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CARABINIERII: eseguita una ordinanza di custodia cautelare a MESSINA DENARO ROSALIA

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Il Giudice Dott. Alfredo Montalto
esaminata la richiesta in data 27 febbraio 2023 del Pubblico Ministero nelle
persone del Procuratore della Repubblica Dott. Maurizio de Lucia, del
Procuratore Aggiunto Dott. Paolo Guido e dei Sostituti Procuratori Dott.ri
Gianluca De Leo e Pierangelo Padova nel procedimento n. 2707 /2023 R.G.N.R.
per l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di:
‘MESSINA DÉNARO Rosalia, riata a Castelvetrano (TP) il 13 marzo 1955, ivil
residentiiÌri v.ia Ma~inella e’ di fatto ivi domiciliata in via Albe1to Mario n. 53;
indagata per il seguente reato:

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per il delitto di cui all’aii. 416 bis commi II, III, IV, VI c.p., per avere, unitamente
a numerosissimi altri associati per i quali si è proceduto e si procede
separatamente, fatto paiie dell’associazione mafiosa Cosa nostra, avvalendosi,
insieme, della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di
assoggettamento ed ome1ià che ne deriva, per conunettere delitti ( contro
l’incolumità individuale, la libe1ià personale e il patrimonio), per acquisire in
modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività
economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per
realizzare profitti e vantaggi ingiusti per sé e gli altri, per intervenire sulle
istituzioni e la pubblica amministrazione.
In particolare, per avere posto in essere negli anni le seguenti molteplici condotte:

  • aiutava, unitamente ad altri sodali e familiari per i quali si è proceduto o si
    procede separatamente, il capo della provincia mafiosa di Trapani Matteo
    MESSINA DENARO, latitante dal 2 giugno 1993, a sottrarsi all’esecuzione di
    numerosi ergastoli per i quali è stato ripetutamente condannato;
  • consentiva al predetto MESSINA DENARO di continuare a esercitare le
    funzioni apicali di Cosa nostra provvedendo, in un lungo arco temporale, a gestire
    per suo conto e in suo nome la “cassa” della famiglia mafiosa, da cui traeva
    sostentamento per la sua latitanza anche lo stesso MESSINA DENARO;
  • garantiva a diversi associati mafiosi, e nel complesso all’intera Cosa nostra di
    poter comunicare con il loro capo sebbene questi si trovasse in stato di latitanza,
    costituendo – quale collettrice e distributrice di messaggi da e per quest’ultimo –
    un punto di riferimento della riservata catena di trasmissione dei c.d. “pizzini”,
    utilizzati dal medesimo latitante, da numerosi altri sodali e dai suoi familiari per
    scambiarsi comunicazioni scritte su questioni economiche e strategiche relative
    alla vita associativa.

Commesso in Castelvetrano, Campobello di Mazara e altri luoghi della provincia
di Trapani e di Pale1mo sino alla data odierna.

La richiesta del Pubblico Ministero qui in esame muove dalle investigazioni che
sono seguite all’arresto, in data 16 gennaio 2023, di Messina Denaro Matteo, noto
esponente di vertice dell’associazione mafiosa “cosa nostra”, responsabile di
innumerevoli efferati delitti per i quali ha riportato condanne irrevocabili, rimasto
latitante per quasi un trentennio ed infine, appunto, catturato all’esito di una
brillante operazione di polizia, che, come oggi riferisce il Pubblico Ministero,
muovendo dal fortunoso rinvenimento, in data 6 dicembre 2022, di un appunto
relativo alle condizioni di salute di un soggetto in quel momento non identificato
(ma che verosimilmente riconduceva a Messina Denaro Matteo stante il possesso
di quell’appunto da parte della sorella Rosalia), è riuscita, con sagacia e spiccato
acume investigativo ( di cui va dato merito ai Carabinieri del R.O.S. e a coloro che
li hanno coordinati), a ricostruire e seguire quel sottile filo che ha condotto fino
alla individuazione ed arresto dello storico latitante.
Le indagini che hanno fatto seguito al predetto anesto si sono indirizzate,
innanzitutto, verso coloro che sono stati più vicini a Messina Denaro Matteo,
prestandogli i supporti necessari per l’ulteriore prosecuzione dello stato di
latitanza e, quindi, anche per il mantenimento del riconosciutogli ruolo direttivo
ricoperto nell’ambito dell’associazione mafiosa.
È stato, quindi, innanzitutto, individuato Bonafede Andrea, classe 1963, cui era
risultata intestata la carta d’identità utilizzata dal latitante ancora al momento del
suo arresto, nei confronti del quale è stata successivamente emessa, in data 23
gennaio 2023, ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere per il reato
di partecipazione all’associazione mafiosa “cosa nostra” (v. in atti).
Nel contempo, è stata individuata l’abitazione sita in Campobello di Mazara, via
CB n. 31, acquistata tramite il predetto Bonafede ed utilizzata dal latitante nel
periodo immediatamente precedente e sino al momento del suo arresto.
Ebbene, all’interno della detta abitazione sono stati rinvenuti e sequestrati
numerosi scritti e “pizzini” utilizzati dal latitante per mantenere i contatti con i
sodali e tra questi anche alcuni “pizzini” che, unitamente ad altre precedenti
acquisizioni probatorie anche documentali, hanno consentito di delineare il ruolo
centrale svolto nel sistema delle comunicazioni del latitante dalla sorella Messina
Denaro Rosalia.

