Il 4 e il 5 marzo del 1943 nascevano LUCIO DALLA e LUCIO BATTISTI, due leggende della musica italiana che con
le loro canzoni immortali hanno ispirato ed emozionato intere generazioni, nate a sole 24 ore di distanza l’uno
dall’altro e capaci di rivoluzionare il panorama musicale italiano.
Nel corso del 2023, proprio nell’anno in cui entrambi avrebbero compiuto 80 anni, verranno celebrati gli
incredibili repertori di questi due straordinari artisti con una serie di iniziative organizzate da Sony Music.

BATTISTI
Lucio Battisti ha avuto una ridottissima carriera dal vivo: sono censiti undici concerti nel 1969 e quindici nel 1970, sempre accompagnato dalla Formula 3.
Nel 1969, il 20 luglio, giorno dello sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, era di scena a Carpi, nel locale Grotta Azzurra. L’ultimo concerto live, risulta essere quello al Planta Blanca di Novegro.
Il primo si tenne all’Altro Mondo di Rimini, nel luglio 1969: impresario Franco Mamone, si racconta di un sovraffollamento, con circa quattromila spettatori. In scaletta tutti i maggiori successi, da La mia canzone per Maria a 29 settembre.
Si segnala anche un’esibizione dal vivo, il 27 aprile 1971, con le chitarre acustiche, insieme a Mario Lavezzi, al Circolo della Stampa di Milano, per i giornalisti e i loro famigliari.
Il 12 settembre 1972, invece, Lucio tiene un mini-concerto per Radio Rai, nella sala di via Asiago, a Roma: cinque i brani in tutto. Quattro giorni prima, invece, va in scena sempre alla Rai, il celebre duetto televisivo con Mina, dove Battisti viene chiamato come ospite del programma Teatro 10. Ad accompagnare Battisti una band di cinque elementi.
Di tutte le attività in tour non esiste traccia, neppure registrazioni pirata.
La discografia ufficiale di Lucio Battisti consta di 19 lp e di 22 quarantacinque giri, pubblicati rispettivamente tra il 1969 e il 1994, e tra il 1966 e il 1982. La sua firma, compresi i brani affidati ad altri interpreti, compare in 203 canzoni, mentre quelli cantati direttamente sono164.
Sessanta i pezzi insieme a Mogol, quaranta con Pasquale Panella, otto per ciascuno dei cinque album, e dodici con la moglie Grazia Letizia Veronese, nome d’arte Velezia (coautrice nell’intero album Eh già 1982).
Due attribuite a Battisti, Asciuga le tue lacrime e La vecchia casa, riportano lo pseudonimo GIAS (Già Iscritto Alla Siae). Tra le sue incisioni anche La compagnia, di Sergio Endrigo, e Prigioniero del mondo, di Donida e Mogol. La prima incisione, con i Campioni, risale all’aprile 1965.
Tra le sue canzoni meno note, eseguite da artisti presto dimenticati, Uomini e Io mamma, rispettivamente del 1970 e del 1972, dalla voce di Sara (Borsalini), uscite per la Numero 1.
Dopo la sua scomparsa molti hanno dato caccia agli inediti: sicuramente tra questi va annoverato Il paradiso non è qui, scritta con Mogol, cantata da Ron in un programma televisivo, e le versioni per voce, chitarra e pianoforte di Mi ritorni in mente e 7’40 mai apparse su disco.
Battisti-cantante ha una copiosa produzione sul mercato estero: 3 canzoni in francese, 7 in inglese (l’album Images+un singolo), 8 in tedesco e ben 24 in spagnolo, tutte realizzate nel periodo-Mogol.
Della fase produttiva successiva, nel binomio con Pasquale Panella, non usciranno dischi in lingue diverse dall’italiano. In compenso tutti i disegni delle copertine di quel periodo sono di Lucio.
Nel campionario di canzoni scritte originariamente per altri, e solo in parte poi eseguite da Battisti, si contano 63 titoli. La prima è Se rimani con me, Dik-Dik 1966, le ultime sono Un uomo che ti ama, Bruno Lauzi, e Io ti venderei, Patty Pravo, entrambe del 1976.
Tra i tanti a beneficiare di canzoni battistiane anche Iva Zanicchi, che nel 1972 colloca Il mio bambino sul lato B di un suo singolo: il brano inizialmente doveva essere cantato da Mia Martini.
Le canzoni di Battisti sono tra le più coverizzate della musica italiana: praticamente tutti i nostri maggiori interpreti ne hanno fatto versioni più o meno riuscite. Ma ne esistono anche in lingua straniera, ben oltre i cento esemplari: tra queste se ne trovano in spagnolo (Mina, Raffaella Carra’, Adriano Pappalardo, Cristiano Malgioglio), in francese (Johnny Dorelli, Bruno Lauzi), in inglese (Tanita Tikaram, Mick Ronson, Love Affair, Amen Corner, Dave Clark Five, Cilla Black, Bevis Frond), in tedesco (Patty Pravo), ma se ne reperiscono anche in finlandese, giapponese, jugoslavo, turco, svedese, o espressamente destinati a paesi come Argentina, Venezuela, Colombia, Panama, Stati Uniti, Canada, Belgio, Cecoslovacchia.
