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Roberto Cosolini (Pd)

TRIESTE: NO A MOZIONE PD/M5S SU SANITA’ PUBBLICA

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Il dem Roberto Cosolini e con lui il pentastellato Andrea Ussai e il collega del Pd Francesco Russo si sono visti bocciare dal Centrodestra dell’Aula, con 23 voti contrari giustificati da critiche a un testo dal sapore

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squisitamente strumentale, da campagna elettorale aperta, la mozione con cui chiedevano un impegno giuntale per una sanità pubblica di qualità, partecipata e condivisa a Trieste. A farla approvare non sono, quindi, bastati i 14 voti a favore dei consiglieri dei Gruppi delle Opposizioni.

“Un titolo su cui come si fa a non essere d’accordo”, hanno ironizzato un po’ tutti gli esponenti di Maggioranza, assessore

alla Salute incluso, accusando poi generalità e faciloneria nel trovare il consenso popolare ad accuse rivolte alla gestione regionale del Sistema sanitario che fanno leva su un mal sentire generale, mentre non si spiega che si tratta di problemi e limiti che sta vivendo l’Italia intera.

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Nel dettaglio, erano sei i punti elencati nella mozione 348: condivisione sulla collocazione e sull’attività delle Case della

Comunità distrettuali finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza; rapide procedure concorsuali del personale sanitario pubblico; un cronoprogramma trasparente dei lavori di ristrutturazione dell’ospedale di Cattinara; ascolto degli operatori, affinché possano esprimere le proprie valutazioni anche in pubblici dibattiti; incontri pubblici con i direttori generali delle Aziende sanitarie per le istanze dei cittadini; una comunicazione compiuta e chiara sul contrasto alla dilatazione dei tempi nelle liste di attesa.

“Sanità non significa solo intervento di emergenza e cura presso la struttura ospedaliera, ma anche e soprattutto garantire a tutti i cittadini e alla comunità regionale nel suo insieme un’attività quotidiana attraverso il rafforzamento

dell’assistenza primaria, dei dipartimenti di prevenzione, dell’assistenza territoriale oltre all’attività ospedaliera

ordinaria che assicura le prestazioni diagnostiche e routinarie”, avevano detto i tre consiglieri tramite la loro mozione.

Cosolini, Ussai e Russo avevano fatto presente anche la “raccolta di quasi 10.000 sottoscrizioni effettuata dal Coordinamento per la difesa della sanità pubblica di Trieste a sostegno di alcune richieste fondamentali per ottenere una sanità pubblica di qualità, come ad esempio il mantenimento delle funzioni degli

attuali distretti sanitari, il potenziamento dei servizi territoriali, di assistenza domiciliare e di comunità,

sburocratizzati e resi molto più operativamente autonomi e tra loro integrati”.

Non da ultimo, avevano sostenuto che “il distretto è la vera e unica struttura organizzativa nel cui ambito vengono attivati tutti i servizi territoriali e che purtroppo l’integrazione ospedale/territorio e territorio/servizi sociali è ancora

inattuata”, e che “va mantenuta la piena operatività dei Centri di salute mentale (Csm) attualmente esistenti e rafforzato con il Dipartimento delle dipendenze nell’area giuliana”.

Primo a smontare pezzo pezzo le richieste dei tre proponenti, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Claudio Giacomelli, che ha

definito le Case della Comunità distrettuali “una colossale fesseria”, il problema delle liste d’attesa e delle procedure

concorsuali “una questione che non è accettabile si faccia credere che riguarda solo la Regione Friuli Venezia Giulia”,

mentre in riferimento agli incontri e ai pubblici dibattiti ha ricordato i compiti della politica per questo.

Un aspetto poi ripreso da Ivo Moras (Lega), che ha detto delle funzioni in tal senso degli organi politici di rappresentanza, oltre ad aver registrato, nella mozione, un attacco strumentale diretto all’operato della III Commissione consiliare da lui presieduta e che si occupa di salute.

