Moreno Argenti ex campione di ciclismo oggi è un dirigiente dello sport, organizzatore di competizioni ciclistiche, non è mai stato uno che non dice quello che pensa. L’argomento posto in queste ore sulla sua pagina social, riguarda la “Qurrelle” tra Cordiano Dagnoni e Roberto Pella. Ecco cosa ha scritto sul suo profilo a riguardo dei poteri presi da parte di RCS. Il testo ripreso integralmente dal suo profilo e ve lo proponiamo qui sotto di seguito
“In queste settimane si sta dibattendo animatamente sulla querelle tra Cordiano Dagnoni (presidente della FCI) e l’onorevole Roberto Pella (presidente della Lega del Ciclismo Professionistico). Avendo vissuto dinamiche simili sulla mia pelle, sento il dovere di fare chiarezza. Il ciclismo dimentica troppo in fretta le vicende consumate alle spalle del movimento per meri interessi personali.
Tutto è partito anni fa con il “bacio della pantofola” a Urbano Cairo da parte di Dagnoni, un atto di sottomissione mirato a bloccare gli attacchi giornalistici della Gazzetta dello Sport sul caso delle provvigioni irlandesi. La primaria responsabile di questa situazione, rimasta sempre nell’ombra, è proprio RCS, al pari del presidente Dagnoni.
Il commissariamento della Lega
A novembre 2022 la Lega viene commissariata dal Tribunale della seconda sezione. Per arrivare a tanto è servita la precisa volontà di Dagnoni, unita a quella del segretario generale Gavino Tolu. All’assemblea elettiva precedente, i vertici federali e alcuni associati avevano votato scheda bianca pur di non sostenere Mauro Vegni, storico uomo RCS, appena eletto alla presidenza della Lega. Il ricorso in seconda battuta è stato poi vinto dai ricorrenti, affiancati dalla FCI: un processo che non si sarebbe mai materializzato senza questo appoggio. Era evidente che a Dagnoni e Tolu non andasse a genio che Vegni guidasse la Lega.
In quel momento Dagnoni sembrava illuminato dalla buona volontà di contrastare lo strapotere condizionante e il “cannibalismo” di RCS, volto ad accaparrare sempre più denaro pubblico per le casse di RCS Sport & Events. Sappiamo tutti che senza un ridimensionamento di questo monopolio non potrà esserci una vera rinascita.
Lo scandalo irlandese e l’intervento del CONI
Contemporaneamente al commissariamento, esplode il caso delle provvigioni irlandesi, sollevato in Consiglio Federale da Norma Gimondi. In quell’occasione il segretario Tolu, attraverso il dipendente Michelangelo Costa (successivamente promosso), si assunse la colpa di aver preparato il verbale prima ancora che venisse votato.
In piena polemica interviene il presidente del CONI, Giovanni Malagò. Da vecchia volpe dei processi burocratici, Malagò invia una commissione “a comando”, scelta da lui stesso, per verificare se il bonifico di 106 mila euro a favore della Reiwa (società irlandese riconducibile a collaboratori stretti di Dagnoni) fosse stato realmente effettuato. Abbiamo dovuto accontentarci delle parole di Malagò, senza che venissero mai esibiti gli estratti conto ufficiali. Resto convinto che, se quel bonifico fosse stato trasparente, Dagnoni non avrebbe avuto bisogno di andare a “baciare la pantofola” di Cairo per fermare i pretestuosi attacchi della Gazzetta.
Gli accordi commerciali e il ruolo di Di Cintio: Gli accordi con Cairo prevedevano un bando costruito “ad hoc” – al quale potesse partecipare solo RCS – per l’assegnazione del Giro d’Italia Women e del Giro Next Gen (Under 23) fino al 2027. Convinto di aver salvato la propria poltrona piegandosi a RCS, Dagnoni affida tutte le deleghe all’avvocato Cesare Di Cintio, che rimane commissario unico della Lega.
Di Cintio, privo di competenze profonde nel mercato dei media ciclistici, colleziona subito diverse “musate” dagli operatori del settore. Di conseguenza, decide furbescamente di concentrarsi sulla riforma dello statuto della Lega, nel tentativo di cucirsi addosso un ruolo da amministratore delegato ben remunerato, approfittando della scarsa cultura politica dei soci.
Il ribaltamento e la convenzione-capestro
Dopo 18 mesi di gestione, il 29 aprile si arriva all’assemblea della Lega. I soci, impauriti dalle manovre al limite del legale di Di Cintio (spalleggiato da Dagnoni, Tolu e, nell’ombra, dal CONI), cercano rifugio sotto l’ombrello di RCS, affidandosi a Paolo Bellino e allo stesso Mauro Vegni. Il piano di Di Cintio e Dagnoni viene clamorosamente bocciato a suon di voti contrari.
Il risultato? RCS esce da questa assemblea ancora più potente di prima. Segue la firma della nuova convenzione tra Dagnoni e il neo-eletto presidente della Lega, l’onorevole Roberto Pella (uomo voluto da RCS). Una vera e propria convenzione-capestro per la FCI e per il movimento, che sancisce la cessione di sovranità della Federazione alla Lega guidata da RCS.
I 7 milioni di euro e lo scontro finale
Ciò a cui assistiamo oggi è la diretta conseguenza di quella firma. Pella, da abile parlamentare, è riuscito a ottenere nella legge di bilancio 7 milioni di euro per tre anni. Tuttavia, come riportato da un articolo di Lorenzo Vendemmiale sul Fatto Quotidiano, gran parte di questi contributi pubblici sarebbe finita nell’acquisto di inserzioni pubblicitarie sulla Gazzetta dello Sport, mentre Dagnoni dichiara pubblicamente che agli organizzatori delle corse restano solo le briciole. Nel frattempo, la Lega di Pella cancella corse storiche alla vigilia del loro svolgimento, come la fiera della Magna Grecia (Giro della Provincia di Reggio Calabria), il Gran Premio dell’Emilia e il Giro di Romagna.
Ora, in un’intervista rilasciata a Stefano Rizzato durante le telecronache del Campionato Italiano, Dagnoni afferma che l’annullamento della convenzione tra FCI e Lega sia dovuto alla mancata collaborazione di Pella sul ciclismo giovanile di base.
La realtà è un’altra. Io credo che la FCI sappia benissimo come vengono spesi quei 7 milioni di euro pubblici. Poiché è la FCI a riceverli tramite Sport e Salute, la Federazione teme di diventare complice di rendicontazioni non inerenti alle attività professionistiche. La Corte dei Conti potrebbe intervenire da un momento all’altro, condannando la FCI a restituire il denaro a causa di un decreto attuativo che al momento non si trova da nessuna parte.
Le accuse del Consiglio Federale sulla mancata collaborazione giovanile sono solo un pretesto. La verità dietro l’annullamento della convenzione è una ritorsione: la FCI vuole una fetta di quei contributi pubblici detenuti da RCS/Pella.
Siamo da capo: Dagnoni continua a usare il movimento ciclistico per coprire le proprie incapacità e le conseguenze di essersi piegato al potere di via Solferino”


