Al momento stai visualizzando TRIESTE: IL FRIULI  A SESSANT’ANNI DAL VAJONT IL RICORDO DI UNA CATASTROFE
Serena Pellegrino (Avs)

TRIESTE: IL FRIULI A SESSANT’ANNI DAL VAJONT IL RICORDO DI UNA CATASTROFE

Pubblicità

“‘Diga funesta per negligenza e sete d’oro altrui persi la vita che insepolta resta’. Questo è scolpito sulla lapide posta presso la diga del Vajont che svetta ancora come uno scudo grigio incastrato nella vallata e che ricorda la tragedia del Vajont accaduta 60 anni fa con i suoi quasi duemila morti.”

Pubblicità

 

Così, in una nota, la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Serena Pellegrino, presente durante la commemorazione del 60esimo anniversario dalla tragedia del Vajont.

“Oggi finalmente è stata istituita la giornata delle vittime delle catastrofi ambientali e industriali, ma non è sufficiente,

è necessario – continua – cancellare il delirio di onnipotenza di coloro che hanno interessi economici e politici come coloro che decisero di costruire una diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico”.

Pubblicità

“All’epoca – ricorda l’esponente di Opposizione – si cercò di nascondere la responsabilità di quanto accaduto definendola fatalità e disastro naturale. Non si poteva offendere il progetto della diga più alta del mondo, un’opera di ingegneria vanto dell’Italia nel nascente boom economico”.

Pellegrino pone l’attenzione sul futuro del nostro paese: “la diga del Vajont rimarrà per tutti un monumento di monito al

delirio di onnipotenza dell’uomo sulla natura, del profitto

perseguito senza scrupoli. Non è più ammissibile la violenza

sulla natura che produce più vittime innocenti che profitto. Le

parole dei presidenti di Regione Friuli Venezia Giulia e Veneto e

del presidente della Repubblica sono state forti e condivisibili

ma a questi pensieri devono seguire i fatti perché questa

tragedia, finora, non è servita al nostro paese”.

“Vajont – prosegue la consigliera di Avs – ci stimola a dare al

nostro Paese e al nostro pianeta un futuro che non dimentichi mai

il rispetto della natura e che abbia l’onestà di riconoscere gli

errori e i crimini commessi nel nome di uno sviluppo

esclusivamente economico e della cupidigia di pochi”.

“La nostra visione antropocentrica – conclude Pellegrino – è

unita ad un vero e proprio delirio di onnipotenza e crediamo

ancora di poter dominare le forze della natura, ci illudiamo che

la tecnologia possa consentirci di violentare la terra senza

conseguenze ma ormai la storia, e tutti gli eventi che si sono

susseguiti in questi sei decenni, ci insegna che un’opera può

anche essere perfetta se finalizzata a se stessa, ma devastante

nella dinamica delle leggi ecosistemiche perché queste non

perdonano”.

Lascia un commento