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Orbene, ai fini della ricostruzione dei fatti che hanno dato origme alle
investigazioni e, poi, dello sviluppo delle investigazioni medesime sino alla
formulazione della richiesta di applicazione della misura cautelare personale
in esame, appare opportuno, comunque, riportare qui di seguito quanto
esposto dal Pubblico Ministero perché del tutto corrispondente, in termini
fattuali, alle risultanze probatorie in atti.
“Come è noto (e per come è stato ricostruito nelle Ordinanze di misura cautelare già emesse
da codesto G.I.P., allegate in atti), il 16 gennaio 2023 alle ore 9.15, Matteo MESSINA DENARO,
protagonista assoluto dei più gravi fatti di sangue perpetrati da Cosa nostra nel corso della sua
intera storia criminale, sino a quel momento in stato di latitanza nonostante da 30 anni
raggiunto da molteplici e numerosissime misure di custodia cautelare e da ordini di esecuzione
per diversi ergastoli definitivi, veniva localizzato in Palermo e tratto in arresto grazie ad una
straordinaria operazione condotta dal R.O.S. e dal G.I.S. dell’Arma dei Carabinieri, operazione
svoltasi con il coordinamento di quest’Ufficio.


Contestualmente alla cattura del latitante, e nelle fasi immediatamente successive,
quest’Ufficio ha delegato alla polizia giudiziaria il compimento di una imponente attività
d’indagine, disponendo – tra l’altro – decine di perquisizioni in una serie di luoghi, alcuni dei
quali nella disponibilità del MESSINA DENARO e del suo nucleo familiare.
Il materiale raccolto in occasione di dette perquisizioni consta di una serie di elementi indiziari
di eccezionale rilevanza, la cui analisi consentirà certamente nel prosieguo, allorquando sarà
completata la complessa attività investigativa già delegata da quest’Ufficio, di ricostruire ruoli,
compiti e funzioni svolte da numerosissimi soggetti che hanno consentito per 30 anni al
MESSINA DENARO di sottrarsi all’esecuzione della pena e di continuare a esercitare il suo
enorme potere mafioso.
E tuttavia, già da subito, una serie di importanti acquisizioni all’interno dei luoghi in uso o
frequentati dai familiari del MESSINA DENARO consente di cristallizzare a carico innanzitutto
della più grande delle 4 sorelle del latitante, Rosalia, detta “Rosetta”, un ricco ed articolato
quadro indiziario da cui emerge con chiarezza il delicato e fondamentale ruolo da ella svolto
per la gestione del flusso di denaro contante a disposizione della famiglia mafiosa, tradottosi
innanzitutto nella esecuzione degli ordini del fratello e nella consegna di denaro a una serie di
soggetti (la cui identificazione e successiva collocazione mafiosa è pienamente in corso) e, poi,
nella puntuale rendicontazione di anno in anno delle entrate e delle uscite correnti.

