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PRATO: CARLO IANNELLI SCRIVE UNA LETTERA DI PROMEMORIA A GIOVANNI MALAGO’

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  • Categoria dell'articolo:Ciclismo / Cronaca
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Carlo Iannelli, avvocato e papà di Giovanni Iannelli il giovane ciclista deceduto nel 2019 a Molino dei Torti, scrive una lettera aperta a Giovanni Malagò, ex Presidente del CONI e in lizza per diventare Presidente della Federazione Gioco Calcio. Questa lettera rappresenta un ulteriore tassello che Iannelli vuole fissare al fine di trovare la verità sul caso del figlio, deceduto a 140 metri dal traguardo in una volata assurda di una gara ciclistica dove chi doveva tutelare il corridore ha scritto “Nulla da segnalare”.

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In merito a questa storia, anche le Iene di Italia uno hanno dato il loro contrbuto, offrendo un punto di vista critico nei confronti della Giudice di Gara che dichiarava di essere molto vicino ai corridori, mentre in realtà dalle immagini la distanza per vedere l’accaduto era ben diversa.

Il giovane corridore ha impattato contro due colonne di cemento che non avevano nessuna protezione, uscendo dalla sede stradale e perdendo l’equilibrio su dei ciottoli di pavè. La volata è quel momento in cui si viaggia in pianura a 70 km orari e nel caso può creare non pochi problemi in caso di caduta, cosa successa in quel contesto e che nessuno ha pensato ad una protezione, sopratutto se L’UCI ha specificato che il transennamento andava posto oltre i 150/200 mt.

Ecco quindi la lettera di Carlo Iannelli che si quotidianamente si batte contro una certa ingiustizia che gira le spalle altrove, non offre possibilità di trovare davvero una verità da cristallizzare in modo defitivo:

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CARISSIMO #MALAGO. Egregio Illustrissimo Signor ex Presidente del #CONI Dott. Giovanni Malago’, oggi candidato a Presidente della #FIGC, Le ricordo che l’art. 1 del Regolamento di Giustizia della federciclismo, approvato dal CONI, prevede espressamente che “ … Gli affiliati, i soci degli affiliati, i dirigenti, gli atleti, i tecnici, i giudici di gara, collaboratori e ogni altro soggetto tesserato che svolge attività federale, sono tenuti ad osservare una condotta, sia individuale che associativa, conforme ai princìpi della lealtà, della rettitudine e della correttezza anche morale in tutti i rapporti riguardanti l’attività federale e nell’ambito più generale dei rapporti sociali ed economici …”.

Ed allora, secondo Lei, nelle circostanze di seguito indicate, vi è stata almeno una violazione della suddetta norma ?

– 1) Luca Botta, giudice di gara della federciclismo, presidente del collegio di giuria, con mio Figlio Giovanni morto, steso a terra sull’asfalto, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, emette un comunicato con su scritto nulla da segnalare. Non segnala neppure le evidenti carenze di carattere tecnico organizzativo, poi accertate e sanzionate, nella misura massima, dalla corte sportiva di appello della federciclismo e direttamente correlate alla morte di mio Figlio Giovanni (transennatura non conforme al regolamento tecnico e estrema pericolosità del rettilineo di arrivo).

– 2) Giulia Fassina, giudice di gara della federciclismo, dichiara il falso ai Carabinieri di Castelnuovo Scrivia e quindi si ripete, in maniera ancora più orrenda, disumana ed agghiacciante, avanti alla procura federale della federciclismo.

– 3) Piero Angelo Cisi, vice presidente del GS Bassa Valle Scrivia, società organizzatrice quella corsa ciclistica mortale, dichiara il falso ai giornali circa la lunghezza della transennatura, affermando che le transenne erano posizionate a 180 metri dalla linea di arrivo, mentre invece la corte sportiva di appello della federciclismo ha accertato che esse misuravano 50 metri scarsi.

– 4) Il GS Bassa Valle Scrivia, assistito dall’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della commissione nazionale elettorale della federciclismo), tramite quest’ultima, produce documentazione falsa relativa alla sicurezza di quel percorso di gara nel giudizio svoltosi avanti alla corte sportiva di appello della federciclismo. Detta circostanza viene eccepita e quindi rilevata e recepita dalla corte sportiva di appello della federciclismo che chiede invano alla procura federale della federciclismo di dare ulteriore corso, secondo le proprie competenze, per i gravissimi illeciti sportivi riscontrati e persino dei reati, ma questa non si attiva.

– 5) La struttura tecnica del comitato regionale Piemonte della federciclismo approva, dalla sera alla mattina, il programma di gara di quella corsa ciclistica mortale, senza i documenti relativi alla sicurezza, obbligatoriamente previsti dal regolamento tecnico.

Le faccio notare e sottolineo che, tutti i soggetti suindicati, sono tesserati della federciclismo, ma la procura federale della federciclismo ha insabbiato la vicenda, facendola cadere in prescrizione, andando a braccetto con la procura della repubblica di Alessandria verso l’archiviazione dell’omicidio di un ragazzo innocente, di un corridore esemplare di 22 anni che ha persino vestito la maglia azzurra. E la procura generale dello sport del CONI ha assistito impassibile al suddetto scempio. Resto in attesa di un Suo cortese riscontro e Le porgo, nel frattempo, i miei più rispettosi saluti. “

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