Lisa Molteni torna a parlare dopo qualche tempo di pausa dei frontalieri e delle cause da sposare. Il tema importnate è quello legato alla tassa sulla salute, ecco cosa ha detto poche ore fa
“Frontalieri e tassa sulla salute: un percorso di iniziative e una responsabilità politica da assumere.
Nel mio percorso di referente sul tema del frontalierato, come promotrice e figura da tempo impegnata sui temi dei territori di confine, ho avviato un’azione articolata su più livelli istituzionali, ritenendo necessario superare il solo ambito del confronto regionale.
Ho avviato iniziative presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), ponendo l’attenzione sulle criticità della cosiddetta “tassa sulla salute” sotto il profilo della tutela dei lavoratori frontalieri e del rischio di effetti discriminatori indiretti, in contrasto con principi e convenzioni internazionali in materia di lavoro.
Nel mio percorso ho inoltre promosso iniziative presso le istituzioni dell’Unione Europea, affinché venga valutata e divulgata la compatibilità della norma con il diritto europeo, in particolare per quanto riguarda la libera circolazione dei lavoratori, il divieto di doppia imposizione e il rispetto degli accordi transfrontalieri.
Ho posto direttamente l’attenzione della Corte dei Conti sul rapporto costi-benefici della misura, chiedendo una valutazione sulla coerenza tra l’oggetto del prelievo, il gettito previsto e la reale destinazione delle risorse, soprattutto in relazione all’impatto sui territori di confine.
Accanto a queste iniziative istituzionali, il lavoro prosegue anche sul piano progettuale e di analisi. Grazie alle deleghe ricevute da associazioni e realtà dei territori, sono in corso studi specifici sui lavoratori frontalieri e su altre dinamiche occupazionali transfrontaliere, con l’obiettivo di fornire valutazioni tecniche e basi solide per le prossime fasi di lavoro. Questo percorso mi vede inoltre coinvolta in collaborazioni con tecnici e professionisti, a conferma di un impegno continuativo e strutturato.
All’interno di questo quadro, emerge con evidenza la diversa scelta politica compiuta dalle Regioni di confine.
Il Piemonte ha deciso di non applicare la tassa sulla salute, riconoscendo il frontalierato come una realtà strutturale da governare con equilibrio e non come una leva fiscale. Una scelta che tutela i territori di confine e ne preserva la tenuta economica e sociale.
La Lombardia, invece, si trova oggi davanti a una responsabilità politica chiara: decidere se seguire una logica meramente contabile o se aprire un confronto serio e strutturato con i territori, gli amministratori locali e i lavoratori coinvolti.
La call to action è inevitabile e necessaria.
In Regione Lombardia deve essere costruito un percorso di confronto reale, che parta dai territori di confine e che tenga conto delle esperienze già maturate, a partire dal modello piemontese. Servono dati, valutazioni tecniche, ascolto e responsabilità politica. Non decisioni calate dall’alto.
Il frontalierato non è un problema da gestire in emergenza, ma una realtà che va governata con visione.
Il lavoro è in corso e proseguirà. A breve renderò noti gli esiti ufficiali delle attività avviate, ringraziando gli amministratori locali che si stanno facendo carico di questa istanza e con i quali il confronto resta costante, affinché il tema venga riportato, finalmente, lì dove deve stare: sui territori di confine.”