I sequestri eseguiti dalla polizia giudiziaria hanno avuto a oggetto, tra l’altro, copiosa
documentazione, la cui parte più preziosa e foriera di rilevanti sviluppi investigativi è
sicuramente costituita dai e.ci. “pizzini”, redatti da (e per) il latitante.
A tal proposito, può e deve premettersi che le risultanze processuali compendiate in molteplici
procedimenti trattati da quest’Ufficio consentono di affermare che Matteo MESSINA DENARO
da diversi anni, come del resto avevano già fatto Bernardo PROVENZANO e altri esponenti di
vertice latitanti, aveva costituito intorno a sé un solido e collaudatissimo sistema di
comunicazione attraverso i e.ci. “pizzini”.
In diversi processi celebrati si sono, tra l’altro, meticolosamente ricostruite tutte le modalità
di trasmissione della “posta”, nonché le caratteristiche materiali della corrispondenza
inoltrata e trasmessa da e verso il latitante.
E ciò grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia oltreché alle frequentissime
occasioni nelle quali, dalle fonti di ascolto e dalle attività di video sorveglianza, si è avuta piena
contezza dell’invio o della ricezione di “pizzini”.
Negli anni più recenti, poi, con riferimento al MESSINA DENARO, sono state acquisite le
missive relative a tre diversi filoni di comunicazione: quello con PROVENZANO (i cui “pizzini”
sono stati sequestrati 1’11 aprile 2006 in occasione della cattura); quello con Antonio
VACCARINO (i cui “pizzini” sono stati acquisti attraverso l’ex SISDE); quello con Salvatore LO
PICCOLO (i cui “pizzini” sono stati sequestrati il 5 novembre 2007, in occasione dell’arresto di
questi).
Dette acquisizioni, riversate ed analizzate in numerosissimi dibattimenti che hanno riguardato
le specifiche vicende trattate negli scritti1, hanno rappresentato, sotto il profilo ricostruttivo,
eccezionali occasioni di conoscenza del sistema congegnato da MESSINA DENARO (e dagli altri
capi mafia con i quali era in contatto epistolare) per comunicare con i suoi sodali.
Ed infatti, la preziosa disponibilità materiale degli stessi ha consentito di accertare – ad
esempio – che trattasi di bigliettini arrotolati, sigillati con il nastro adesivo, spesso veicolati e
avvolti in piccoli pacchetti, in cui si fa ricorso a nomi in codice per indicare i mittenti, i
destinatari e i terzi oggetto della trattazione epistolare, e che vengono consegnati brevi manu
da una catena, più o meno lunga, di soggetti di comprovata fiducia, definiti dallo stesso
MESSINA DENARO, nei suoi scritti, ‘tramiti’.


1 Cfr. Sentenze del G.U.P. di Palermo n. 3519/98 emessa 1’11 novembre 1999 (divenuta
definitiva), del G.U.P. di Palermo n. 940/11 del 4 novembre 2011 (divenuta definitiva), della
Corte di Appello di Palermo n. 3231/08 del 5 dicembre 2008 (divenuta definitiva), del
Tribunale di Marsala n. 700/13 dell’l l novembre 2013, e da ultimo, del Tribunale di Marsala
n. 1062/14 R.G.Trib. del 31 marzo 2015

Sistema che, così congegnato, ha consentito all’allora capo latitante di svolgere le funzioni
organizzative dell’associazione mafiosa, salvaguardando, al contempo, le esigenze di sicurezza
esterna ed interna, cioè sia nei confronti delle Forze dell’ordine impegnate nella sua ricerca
sia nei confronti degli stessi sodali dai quali si possono comunque temere eventuali delazioni
e collaborazioni con la giustizia.