Lo stesso Battisti registra nel 1979 una versione in inglese di Una donna per amico, ma l’album non vedrà mai la luce. Esiste solo un singolo promo, con Donna selvaggia donna e Ancora tu.
Rari sono gli autografi di Lucio Battisti, valutati oggi anche 5-600 euro.
Praticamente inesistenti i rapporti diretti con il cinema: si ricorda il film La circostanza di Ermanno Olmi,1974, che contiene nella colonna sonora alcuni strumentali eseguiti dalla Formula 3 più Vince Tempera (per l’occasione ribattezzato Vincenzo Tempesta): inoltre Battisti suona la chitarra nella sigla dello sceneggiato tv Il circolo Pickwick, 1968, cantata da Gigi Proietti. Titolo La ballata di Pickwick, mai apparsa su disco. Numerosi i film che invece annoverano canzoni di Battisti, riprese dalla discografia ufficiale: tra questi Il grande Blek (Giuseppe Piccioni), Un ragazzo, una ragazza (Marco Risi), Scusa se ti chiamo amore (Federico Moccia), Caruso Pascoski di padre polacco (Francesco Nuti).
Nella cittadina lombarda di Molteno dal 1999 al 2008 viene organizzata “Un’avventura.. Emozioni”, manifestazione di concerti e mostre dedicata a Battisti, in larga parte curata da Italo Gnocchi, considerato il massimo collezionista di Lucio.
Battisti compare nel gruppo fondatore dell’etichetta Numero 1 che esordisce con le pubblicazioni dal 1969, il singolo della Formula 3 e’ Questo folle sentimento/Avevo una bambola. Fino al 1972, legato contrattualmente alla Ricordi, Lucio risulta solamente socio. L’ultimo singolo di cui si avvale la Ricordi sarà Elena no. Dalle file della Numero 1 passeranno e verranno lanciati tra gli altri Edoardo Bennato, l’Anonima Sound di Ivan Graziani, la Premiata Forneria Marconi, Adriano Pappalardo, Eugenio Finardi, Tony Esposito. La Numero 1 resta autonoma fino al 1974 quando verrà acquisita dalla Rca. Dopo un lungo lasso di tempo ha ripreso le pubblicazioni tra ristampe e nuovi progetti alla fine del 2020.i
DALLA
Quella per il cinema e’ stata per Dalla una passione divorante, anche superiore, a sua detta, rispetto alla musica: “Quando sono a Bologna non guardo mai meno di un film al giorno.”
Aveva anche espresso l’intenzione-desiderio di curare una regia, ma non è mai stato possibile mandarla in porto: a compensazione la fittissima sequenza di partecipazioni a film, anche molto diversi tra loro, come attore o autore della colonna sonora. Nel primo caso sono sedici i titoli, dal musicarello Questo pazzo, pazzo mondo della canzone (1965) a Artemisia Sanchez (2008), nel secondo invece le collaborazioni sono dodici da Signori e signore buonanotte (1976) al Pinocchio di Enzo D’Alo’ (2012). Prestigioso il ventaglio dei registi con cui Dalla viene a contatto: i fratelli Taviani (I sovversivi, 1967), Renato Castellani (Questi fantasmi, 1968), Pupi Avati (La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, 1975, Gli amici del Bar Margherita, 2009, Il cuore grande delle ragazze, 2011), Carlo Verdone (Borotalco, 1982, con cui vince il premio Donatello per le musiche), Mario Monicelli (I picari, 1987), Michele Placido (Pummaro’, 1989), Michelangelo Antonioni (Al di là delle nuvole, 1995). Del 1979, inoltre, è il film-documentario Banana Republic, che testimonia l’omonimo tour con Francesco De Gregori: replicherà l’esperienza dal vivo nel 2010, con il Work in progress tour.
Numerose anche le incursioni nel teatro, tra il 1975 e il 2008: qui Dalla si cimenta con diverse mansioni, per le musiche, come attore (La principessa della luna), voce narrante (Pierino e il lupo), direttore d’orchestra (Sinfonia dei giocattoli, tutte del 1996), e soprattutto come regista, su diverse produzioni, tra cui Tosca – Amore disperato (2003), Arlecchino (2006), Pulcinella (2007), Dalla o Cellini (2008). Innumerevoli i contatti con la televisione, nei principali programmi: tra i tanti, canta la sigla, Fumetto, ne Gli eroi di cartone (1970), La bella e la besthia (debutto in prima serata, come conduttore insieme a Sabrina Ferilli, 2002), la fiction L’angolo del cielo (2010).
