-Ginori), corredato da bicchieri in cristallo e posate in argento coevi all’epoca in cui hanno vissuto i De Marchi.
La mostra è stata inserita nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio 2026 e nell’iniziativa Ville aperte in Brianza.
Le proposte si svolgono nel consueto orario di apertura della Casa Museo e sono comprese nel costo del biglietto della Casa Museo.
Marco De Marchi Biografia
Figlio di un industriale chimico, proprietario di una fiorente azienda in Argentina, Marco De Marchi (Milano, 1872-Varenna, 1936) dopo aver compiuto i primi studi a Milano, si iscrisse alla facoltà di Scienze a Pisa e alla morte del padre nel 1893 si dedicò alla cura del patrimonio familiare.
Risiedette dal 1894 al 1899 nel paese sudamericano; tornato in Italia, si iscrisse all’università di Pavia, dove intraprese studi planctonici e ornitologici, laureandosi nel 1901.
Negli anni successivi attrezzò un laboratorio limnologico, dedicato cioè allo studio idrologico delle acque continentali, nella sua villa di Pallanza sul lago Maggiore e progettò una monografia sulla fauna lacustre.
Continuò a dirigere l’azienda e ricoprendo anche alcuni incarichi governativi.
Favorì e sostenne lo sviluppo della Società italiana di Scienze naturali, della quale fu prima vicepresidente e poi presidente fino al 1936.
Arricchì le collezioni del Museo Civico di Scienze naturali di Milano con numerose donazioni e impedendo che preziose raccolte bibliografiche venissero disperse.
Nel 1903 Marco sposò Rosa Curioni e i due coniugi, amanti della montagna, finanziarono la costruzione del Rifugio Marco e Rosa sul massiccio del Bernina, a 3609 metri di altitudine.
Nel 1918 sistemò a proprie spese il giardino alpino creato dall’abate P. Chanoux al Piccolo San Bernardo, dotandolo di un laboratorio botanico.
Creò a Varenna l’incubatoio per varie specie ittiche di Fiumelatte, donato alla sua morte all’Istituto di idrobiologia dell’Università di Milano.
Dispose per testamento che alla sua morte la villa di Pallanza con il suo laboratorio fosse donata allo Stato italiano, dando vita così all’Istituto italiano di idrobiologia, incorporato nel 1977 nel Consiglio nazionale delle ricerche.
Dispose per lascito testamentario che Villa Monastero di Varenna divenisse un museo e luogo di seminari e congressi scientifici, che la residenza milanese di Palazzo Moriggia venisse donata al Comune di Milano, insieme alla sua importante collezione filatelica, oggi sede del Museo del Risorgimento.