Tutto ciò premesso, l’arresto del latitante e le perquisizioni svolte immediatamente dopo,
confermano, come accennato, che detto collaudato sistema funziona ancora oggi in modo
scientifico e ortodosso all’interno di Cosa nostra: presso tutti i siti nella disponibilità dei
familiari del MESSINA DENARO (e anche nell’abitazione a lui in uso) sono stati rinvenuti,
meticolosamente occultati, un consistente numero di “pizzini”.
Peraltro, ed è questo che qui preme evidenziare, il sistema del latitante castelvetranese, che
si era presentato in altre occasioni ancora più impenetrabile e complesso rispetto a quello
degli altri grandi capi di Cosa nostra, ha trovato in questa occasione una imprevista falla.
Infatti MESSINA DENARO aveva sempre connotato la trasmissione (e soprattutto la
conservazione) dei “pizzini” dall’adozione di ingegnose cautele, prima fra tutte la regola
sull’assoluto divieto di lasciare traccia materiale dello scritto: è sempre stato ordine
perentorio dell’allora latitante ai suoi interlocutori epistolari quello di bruciare e/o distruggere
il “pizzi no” ricevuto subito dopo averlo letto2 (il che naturalmente al fine di sterilizzare il rischio
che, anche durante occasionali e non prevedibili controlli e perquisizioni, gli uomini d’onore
possano essere trovati in possesso della corrispondenza, e ciò a garanzia sia del latitante sia
dello stesso mafioso).
Tuttavia, se tale ferrea regola, come si illustrerà infra, non è stata comprensibilmente
osservata dal MESSINA DENARO (poiché egli non poteva consentirsi di osservarla, avendo la
necessità di dialogare in termini più brevi e con minori precauzioni con i suoi familiari, e
talvolta di conservare la “posta” – soprattutto quella in uscita – come promemoria delle
innumerevoli faccende che gli venivano sottoposte), al contempo invece la sorella Rosalia ha
colpevolmente evitato di distruggere alcuni dei “pizzini” ricevuti dal fratello o comunque, ne
ha trascritto il contenuto su appunti manoscritti e occultati nella sua abitazione in
Castelvetrano e nella sua casa di campagna a Contrada Strasatti di Campobello di Mazara; di
talché, attraverso le perquisizioni, decisamente non attese, è stato possibile acquisire


2 Ad esempio, in una delle missive inviata dal MESSINA DENARO al VACCARINO, allo scopo di
addestrarlo per la futura corrispondenza, il latitante scriveva espressamente: « … dopo avere letto bruci
questa lettera, non strappare, bruciare … >> (cfr. Sentenza emessa dal GUP di Palermo, irrevocabile, già
cit.)

preziosissimi elementi probatori da cui potere documentare con certezza il ruolo di tramite e
di fedele esecutrice degli ordini del latitante svolto da “Rosetta” nel corso di diversi anni.
Tra l’altro, il ruolo di custode preziosa dei segreti del latitante emergeva già nelle indagini
svolte per giungere alla localizzazione del MESSINA DENARO e alla successiva cattura.
Ed invero, nell’Informativa del R.O.S. del 9 febbraio 2023 vengono dettagliatamente illustrate
tutte le acquisizioni investigative relative alla patologia di cui era (ed è) affetto MESSINA
DENARO Matteo, agli interventi chirurgici subiti e da ultimo alla prenotazione, decisiva per il
suo arresto, presso la clinica “La Maddalena” di Palermo il 16 gennaio scorso.
Va premesso che, nel corso dell’intero 2022, dal complesso delle attività d’intercettazione
svolte sul contesto familiare del latitante erano emerse diverse indicazioni (spesso riferite a
terzi soggetti, ma con l’evidente scopo di camuffarne la riferibilità a quest’ultimo) secondo le
quali Matteo MESSINA DENARO potesse soffrire di una violenta riacutizzazione di alcune
malattie croniche che interessavano il colon (definite di volta in volta “colite ulcerosa” o
“morbo di Crohn” 3). Il che, naturalmente, aveva indirizzato le investigazioni nel contesto
diagnostico/curativo al quale il latitante avesse potuto eventualmente rivolgersi.
Ma la indicazione fondamentale circa l’iter sanitario che ha seguito il latitante (utilizzando
come è noto l’identità del sodale BONAFEDE Adrea) è giunta da attività tecnica svolta dal
R.O.S., che, in occasione di un accesso riservato per installare microspie e telecamere
all’interno dell’abitazione di Castelvetrano di Rosalia MESSINA DENARO (in esecuzione ad un
decreto di intercettazione tra presenti disposta da quest’Ufficio proprio all’interno di quelle
mura domestiche), si imbatteva in un appunto posto all’interno di una gamba cava di una sedia
di alluminio, sito ove gli ufficiali di polizia giudiziaria e i tecnici stavano provando a posizionare
una microspia autoalimentata4•
Lo scritto, recante annotazioni confuse e in quel momento poco intellegibili, veniva
precauzionalmente fotografato dagli operanti e lasciato occultato esattamente nel luogo ove
si trovava al fine di non pregiudicare le future attività di ascolto delle intercettazioni.
Questa la foto scattata in quel momento dagli ufficiali di polizia giudiziaria:

3 V. conversazioni intercettate riportate per sintesi pag. 10 ss Informativa n. 19/8-3-83 del 9.2.2023
4 A pag. 15 ss dell’Informativa del ROS del 9 febbraio 2023 sono descritte tutte le fasi dell’operazione

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