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Canzo, lavori sul Lambro: il fiume va anzitutto rinaturalizzato!

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La Comunità Montana del Triangolo Lariano ha in progetto alcuni interventi di ‘regimazione fluviale’
sul fiume Lambro [* vedasi nota in calce], in particolare nel tratto compreso tra Canzo, Castelmarte e Caslino d’Erba,
usufruendo dei fondi regionali per un importo totale di €. 600.000. I lavori consistono nello specifico nella ‘rimozione
depositi di materiale in alveo del fiume Lambro in alcuni tratti nei Comuni di Canzo, Caslino d’Erba e Castelmarte’,
nello ‘sfalcio e taglio piante in alveo con rimozione di materiale depositatosi sino alla quota attuale di scorrimento’ e
nel ‘posizionamento dei massi ciclopici per mantenere la variabilità morfologica del corso d’acqua’, oltre ad altri
interventi.

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Il Lambro, nel tratto da Canzo a Caslino d’Erba, avrebbe bisogno sì di una moderata manutenzione del verde, ma la
vera priorità è la rinaturalizzazione delle sponde. Infatti occorre andare a vedere quelle che sono le vere cause che
hanno portato a questa situazione di potenziale rischio idraulico, con detriti e vegetazione presenti nell’alveo del
fiume. Paradossalmente questa condizione è stata creata in conseguenza dei lavori di ‘riqualificazione fluviale’,
realizzati nei primi anni ’90 – che noi avevamo pesantemente contestato – e che, secondo il Magistrato del Po,
avrebbero dovuto contenere proprio il rischio idraulico. Le opere realizzate 30 anni fa proprio sul tratto del Lambro
tra Canzo e Castelmarte, hanno trasformato il fiume in un canale raddrizzato che, in caso di forti piogge, aumenta la
velocità di scorrimento alle acque, peggiorando gli effetti delle piene. Tali lavori hanno cancellato il corso naturale
del Lambro, attraverso la lastrificazione delle sponde e del letto del fiume, lasciando la parte centrale a ‘schiena
d’asino’ su cui, con le magre, è cresciuta la vegetazione. Evidenziamo quindi, anzitutto, il forte impatto ecologico che
l’intervento ha comportato, con in più l’aggravante di aver aumentato il ‘rischio idraulico’ in caso di forti piogge, visto
che gli interventi previsti dalla Comunità Montana riguardano la sicurezza civile. Bisogna quindi evitare altri
interventi simili a quelli realizzati 30 anni fa a Castelmarte o addirittura l’anno scorso a Lasnigo, che hanno
trasformato un tratto naturale del Lambro in un canale artificiale, sempre col pretesto della sicurezza!

Quello che occorre ora è invece un cambio di approccio sui fiumi. Bisogna procedere con la rinaturalizzazione degli
argini che in passato sono stati cementificati. Non a caso proprio sul tratto di Lambro tra Canzo e Castelmarte, Ersaf
Lombardia nel 2019 ha sviluppato un progetto di rinaturalizzazione, con cui si vorrebbe proprio ripristinare l’alveo
naturale del fiume, togliendo il cemento, ricavando in più lo spazio per le eventuali e prevedibili esondazioni. Questo
anche allo scopo di contenere i pericoli per gli edifici vicini al fiume – che, purtroppo, restano sempre a rischio –,
evitando soprattutto ogni e futura edificazione nei pressi del fiume stesso, come nel caso del nuovo, ennesimo,
supermercato a Castelmarte, che abbiamo contestato.

Per concludere, una corretta, moderata, manutenzione del verde lungo il Lambro ci può anche stare, ma bisogna
anzitutto cambiare l’approccio sui corsi d’acqua, i cui alvei naturali non vanno mai violati, mentre i tratti
artificializzati vanno rinaturalizzati. Occorre quindi prioritariamente vietare ulteriori cementificazioni dei fiumi
(canalizzazioni, modifiche degli argini, consolidamenti, rettifiche e quant’altro, che vanno sotto il nome di
‘riqualificazione fluviale’), che andrebbero ad aumentare esponenzialmente gli effetti ambientali e il rischio
idrogeologico, come succede sempre più spesso anche come conseguenza del riscaldamento globale.

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Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

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