A difesa di un maggiore ascolto delle istanze dei cittadini e degli operatori sanitari ha parlato Furio Honsell (Open Fvg): “Il dialogo e la trasparenza sono importanti, specie nei momenti di crisi e di difficoltà. Più che tematiche strettamente sanitarie, la mozione chiede che si affronti l’aspetto metodologico affinché tutti possano esprimere il proprio disagio”, ha detto non trovando alcuna strumentalizzazione politica in questo.

Un punto su cui invece Mara Piccin (FI) è stata irremovibile, parlando di “facili consensi, specie se si agita lo spauracchio

della sanità privata. Qui si parla come se non sia stato fatto nulla sui punti citati dalla mozione. Allora dobbiamo decidere se è meglio che i nostri cittadini vadano in Veneto per ottenere prestazioni convenzionate che poi la Regione Fvg deve pagare là, o è preferibile restino in Fvg a fare prestazioni presso

strutture private convenzionate qui”. “La sanità è un argomento di tale sensibilità – ha ammonito anche

Mauro Di Bert, capogruppo di Progetto Fvg/Ar – che va trattato con molta cautela e responsabilità. Le richieste avanzate nella mozione sono basilari per non dire banali, e se ne parla come se non fossero mai state soddisfatte dalla nostra Regione. Gli argomenti sono ovviamente condivisibili, li rispetto e rispetto chi li ha proposti, ma come sono stati posti hanno il sapore della strumentalizzazione a fini elettorali”.

In difesa delle firme raccolte dal Coordinamento per la difesa della sanità pubblica di Trieste ha, invece, parlato il

capogruppo del Pd, Diego Moretti: “Sono migliaia di persone che hanno firmato e vogliono far presente al legislatore il loro malessere”. Per lui, gli interventi tramite il privato possono essere accettati ma solo per esigenze temporanee, invece c’è l’usanza di ritenere la sanità pubblica in difficoltà e allora ci si rivolge a quella privata costantemente. “La nostra sanità regionale è sempre stata considerata di livello, la dobbiamo salvaguardare, è questo che chiede la mozione”.

Tranchant il capogruppo della Lega, Mauro Bordin: “Dichiaro il

voto contrario della Lega a questa e a tutte le mozioni che le

Opposizioni presenteranno sulla sanità per i prossimi 10 mesi,

perché immagino saranno tutte volte, come questa, a fare campagna

elettorale. Si sa che c’è tensione nei cittadini e negli

operatori, ma un dibattito siffatto non porta a nulla. Se oggi

non ci sono abbastanza medici è causa di scelte nazionali prese

in 16 anni, 12 dei quali erano partiti di Centrosinistra al

Governo, che hanno fatto errori di programmazione che ora non si

possono cancellare in poco tempo”.

A chiudere la discussione, il titolare regionale della salute del

Fvg, Riccardo Riccardi, che ha puntato il dito su chi fa credere

alla gente che basti raccogliere delle firme per avere la

soluzione dei problemi. “Gli indicatori – ha poi proseguito –

dicono che questa Regione è tra le ultime di quelle con una

sanità privatizzata, perciò affermare il contrario significa

voler raccontare cose non vere”.

Anche lui ha fatto presente che “molti di quelli che contestano

il nostro Ssr vanno a fare le prestazioni altrove e poi gli si

devono rimborsare le spese”.

Sul bisogno di dibattiti, ha quindi affermato che “gli strumenti

partecipativi a disposizione sono più che sufficiente per poter

affrontare questi argomenti nei luoghi dovuti e in tutte le

occasioni dove è utile e giusto che i rappresentanti

istituzionali le affrontino. Non sono contrario a un processo

democratico di acquisizione e di osservazione del da farsi, ma il

nostro compito è di lasciare la programmazione sugli standard a

chi ne ha le competenze”.

“La fuga dal settore pubblico è un fenomeno pesante, che riguarda

l’Europa”, ha poi aggiunto ricordando che “gli investimenti di

questa legislatura a oggi sono pari a 750 milioni di euro

rispetto ai 200 della precedente” e concludendo augurandosi che

“sia possibile rispettare il cronoprogramma dei lavori per

l’ospedale di Cattinara, con la politica dei prezzi in continuo

aumento”.

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