In programma fino al 3 agosto la quattro giorni dedicata al Parmigiano Reggiano tra degustazioni, incontri, concorsi e iniziative culturali. Nel 2025 superata per la prima volta quota 4,19 milioni di forme prodotte (+2,7%). Una filiera che conta 2.545 allevatori e quasi 300 caseifici, con oltre il 22% della produzione realizzata nelle aree montane dell’Appennino
Bologna – Sessant’anni di storia dedicati a un prodotto che è un modello di sviluppo, l’identità di un territorio, uno dei volti dell’Emilia-Romagna in Italia e nel mondo. È la Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina (Re), che fino al 3 agosto richiama nel comune dell’Appennino reggiano allevatori, casari, imprese, cittadine, cittadini e visitatori per quattro giornate di degustazioni, incontri, concorsi e iniziative culturali dedicate a una filiera che continua a crescere e a rappresentare uno dei principali motori dell’agroalimentare regionale.



Una manifestazione nata oltre sei decenni fa come fiera agricola legata alla vita delle comunità montane, e divenuta uno degli appuntamenti più rappresentativi dedicati al Parmigiano Reggiano e alla produzione di montagna, presidio economico, sociale e ambientale fondamentale per l’Appennino emiliano-romagnolo.
L’edizione 2026, la numero 60, arriva in un momento particolarmente positivo per la Dop regionale. Nel 2025 la produzione ha raggiunto 4,19 milioni di forme, in crescita del 2,7% rispetto all’anno precedente, mentre, per la prima volta nella storia del Parmigiano Reggiano, le esportazioni hanno superato le vendite sul mercato nazionale e rappresentano oggi il 50,5% dei volumi commercializzati.
A inaugurare oggi l’edizione 2026 della Fiera, l’assessore regionale all’Agricoltura e all’Agroalimentare, Alessio Mammi, e il sindaco di Casina, Stefano Costi.
“La Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina racconta in modo straordinario ciò che questo prodotto rappresenta oggi per l’Emilia-Romagna- afferma l’assessore Mammi-. Non è soltanto una delle eccellenze più conosciute del Made in Italy, ma un modello di sviluppo che tiene insieme agricoltura, lavoro, tutela del territorio e coesione delle comunità locali. È la dimostrazione che qualità, sostenibilità e competitività possono crescere insieme quando esiste una filiera forte, capace di investire e di innovare senza perdere il legame con il territorio. I numeri ci dicono che questa è la strada giusta. La produzione continua a crescere, l’export ha superato per la prima volta il mercato italiano e, soprattutto, le imprese continuano a investire. Nel primo semestre del 2026 le domande presentate sui bandi dello Sviluppo rurale hanno superato di oltre tre volte la dotazione iniziale disponibile. È un segnale politico molto importante: significa che il nostro sistema agricolo guarda al futuro, vuole innovare, migliorare la sostenibilità ambientale, aumentare la competitività e creare nuovo valore. Per questo abbiamo scelto di destinare quasi 49 milioni di euro aggiuntivi allo scorrimento delle graduatorie, perché il compito delle istituzioni non è frenare chi investe, ma accompagnarlo”.
“Il Parmigiano Reggiano rappresenta inoltre uno dei pilastri della nostra agricoltura di montagna- prosegue Mammi-. Oltre un quinto della produzione nasce in Appennino, dove fare impresa è più difficile ma anche più strategico. Qui l’agricoltura garantisce reddito e occupazione, ma svolge anche una funzione essenziale di presidio del territorio, tutela del paesaggio, contrasto allo spopolamento e prevenzione del dissesto idrogeologico. È per questo che abbiamo rafforzato gli strumenti dedicati alle aree montane, dalle indennità compensative agli incentivi per i giovani agricoltori, perché difendere il Parmigiano Reggiano significa anche difendere il futuro delle nostre montagne. Allo stesso tempo continuiamo a investire sulla promozione internazionale delle produzioni certificate. Le nostre 46 Dop e Igp rappresentano quasi il 37% del valore delle produzioni certificate alimentari italiane e costituiscono una delle infrastrutture economiche più solide della nostra regione. La sfida dei prossimi anni sarà consolidare i mercati europei, rafforzare la presenza nei Paesi extraeuropei e continuare a difendere autenticità, qualità e reputazione delle nostre produzioni. È anche così che si costruisce il futuro dell’agroalimentare emiliano-romagnolo”.
Il Parmigiano Reggiano in numeri
Oltre 4 milioni di forme prodotte nel 2025 (+2,7% sul 2024) e un export ai massimi storici. Sono i numeri del Parmigiano Reggiano, che coinvolge 2.545 allevatori, oltre 200 mila capi di bestiame e quasi 300 caseifici, concentrati soprattutto tra le province di Parma e Reggio Emilia. Il dato più significativo arriva dai mercati esteri: nel 2025, per la prima volta, le esportazioni hanno superato le vendite sul mercato italiano, raggiungendo il 50,5% dei volumi commercializzati, pari a 74.980 tonnellate.