A differenza di Battisti, incalcolabili le sue date in tour, in concerto o gli stessi duetti discografici e su palcoscenico o davanti alle telecamere. A parte i sodalizi più profondi e fattivi, con Ron, Francesco De Gregori e Gianni Morandi, ecco Dalla affiancato a Renato Zero, Claudio Baglioni e Riccardo Cocciante, ma anche Pavarotti e Ornella Vanoni, Ligabue e Jovanotti, Guccini e Carmelo Bene, gli Stadio, Venditti, Jannacci, e poi Fiorello, Luca Carboni, Samuele Bersani, Gigi D’Alessio, Renzo Arbore, Gino Paoli, Pino Daniele, Nino D’Angelo, Eros Ramazzotti, Francesco Baccini, Gabriella Ferri, Mina, solo per citarne alcuni.
Grande appassionato di automobili, al punto da dedicarvi un intero album, scritto con il poeta Roberto Roversi, nel 1976, Dalla canta anche un brano intitolato Mille miglia. E sarà coinvolto al punto da partecipare alla gara nelle edizioni del 1999 e del 2000 a bordo di una Porsche 356: suo compagno di avventure l’attore e scrittore bolognese Alessandro Bergonzoni.l
Tra le copertine che hanno accompagnato i dischi di Lucio Dalla alcune hanno fatto storia: ad esempio quella del 1980, che nella fotografia di Renzo Chiesa lo ritrae con un berretto divenuto un marchio di fabbrica, oppure il 45 giri di 4/3/’43 che riporta uno scorcio di Manfredonia(FG), cittadina pugliese dove Lucio andava al mare da bambino. Il legame con la Puglia si rinnoverà poi con l’acquisto di un paio di immobili alle isole Tremiti, dove Lucio era solito rifugiarsi a comporre: la sua villa Luna Matana darà poi anche il titolo all’album del 2001. Su Henna (1993) l’immagine di copertina e’ opera del grande artista Mimmo Paladino, quella per la raccolta 12000 lune e’ di Milo Manara, mentre per Cambio (1990) verrà utilizzata una foto di famiglia, dell’infanzia, insieme alla mamma e a una cugina.
L’amore per Bologna è una costante, testimoniata da Lucio a più riprese.
Grande tifoso di basket e della squadra della Virtus, frequentava anche lo stadio: l’ultima volta che incontra Gianni Morandi sarà appunto al Dall’Ara, per Bologna-Udinese (1-3, 26 febbraio 2012).
Oltre a frequentare i locali – dal ristorante Cesari alla trattoria Da Vito – e la città in tutti i suoi angoli, molti lo ricordano giocare a pallone, da ragazzo, con gli amici, nella frazione collinare di Gaibola, che gli ispira il titolo del secondo album, Terra di Gaibola. Venne schierato anche in alcune partite della Nazionale Cantanti. C’è poi la laurea honoris causa in Lettere e Filosofia, conferitagli dall’Universita’ Alma Mater di Bologna (9 luglio 1999), dove Dalla aprirà una galleria d’arte, No Code, in via dei Coltelli.
Nell’enorme produzione musicale di Lucio Dalla, sono rimaste fuori dalle pubblicazioni diverse canzoni: per certo sappiamo di alcune composizioni di Roberto Roversi nate in origine per Automobili e poi quelle che segnano il ritorno del binomio, scritte per lo spettacolo teatrale “Enzo Re” (dedicate dal poeta al figlio di Federico II di Svevia). Lo spettacolo sarà rappresentato ma l’album che doveva seguire è rimasto inedito.
Svezzatosi musicalmente con il jazz tradizionale dalle file di un’apprezzata orchestra, la Rheno Dixieland Jazz Band, di Lucio Dalla compare una prima intervista sulla rivista il Cantastorie Studentesco, autunno 1960, dove rivela i suoi gusti e i suoi modelli in fatto di jazz: cita tra gli altri Jackie McLean, Cannonball Adderley, Jimmy Giuffre’, e soprattutto Charles Mingus.
Su Novella 2000, nel numero del 27 aprile 1991 vennero annunciate, con tanto di servizio fotografico, come imminenti le nozze con Daniela Venturi, pittrice, di Urbino, dieci anni più giovane.
Lucio Dalla aveva una casa sulle pendici dell’Etna, a poca distanza da quella in cui viveva Franco Battiato. In zona venne anche prodotto un vino rosso, premiato, che Lucio volle ribattezzare “Stronzetto dell’Etna”.
La sua prima partecipazione al festival di Sanremo risale al 1966: il brano, Paff…bum, scritto da Sergio Bardotti e Gianfranco Reverberi, viene eseguito anche dagli Yardbirds, una delle massime espressione del rock anglosassone dell’epoca, guidati da Jeff Beck. Alla chitarra, in altre edizioni della band, si alternarono anche Eric Clapton e Jimmy Page, che da lì avrebbe fondato i Led Zeppelin.














