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COMO: GAY PRIDE A COMO DAVANTI AL TEMPIO VOLTIANO

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Il 9 luglio si terrà il secondo Como Pride, organizzato da Como Pride e Arci Gay Como.
L’evento prevede un preconcentramento alle 14 presso il parcheggio Ippocastano e dopo un
flashmob e i primi interventi, alle 15 inizierà il corteo fino al Tempio Voltiano, dove
concluderemo con esibizioni drag, di burlesque e tanta musica. Ma il nostro Pride sarà
anche e soprattutto un’occasione per prendere voce ed esporre il nostro Manifesto politico.
*Nel manifesto utilizziamo un linguaggio visibilizzante, applicando la “u” o il “3” a fine di
parola dove l’italiano non prevede una parola neutra. La scelta è motivata dal fatto che
crediamo fortemente che il linguaggio sia parte fondamentale per il cambiamento della
mentalità.

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La prima volta fu RIVOLTA: il Pride è LOTTA
Pride vuol dire prima di tutto LOTTA. La stessa che nacque dalle rivolte allo Stonewall Inn, a
New York nel 1969, sorta dalla violenza e dalla rabbia, divenuta poi Lotta a pugno teso
contro un sistema che aveva portato continue morti. La stessa che diedero il via ad un fuoco
che da quel locale incendiò gli Stati Uniti e tutto il mondo, fino ad arrivare alla nostra
presenza in piazza con i Pride.
Il Pride quindi non è solo un giorno di festa e colori, ma è una battaglia continua e giugno è
solo il mese di convergenza di queste lotte quotidiane, e mentre coi nostri corpi
attraversiamo la città, dobbiamo avere inciso il ricordo di tutte le persone imprigionate,
picchiate, stuprate e uccise. Dobbiamo urlare contro la violenza fisica, psicologica, culturale
e istituzionale, così radicale da essere diventata invisibile e spesso interiorizzata.
Con questa consapevolezza il 9 luglio portiamo il Pride nella città di Como. Un Pride che
non è rainbow washing, partitico, strumentalizzato e capitalizzato, ma è indipendente e
intersezionale. Il nostro Pride è Lotta a partire dal basso a dalle nostre esigenze
La nostra Lotta
Con questo Pride e con battaglie quotidiane noi vogliamo liberare le nostre soggettività, i
nostri corpi, le nostre voci e i nostri spazi. Siamo un movimento che ha come obiettivo la
visibilizzazione di tutte le persone, soprattutto quelle marginalizzate da un sistema
omo-lesbo-bi-a-intersex-transfobico, patriarcale, razzista, coloniale, abilista, fascista e
capitalista. Portiamo in corteo e in piazza la nostra Lotta che mai delegheremo alle istituzioni
e alle corporazioni capitaliste. Ma soprattutto, in piazza, portiamo i corpi. I nostri corpi.
Perché sono i nostri corpi, sempre politici, che attraversano le strade, vivono gli spazi,
subiscono discriminazioni, vengono etichettati in imposizioni binarie e conformi e perché
liberando i nostri corpi, liberiamo le vostre menti e noi stessu.
La nostra Lotta dunque è paritaria, nella valorizzazione delle differenze, e intersezionale,
nella radicalità delle nostre azioni privato-politiche. Una Lotta visibilizzante e accessibile, per
creare uno spazio il più sicuro possibile. Una lotta Indipendente, Intersezionale e Dal
Basso.

“Il nostro è un Pride Intersezionale”

Perché approcciandoci a una soggettività teniamo conto di tutti i suoi assi di identità.
Perché l’analisi del sistema deve essere volta ad individuare la complessità di come la rete
di discriminazioni si interseca, alimenta, rafforza sempre dalla stessa radice discriminante di
conformità.
Perché l’oppressione ha basi che si sviluppano su molteplici livelli in maniera simultanea ed
è doveroso combatterla rifiutando ogni gerarchia di importanza tra le forme di disparità e
considerandola nella sua sistematicità.
Perché, spesso, quando una categoria si trova in un punto di intersezione, tra diverse forme
di oppressione, rischia di non venire riconosciuta in nessuna di esse e in una Lotta rivolta
all’attenzione verso OGNI soggettività discriminata la sommarietà non ha posto.
Perché non esiste priorità, non esiste benaltrismo, né che qualcunu venga lasciatu indietro.

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“Il nostro è un Pride indipendente”

Perché siamo coscientu che il capitalismo si alimenta in ogni modo possibile, supportando i
Pride solo per guadagnare e imporre un modello queer conforme al sistema e privilegiato.
Perché rifiutiamo sponsor o proposte da aziende che strumentalizzano la nostra Lotta e il
nostro spazio per generare profitto col rainbow washing.
Perché non vogliamo che il nostro Pride sia soggetto a regole e a modelli imposti, i quali
sono uno strumento di guadagno o visibilità e deformano il Pride allontanandolo dalla
politica.
Perché vogliamo che lo spazio del Pride sia nostro, e che sia uno spazio libero dove
possiamo davvero autoaffermarci come soggettività non conformi. Uno spazio dove
possiamo davvero esprimere la nostra voce senza che questa venga strumentalizzata per
cercare consensi o apprezzamenti.
Perché vogliamo essere scomod3, maleducat3, non vogliamo scendere a compromessi ma
vogliamo prenderci lo spazio che fino ad ora ci è stato tolto.