Un trend proseguito anche nel primo trimestre del 2026, con un incremento dell’1,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e una quota export salita al 53,2% dei volumi complessivi. Tra i mercati più dinamici, Regno Unito (+7,8%), Canada (+8,3%), Svezia (+8,8%) e Stati Uniti (+2,3%), mentre Francia (-0,3%) e Germania (+0,1%) restano sostanzialmente stabili. L’Europa continua a rappresentare il principale mercato di destinazione, mentre gli Stati Uniti si confermano il primo sbocco commerciale extraeuropeo.
Numeri che si inseriscono nel più ampio primato dell’Emilia-Romagna per le produzioni certificate. Le 46 Dop e Igp regionali hanno raggiunto nel 2025 un valore stimato di 3,994 miliardi di euro, di cui 3,436 miliardi riferiti ai prodotti alimentari e 459 milioni di euro ai vini. La sola componente alimentare rappresenta circa il 37% del valore complessivo delle Dop e Igp italiane. Per sostenere la competitività delle filiere, l’internazionalizzazione delle imprese e la valorizzazione delle produzioni di qualità, tra il 2025 e il 2026 la Regione ha investito 25 milioni di euro nella promozione delle produzioni certificate sui mercati nazionali e internazionali, accompagnando i Consorzi di tutela nelle attività di promozione e nella difesa dell’autenticità delle Dop e Igp emiliano-romagnole.
L’impegno della Regione per l’agroalimentare della montagna
Oltre il 22% della produzione del Parmigiano Reggiano nasce negli 82 caseifici dell’Appennino, dove operano circa 800 allevatori, il cui numero è cresciuto del 4% nel 2025. Una presenza che rappresenta una delle principali attività economiche delle aree montane, contribuendo al presidio del territorio, alla cura del paesaggio, al contrasto dello spopolamento e alla prevenzione del dissesto idrogeologico. Dal 2016 la certificazione “Parmigiano Reggiano Prodotto di Montagna” identifica le produzioni realizzate interamente nelle aree appenniniche.
A sostenere questo sistema è il Programma di sviluppo rurale 2023-2027 della Regione Emilia-Romagna, che dispone di una dotazione superiore a 1 miliardo di euro. Dall’avvio della programmazione sono stati pubblicati 89 bandi, per un valore complessivo di oltre 858 milioni di euro, con più di 503 milioni già impegnati e 220 milioni erogati. Nel primo semestre del 2026 la domanda di investimenti delle imprese agricole ha superato i 512 milioni di euro, a fronte di una disponibilità iniziale di circa 157 milioni. Per rispondere a questa richiesta la Regione ha riallocato quasi 49 milioni di euro aggiuntivi, ampliando le risorse destinate alle aziende che investono.
Anche la precedente programmazione dello sviluppo rurale ha sostenuto il comparto lattiero-caseario attraverso 15 bandi, che hanno concesso 173 milioni di euro e attivato investimenti complessivi per 431 milioni a favore di 865 beneficiari. Il 36% dei contributi continua inoltre a essere destinato alle aree interne e montane. A queste misure si aggiungono le indennità compensative, fino a 300 euro per ettaro per le aziende zootecniche e fino a 200 euro per ettaro per le altre imprese agricole, oltre all’aumento fino a 70 mila euro del premio destinato ai giovani che scelgono di avviare un’azienda agricola in montagna.
Il programma della 60^ edizione della Fiera di Casina
Degustazioni guidate, showcooking, musica dal vivo, spettacoli e iniziative dedicate a famiglie e bambini. La Fiera di Casina celebra la sua 60^ edizione con un programma ricco di iniziative, con al centro il mercato ambulante e agroalimentare lungo le vie del paese e lo stand del Parmigiano Reggiano, dove è possibile acquistare il Parmigiano Reggiano – Prodotto di Montagna proveniente dalle quattro province della zona di produzione.
Tra gli appuntamenti più attesi, le degustazioni dedicate alla Dop emiliano-romagnola e ai prodotti del territorio con gli assaggiatori Apr e i sommelier Onav, sugli abbinamenti tra Parmigiano Reggiano e vini e al Lambrusco Rosé con erbazzone montanaro. Domenica 2 agosto il programma proseguirà con “Bollicine spiritose”, dedicato alla Spergola accompagnata da busilan e torte antiche, una nuova degustazione del Parmigiano Reggiano con vini e finale a sorpresa, la preparazione dei cappelletti estivi da parte delle zdōre di Bergogno e un percorso di assaggio che abbina il formaggio a miele, aceto balsamico tradizionale e vini del territorio. Sempre domenica è prevista anche la tradizionale cottura di una forma di Parmigiano, uno dei momenti più spettacolari della manifestazione.
Lunedì 3 agosto, invece, spazio alla tradizione casearia. Dalle ore 20 piazza IV Novembre ospiterà la 9^ Gara di taglio della forma, che vedrà sfidarsi i maestri casari, seguita dalla 14^ edizione del Palio “Città di Casina”, con la premiazione del miglior Parmigiano Reggiano Prodotto di Montagna dell’annata tra le 42 latterie in concorso.
Annalisa Dall’Oca


