Due macchine di luce, Elettra e Fermi. Trentaquattro stazioni sperimentali. Oltre 1500 ricercatori ogni anno, provenienti da più di una cinquantina di Paesi. 400 persone di staff permanente e un numero variabile di collaborazioni.
Partenariati nazionali e internazionali con Cnr, Iaea, Ictp, Ceric, Università di tutto il mondo, Paesi del Centro Europa come Austria e Repubblica Ceca tra gli altri. Sono alcuni dei numeri di Elettra Sincrotrone Trieste, il centro internazionale di ricerca dove si svolgono indagini nei campi delle nanotecnologie, energie alternative, medicina, nuovi farmaci e, anche, archeologia e beni naturali.
Questo pomeriggio Roberto Novelli, consigliere regionale di Forza Italia che è anche presidente della VI Commissione permanente, ha effettuato una visita al Sincrotrone accompagnato da Alessandro Fabris, executive officer del progetto Elettra 2.0, da Raffaella Geometrante, amministratore delegato di Kyma, e dal direttore centrale Ketty Segatti.
Obiettivo dell’iniziativa, approfondire la conoscenza di uno dei principali asset del Paese nel settore scientifico e acquisire nuove informazioni rispetto ai futuri sviluppi di Elettra 2.0 e alle innumerevoli opportunità che la nuova macchina fornirà al mondo della ricerca globale.
Novelli ha ricordato “l’investimento di 200 milioni di euro, finalizzato a consolidare questa infrastruttura di ricerca
italiana e renderla protagonista del futuro della ricerca
internazionale, in una prospettiva di massimo livello di
prestazioni in termini di intensità, coerenza della luce prodotta
e risultati. Per intenderci, la nuova Elettra garantirà un fascio
di luce preciso e coerente quasi al limite teorico possibile,
consentendo prestazioni senza precedenti. Dopo 30 anni di onorato
servizio alla scienza infatti Elettra sarà una delle prima
macchine (si contano sulle dita di una mano quelle che hanno già
intrapreso la riqualificazione) che subirà una revisione quasi
completa. La nuova Elettra avrà 31 linee in totale, alcune
completamente di nuova concezione”.
Novelli ha aggiunto: “Una tra le possibili applicazioni della
nuova macchina sarà la possibilità di garantire immagini ad
altissima risoluzione: questo significa che una lesione dubbia
per altre strumentazioni – anche ospedaliere – potrà essere
invece definita con la massima precisione. Già la macchina di
oggi assicura risultati di imaging di eccellenza che portano a
una maggiore chiarezza nella diagnosi”.


