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Maxi operazione antimafia “Maestrale – Carthago” nel Vibo Valentia

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Operazione antimafia nel vibonese: “Maestrale – Carthago” 81 soggetti arrestati dai
Carabinieri di Vibo Valentia.

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Alle prime ore di oggi, nella provincia di Vibo Valentia e nel territorio nazionale, i
carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia con il supporto del Reparto Crimini
Violenti del ROS e di oltre 600 uomini della Legione Calabria e dei comandi territorialmente
competenti, dei Carabinieri “Cacciatori” di Calabria, del Nucleo Cinofili e dell’8° Nucleo
Elicotteri di Vibo Valentia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal
G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di
Catanzaro, guidata dal Procuratore Nicola Gratteri, nei confronti di 84 soggetti (29 in
carcere, 52 ai domiciliari e 3 dell’obbligo di presentazione alla P.G.), ritenuti responsabili, a
vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, scambio elettorale politico mafioso,
violazione della normativa sulle armi, traffico di stupefacenti, corruzione, estorsione,
ricettazione, turbata libertà di incanti, illecita concorrenza con minaccia o violenza,
trasferimento fraudolento di valori, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni
pubbliche e altri reati, tutti aggravati dal “metodo mafioso”. Questi vanno ad aggiungersi
ai 61 fermati lo scorso 10 maggio in esecuzione di decreto emesso dalla DDA di Catanzaro,
mentre sono 170 gli indagati complessivi nell’indagine.

L’attività, convenzionalmente denominata “Maestrale-Carthago”, condotta dai Carabinieri
di Vibo Valentia costituisce la naturale prosecuzione della prima tranche dell’operazione,
eseguita lo scorso 10 maggio, che ha consentito di disarticolare i sodalizi di ‘ndrangheta di
Mileto e Zungri, con le ‘ndrine di Briatico e Cessaniti, andando a colpire inoltre le strutture
di “comando e controllo” e l’“ala militare e imprenditoriale” delle rispettive organizzazioni,
i cui esponenti erano già detenuti per altra causa e per questo non colpiti dal provvedimento
di fermo.

Le indagini, in particolare, hanno consentito di ricostruire le dinamiche, i collegamenti e gli
interessi imprenditoriali delle consorterie mafiose nella provincia vibonese, particolarmente
attive nel settore estorsioni, attraverso intimidazioni e danneggiamenti ai danni di aziende
edili, imprese ed esercizi commerciali operanti nel settore turistico – alberghiero della cd.
“Costa dei Dei” e dei trasporti marittimi per le isole Eolie. Le investigazioni coordinate da
questo Ufficio di Procura hanno messo in evidenzia le cointeressenze, gli accordi corruttivi
e i forti legami della criminalità organizzata con esponenti del mondo politico e della
pubblica amministrazione, evidenziando, tra l’altro, il completo asservimento dell’ASP di Vibo Valentia alle consorterie mafiose di Mileto, Limbadi e Vibo Valentia, grazie anche a funzionari e dirigenti medici compiacenti, per ipotesi corruttive e scambio elettorale politico mafioso (alcuni medici dell’ASP, alcuni dei quali non più in servizio, sono stati colpiti dal provvedimento) e forti infiltrazioni della Criminalità organizzata nel comune di Zungri e di
Briatico per favorire persone compiacenti nell’assegnazione di posti messi a concorso.
Sono state inoltre ricostruite le condotte di alcuni avvocati, ritenute integranti ipotesi di
reato per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche nel settore
dell’accoglienza dei migranti e per concorso esterno in associazione mafiosa con numerose
strutture mafiose della provincia.

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Inoltre, con il supporto del Reparto Crimini Violenti del ROS e grazie alle dichiarazioni di
alcuni collaboratori di giustizia, è stato possibile far luce sull’omicidio di Maria Chindamo,
uccisa a Limbadi il 6 maggio 2016. Vengono contestati a un indagato una serie di delitti tra
i quali la partecipazione all’associazione mafiosa riconducibile alla cosca Mancuso, reati in
materia di armi e stupefacenti, diverse estorsioni per l’accaparramento di fondi agricoli,
nonché l’omicidio, in concorso con altri due soggetti (di cui uno deceduto e uno all’epoca
dei fatti minorenne) di Maria Chindamo, commesso a seguito del suicidio di Vincenzo
Puntoriero (avvenuto l’anno precedente, in data 8 maggio 2015) e per punire la donna per
la recente relazione sentimentale dalla stessa istaurata, venuta alla luce con la prima uscita
pubblica della coppia appena due giorni prima dell’omicidio, oltre che per l’interesse all’
accaparramento del terreno su cui insiste l’azienda agricola divenuta nel frattempo di
proprietà esclusiva della Chindamo e dei figli minori.

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In particolare, l’indagato già tratto in arresto nel mese di maggio per il reato di associazione
di stampo mafioso, è stato attinto dall’ordinanza eseguita in data odierna per avere dato un
contributo causale significativo alla consumazione del fatto omicidiario, attraverso la
manomissione del sistema di videosorveglianza della propria abitazione di campagna
limitrofa al luogo del delitto, di fatto agevolando gli autori materiali del sequestro e
dell’omicidio della donna, nonché per avere distrutto il cadavere della donna, il cui corpo,
sulla scorta della ricostruzione fornita dai collaboratori di giustizia, veniva dato in pasto ai
maiali e i cui resti ossei venivano triturati con la fresa di un trattore.
Nel provvedimento viene contestato a 4 indagati l’omicidio di Corigliano Angelo Antonio,
commesso in Mileto il 19 agosto 2013, il cui movente è riconducibile ad una rappresaglia per
vendicare l’omicidio di Mesiano Giuseppe, elemento di spicco della locale di Mileto
perpetrato nello stesso centro il 17 luglio 2013.

Nel corso dell’attività i militari operanti, oltre ad avere individuato un bunker in Briatico,
utilizzato quale nascondiglio per sottrarsi alle operazioni di ricerca e cattura condotte dalle
forze di polizia. hanno anche rinvenuto e sequestrato 1 FUCILE AK-47 KALASHNIKOV, 1
REVOLVER, oltre 350 munizioni di vario calibro e la somma di 86500 euro in contanti.

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