“Il nostro è un pride costruito Dal Basso”

Perché il Pride non è un palco per i partiti e i loro programmi, ma una manifestazione di corpi
ed esigenze che realmente vivono la discriminazione.
Perché da gennaio abbiamo costruito un processo assembleare dal basso e orizzontale, per
coinvolgere ogni soggettività nella discussione riguardo le idee e le rivendicazioni da portare
in piazza.
Perché il Pride deve essere accessibile a ogni persona, indipendente e non elitario
attraverso un movimento orizzontale senza sovradeterminazioni
Perché vogliamo uno spazio di ascolto che includa ogni soggettività al suo interno, senza
imposizioni o gerarchie, e che rappresenti ogni istanza.
Perché la nostra è una realtà spontanea che è nata dalla necessità di una Lotta queer a
Como.
Perchè i cambiamenti che vogliamo non li vogliamo calati dall’alto, ma riprendendoci ogni
diritto che ci spetta

Perchè non agiamo nelle istituzioni, ma insorgiamo nelle piazze, negli spazi marginalizzati,
nella comunità e ovunque possiamo essere scomod3.

Como città di tuttu

Su queste istanze noi vogliamo che la Lotta diventi un modello per Como, per renderla una
città realmente per tuttu. Vogliamo una Como Città per tuttu e questo sarà il titolo del Como
Pride 2022. Viviamo infatti in una città che non ci rappresenta, in cui non ci sentiamo mai a
casa: una città vetrina, perfetta per le foto dei turisti ma meno per le persone che devono
vivere ogni giorno le sue problematicità.
Como deve diventare un luogo dove ogni soggettività abbia invece la libertà di
autodeterminarsi e di vivere libera dalla paura. Vogliamo una città che accolga e non che
nasconda, che ascolti e dia davvero spazio allu giovanu al posto di obbligarlu a scappare
altrove. Vogliamo un riconoscimento della nostra identità all’interno della nostra città perché
siamo stufu, in quanto persone queer, trans*, nere, neurodivergenti e sex workers, di essere
consideratu cittadinu di serie z che devono essere inclusu e adattatu in un ambiente
cis-etero patriarcale occidentale abilista e capitalista, il quale ci ignora nel nostro essere, ci
esclude e ci rinchiude.
Vogliamo che la nostra città sia transfemminista, ovvero incentrata sulle esigenze e le
differenti sensibilità delle persone che la vivono e non sul profitto, sicura e libera da ogni tipo
di discriminazione ed esclusione. Vogliamo edifici accessibili e spazi safe. Vogliamo luoghi di
libera condivisione dell’arte, dei saperi. Vogliamo un sistema di accoglienza e mutualismo
che non lasci indietro nessunu. Vogliamo uscire dalle logiche di profitto per ribaltare
completamente il sistema e rimetterlo nelle mani delle persone.
Vogliamo che ci sia una reale tutela e prevenzione della violenza, ma anche una rete di
percorso di uscita dalla violenza attraverso la presenza di centri antiviolenza (finora
praticamente assenti e sconosciuti a Como) consultori laici (favorevoli alla libera scelta della
donna sul suo corpo e privi di qualsiasi sistema discriminatorio, etero-cis-patriarcale e legato
alla cultura dello stupro) farmacie che non si rifiutino di vendere la pillola del giorno dopo,
distributori di preservativi e assorbenti gratuiti, una rete di tutela della salute mentale che sia
realmente accessibile e gratuita.
Per far ciò, tuttavia, al primo posto ci deve essere l’educazione verso un nuovo modello di
vita.
Parlando di istruzione vogliamo che vengano eliminati i modelli patriarcali, binari, colonialisti
ed eurocentrici, volti ad imporre una visione della società elitaria e discriminante. Vogliamo
che i professori siano realmente formati ad educare e accompagnare lu studentu nel loro
percorso e non che siano l’ennesima forma di oppressione. Vogliamo un’educazione al
consenso, all’affettività e alla sessualità e un’educazione sessuale che non sia di
colpevolizzazione, ma di presa di coscienza del proprio corpo, che non riproponga la cultura
dello sturpo e l’eterocisnormatività, che consideri i corpi non conformi e che sia prima di tutto
valorizzazione e liberazione delle soggettività.

L’educazione però è anche al di fuori delle istituzioni. Vogliamo infatti un’educazione che
parta dal basso attraverso momenti di assemblea e di iniziative per educare la popolazione
su tematiche marginalizzate come la lotta queer e intersezionale, l’educazione sessuale, la
riappropriazione dei corpi e degli spazi, l’antifascismo, la salute e la tutela. Ma soprattutto
vogliamo porre alla base dell’educazione la decostruzione di sé, il rispetto e il dialogo
formativo.

Conclusione
Per questo il 9 luglio scendiamo in piazza. Non vogliamo portare solo colori e arcobaleno,
abbracciarci e ballare. Noi vogliamo ricordare le morti, il sangue che è stato fatto scorrere
per le strade e la violenza quotidiana. Vogliamo attraversare con i nostri corpi una città che
per decenni li ha massacrati e distrutti, al fine di minacciare questo sistema. Lottiamo per
tuttu lu compagnu che non ci sono più, che verrano, per noi, per voi che senza rendervene
conto siete vittime e complici, e per la rabbia transfemminista! Lottiamo con i nostri corpi e
con il nostro desiderio, fieru di essere queer e sempre incazzat3
Noi oggi Lottiamo al Pride, ma da domani continueremo nelle piazze, nelle strade, nelle
scuole, nei posti di lavoro, nelle famiglie e come una marea vi travolgeremo, vi
distruggeremo. Siamo tornate e mai ce ne andremo!

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