Parlare di “morte del globalismo” nel 2026 non significa che i paesi abbiano smesso di commerciare, ma che è terminata l’era della globalizzazione selvaggia e guidata esclusivamente dal profitto. Quello che stiamo vivendo è il passaggio a un mondo frammentato, dove la sicurezza e l’ideologia contano più del libero mercato.
Ecco cosa sta cambiando concretamente e quali sono le conseguenze di questa trasformazione.
Dalle Catene del Valore alle “Catene della Fiducia”
Se prima si produceva dove costava meno (Cina, Sud-est asiatico), oggi si produce dove è sicuro.
Friend-shoring: Gli scambi commerciali si stringono tra paesi alleati (es. USA ed Europa, o il blocco dei BRICS+).
Resilienza vs Efficienza: Le aziende preferiscono avere magazzini pieni e fornitori vicini (near-shoring) piuttosto che rischiare blocchi dovuti a guerre o tensioni geopolitiche.
Il Ritorno dello “Stato Imprenditore”
Il globalismo predicava meno tasse e meno intervento pubblico. Oggi accade l’opposto:
Protezionismo e Dazi: L’uso massiccio di dazi (come quelli visti tra USA, Cina e UE nel 2025) è diventato uno strumento normale di politica estera.
Sussidi Industriali: I governi finanziano direttamente settori strategici come microchip, intelligenza artificiale e difesa per non dipendere da potenze straniere.
Sovranità Tecnologica ed Energetica
La fine del globalismo è, di fatto, la fine della dipendenza totale.
Energia: L’Europa ha accelerato l’addio ai combustibili fossili russi e sta cercando di ridurre la dipendenza dalla Cina per le terre rare e i pannelli solari.
Tecnologia: Esistono ormai “internet diverse” e standard tecnologici separati tra il blocco occidentale e quello guidato da Pechino.
Cosa cambia per i cittadini?
Questa transizione ha un costo che ricade sulla vita quotidiana:
Inflazione più alta: Produrre in patria o in paesi alleati costa di più che produrre in una fabbrica a basso costo in Asia. I prezzi dei beni di consumo tendono a rimanere più elevati rispetto al passato.
Lavoro: C’è un ritorno di posti di lavoro industriali nelle economie avanzate, ma spesso legati a un’altissima automazione e all’IA.
Polarizzazione: Il mondo è diviso in “sfere d’influenza”. Viaggiare, investire o fare business tra blocchi contrapposti è diventato molto più complesso e burocratico.
Un mondo “multipolare”
Siamo passati da un mondo unipolare (guidato dagli USA e dal mercato) a un mondo multipolare e transazionale. Gli accordi non sono più globali (attraverso il WTO World Trade Organization), ma bilaterali o regionali.
Molti analisti definiscono questa fase come “Globalizzazione 2.0” o “Slowbalization”: non è la fine degli scambi, ma la fine dell’illusione che il commercio avrebbe portato la pace universale e la democrazia ovunque.


