C’è chi lo ha chiamato “tocco estetico finale”. Noi lo chiamiamo una vergogna urbana.
Le immagini che circolano in queste ore mostrano aiuole cementate attorno ai tronchi degli
alberi del lungolago, in un miscuglio di materiali e colori che nulla ha a che fare con la
riqualificazione promessa dall’Amministrazione comunale.
Un intervento improvvisato, brutto, e soprattutto irrispettoso verso l’ambiente e verso i
cittadini che da anni attendono un vero restyling della riva più amata di Lecco.

Il Comune di Lecco aveva annunciato la rinascita del lungolago come “salotto buono” della
città: accessibile, armonioso, accogliente.
Il risultato – sotto gli occhi di tutti – è un patchwork di rattoppi: basamenti cementati
attorno alle radici, drenaggi discutibili, contrasti cromatici che stonano con la
pavimentazione storica.
Altro che valorizzazione: questa è approssimazione estetica e incuria amministrativa.
Non basta aprire un tratto di passeggiata per dire che i lavori sono finiti.
Non basta gettare un po’ di materiale chiaro per coprire un errore.
E non basta dichiarare che “i lavori proseguiranno in autunno” per giustificare la fretta e la
mancanza di controllo.
Fratelli d’Italia – Lecco chiede trasparenza e responsabilità:
– Chi ha autorizzato questo tipo di finitura?
– Quali materiali sono stati utilizzati e con quali garanzie di durata e permeabilità?
– È stato davvero verificato il rispetto del progetto esecutivo approvato dal Comune?
I cittadini meritano risposte, non cartoline ingannevoli.
E meritano di sapere quanto costano questi interventi improvvisati e chi li ha avallati.
Il lungolago è il volto della nostra città. È qui che Lecco si presenta ai turisti, alle famiglie, ai
bambini che passeggiano tra le foglie e i platani.
Ridurre tutto questo a una colata biancastra di cemento significa umiliare il paesaggio e
tradire la promessa di una vera riqualificazione.
Fratelli d’Italia – Lecco invita i cittadini a guardare con i propri occhi e a chiedere conto di
questo scempio.
Perché l’amore per la città passa anche dal coraggio di dire: basta con i lavori fatti male,
basta con i “tacconi estetici” che insultano il buon senso.
Serve competenza, visione e cura.
Non vernice bianca e giustificazioni grigie.


