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ROMA: BENIGNI E IL SUO SHOW IN TV SECONDO GLI ANALISTI UN INIEZIONE DI XANAX, BOLSO, PALLOSO E PREVEDIBILE

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Lo spettacolo di Binigni alla gogna, dopo la prima tv sulla Rai. Sono passati i tempi in cui il personaggio Benigni veniva esaltato per i suoi monologhi su Dante, per gli attacchi di satira a Berlusconi e forse oggi manca anche a lui il Cavaliere che offriva spunti per tutti. Alessandro Mannino di Insedeover scrive un pezzo increbile e un analisi che smonta lo spettacolo dell’attore toscano, ma smonta la voglia di essere europeista del Benigni sognatore e inculcatore di qualcosa che non esiste.

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“Più che un Sogno, lo spettacolo di Roberto Benigni in prima serata su Rai 1 è stato un’iniezione di Xanax: bolso, palloso, prevedibile. Se voleva radunare lo share degli “europeisti estremisti” (autodefinizione sua) e tenerli incollati fino al termine della concione, ci è riuscito con la tecnica degli oratori funebri: farli appisolare. Del resto, l’ex Cioni Mario non fa il comico ormai da un bel po’. Non fa più ridere almeno dal 1991, ai tempi di Johnny Stecchino, e ieri, una sola risata di pancia non l’ha cavata neanche di striscio. Manipola allegramente la Storia, come quando fece liberare il lager di Auschwitz dagli americani, anziché dai russi, ne La vita è bella, gran paraculata per beccarsi l’Oscar; e anche stavolta non è stato da meno, ricostruendo origini e sviluppo dell’Unione Europea secondo una descrizione di pura fantasia (il boom economico dell’Italia sarebbe il frutto del mercato unico: sì, certo, e le partecipazioni statali, la programmazione economica, l’Iri, l’Eni di Enrico Mattei, e mettiamoci pure il peloso Piano Marshall, quelli fingiamo non siano mai esistiti).

È riuscito a far peggio di Serra, Vecchioni & C nell’europiazza del 15 marzo: se là ci si aspettava esattamente quel che si è visto e ascoltato, e cioè una parata di intellettuali, o presunti tali, tutti seriosamente intenti a magnificare il primato antropologico dell’Europa, Benigni non è stato in grado neppure di escogitare un’immagine, una battuta, un’alzata di ingegno per infondere quel lirismo poetico che si prefissava. Non basta ripetere ossessivamente i soli due aggettivi di cui è capace, “straordinario” e “meraviglioso”. Sul piano artistico, ha confermato di essere spento, scontato, a corto di idee. Il riflesso vivente del vuoto in cui galleggia la sua controparte politica, il Partito Democratico.”

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