COMO – Non si placano le polemiche politiche e sociali a Como attorno al caso che vede coinvolto il consigliere comunale Tufano. A intervenire con una nota di ferma condanna è il Coordinamento Donne Democratiche di Como, firmato dalla referente Rita Calì, che respinge categoricamente le ricostruzioni fornite dal consigliere in merito al danneggiamento dell’auto dell’ex compagna, distrutta nei giorni scorsi con una mazza da golf.
«Giustificazioni che convincono poco»
Nel mirino del Coordinamento sono finite in particolare le spiegazioni rese dal consigliere, che aveva giustificato il gesto sostenendo di aver agito per impedire alla donna di porsi alla guida in stato di alterazione alcolica.
«Convincono poco le giustificazioni paternalistiche del Consigliere Tufano, che — spinto da ‘estremismo altruista’, parrebbe — avrebbe rotto con una mazza il lunotto dell’auto della ex per evitarle di mettersi alla guida ubriaca», si legge nella nota del Coordinamento. «Convincono poco sia perché, oggettivamente, nessuno si porta appresso una mazza per ogni evenienza, sia perché rappresentano la classica ‘pezza peggiore del buco’».
Il ciclo della violenza e i precedenti
Al di là delle giustificazioni, il Coordinamento sottolinea la gravità oggettiva della condotta, ricordando come la distruzione di beni personali rappresenti un campanello d’allarme riconosciuto a livello scientifico e internazionale.
«Il danneggiamento o la distruzione di oggetti è uno dei primi passi verso la violenza fisica contro una donna: rappresenta una delle fondamenta del ciclo della violenza. E pare che il soggetto in questione non sia nuovo ad episodi causati da ‘gelosia’, come dimostra l’episodio pregresso dell’orecchio amputato a morsi. Questi sono i sintomi evidenti di una ‘cultura’ che mira al dominio e al controllo della donna».
L’appello alle istituzioni e la richiesta al Ministro Valditara
L’episodio riapre così il dibattito sul ruolo della politica e sulle misure di prevenzione da adottare sul territorio e a livello nazionale. Le Donne Democratiche chiamano in causa la responsabilità delle forze politiche di maggioranza e rilanciano la necessità di interventi educativi strutturali.
«Poiché questa volta — e quando si parla di violenza di genere si tratta sempre di una volta di troppo — il protagonista viene dalle fila della politica, da una destra che spesso si dimostra poco coerente nel promuovere la parità di genere, ci auguriamo che la imminente visita a Como del Ministro Valditara possa servire a convincerlo ad introdurre nelle scuole l’educazione sessuo-affettiva per le giovani generazioni. Prima avverrà, meglio sarà: solo così si potrà uscire da questa spirale di violenza sempre più pressante».

